Filosofia
della Storia
Intervista al
Prof. Galimberti
La presenza della memoria...espone l'uomo alla ricerca di una felicità che non può escludere l'apertura al senso, essendo questa apertura ciò per cui l'uomo è uomo e non animale.Ma l'apertura, dilatandosi,e avanti e indietro, iscrive l'uomo tra la nascita e la morte; anche l'animale è iscritto in questi due limiti, ma non ne ha coscienza,quindi non vive la dimensione tragica di essere ad un tempo aperto al senso e in vista della morte che è implosione di ogni senso. Il tragico è dunque l'elemento costitutivo dell'uomo a cui la memoria, dopo averlo aperto al senso,gli ricorda che è aperto per nulla.
Psiche e techne
Umberto Galimberti
Professor Galimberti, che cos' è a suo parere la Filosofia della Storia?
E' l'unica filosofia "seria", nel senso che la filosofia ha sempre navigato per i cieli, a partire dall' iperuranio platonico, ponendosi la domanda che cos'è una cosa: che cos'è l'anima, che cos'è la bontà, che cos'è la giustizia, che cos'è la politica. Il problema invece è di vedere come sono venute al mondo queste cose; per esempio se io dico "corpo" non mi interessa sapere che cos'è il corpo, mi interessa sapere che storia ha avuto, e allora è un conto il corpo nella grecità, il corpo nel cristianesimo, il corpo nel rinascimento, il corpo oggi, per cui c'è più verità nella storia delle parole di quanto non ci sia nella designazione della loro essenza.
Qual è allora la sua personale concezione di Storia?
La mia concezione di storia è che la realtà --l'Essere-- è propriamente realtà e Essere storico, e che quindi la verità, a sua volta, non è un immutabile che sta nel cielo ma è filia temporis, nel senso che riflette il senso delle varie epoche e attraverso queste varie epoche offre la varietà dei suoi aspetti.
Secondo la sua opinione quali sono i grandi filosofi del passato e del presente che si sono dedicati alla Filosofia della storia?
Allora: nel passato devo pensare a Vico e nel presente penserei a Foucault; non mi vengono in mente molti altri nomi perchè la Filosofia della storia è stata pensata dai cristiani come luogo in cui si esprime il segno della Provvidenza, ed è stata un po' una loro invenzione e una loro ideazione per mostrare che nel mondo c'è l'orma di dio. Io invece sto parlando di una Filosofia della storia tutta diversa, che avrebbe il suo capostipite a mio parere in Nietzsche, che ipotizza una genealogia di tutte le cose: della morale, della politica, della stessa filosofia, e questo momento genealogico per me è l'anima di una filosofia della storia laica.
Commenterebbe
questo passo del suo ultimo libro Psiche e techne. L'uomo nell'età
della tecnica? "La presenza della memoria...espone l'uomo alla
ricerca di una felicità che non può escludere l'apertura
al senso, essendo questa apertura ciò per cui l'uomo è uomo
e non animale. Ma l'apertura, dilatandosi, e avanti e indietro, iscrive
l'uomo tra la nascita e la morte; anche l'animale è iscritto in
questi due limiti, ma non ne ha coscienza, quindi non vive la dimensione
tragica di essere ad un tempo aperto al senso e in vista della morte che
è implosione di ogni senso. Il tragico è dunque l'elemento
costitutivo dell'uomo a cui la memoria, dopo averlo aperto al senso, gli
ricorda che è aperto per nulla".
Mi
pare di aver capito, probabilmente un lettore comune riceve la stessa impressione,
che in un certo senso la memoria è la condanna dell'uomo.
In
un certo senso sì, anche se è la sua potenza; nel senso che
l'uomo è diverso dall'animale proprio per
la
presenza della memoria, e però la memoria non è solamente
una memoria del passato; avendo visto nel passato la morte, l'uomo anticipa
la sua morte e allora si trova nella condizione di poter vivere solo se
produce senso, ma alla fine con la morte si ha l'implosione della condizione
per cui l'uomo poteva vivere, che era appunto la ricerca di senso, perchè
con la morte tutto il senso implode. E questa, io vedo, è l'essenza
del tragico, che però è anche la condizione dell'uomo; la
differenza tra l'uomo e l'animale è che l'uomo sa di morire.
Ma allora anche ogni forma di registrazione, ogni forma di sapere costituisce questa dimensione tragica umana?
Sì, infatti gli uomini oggi per il terrore della morte cosa fanno? Trasferiscono la loro memoria nelle macchine, in modo tale che le macchine restano il vero deposito della storia e loro vivono un po' come esseri astorici in ciò indotti anche dalla tecnica, la quale abolisce la memoria, nel senso che la tecnica guarda solo il futuro, per lei il passato è semplicemente il sorpassato e quindi la memoria viene trasferita nelle macchine tecniche e al tempo stesso viene sottratta come dimensione antropologica.
Concluderei con una battuta, se mi è consentito: questa breve intervista è stata fatta attraverso il telefono collegato ad un altoparlante, con l'ausilio di un registratore e sarà messa in rete, nel sito dello SWIF, che cosa ne pensa ?
Penso
che gli uomini attraverso la diffusione dei mezzi tecnici di comunicazione
avranno delle possibilità amplissime ma avranno pochissimo per comunicare.
Cattedre di Filosofia della Storia a.a. 1999/2000
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Il corso istituzionale è strettamente intrecciato al corso monografico. Per questo sono vivamente consigliate le seguenti letture: – B. Croce, Teoria e storia della storiografia (1917), Bari, Laterza, 1973. – K. Löwith, Significato e fine della storia (1949), Milano, Edizioni di Comunità, 1963. Inoltre: – G. Severino, Come è possibile la filosofia della storia, in AA.VV., Forme del sapere filosofico, a cura di L. Malusa, Genova, CUSL, pp. 31-45. – G. Severino, Filosofia, storia della filosofia e storiografia filosofica alle soglie del nuovo millennio, in AA.VV., La trasmissione del sapere filosofico nella forma storica, a cura di L. Malusa, vol. I, Milano, Angeli, 1999, pp. 143-167. Corso monografico (secondo semestre): Il circolo ontologico-ermeneutico e la ricerca della verità Il corso monografico si svolgerà nel secondo semestre e avrà inizio l’ultima settimana del mese di febbraio 2000. |
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