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a cura di Carla Petrocelli
Ultimo aggiornamento: 30/7/2003


 

LE LEVE MECCANICHE

Il principio di funzionamento della leva meccanica era noto già agli antichi (Archimede, secolo IV-III a.c.).
La leva si può schematizzare come una "macchina semplice" costituita elementarmente da un asta rigida che ruota intorno a un punto fisso detto fulcro (F).
A un'estremità dell'asta si applica la forza che deve essere equilibrata o vinta, detta resistenza (R) e all'altra estremità la cosiddetta potenza (P), ovvero la forza che deve equilibrare o vincere la resistenza. La distanza dal fulcro alla resistenza è detta braccio della resistenza (br), la distanza tra la potenza e il fulcro invece è detta braccio della potenza (bp).
La condizione di equilibrio statico della leva si scrive imponendo che il momento meccanico della potenza sia eguale al momento meccanico della resistenza rispetto al fulcro, ove il momento meccanico è definito come prodotto della forza per il braccio. All'equilibrio deve quindi risultare:

R × br = P × bp

Da ciò si deduce che, quanto maggiore è il braccio della potenza rispetto al braccio della resistenza, tanto minore è la potenza richiesta per equilibrare (ed eventualmente vincere) la resistenza. Si parla pertanto di leva "vantaggiosa" se il braccio della potenza è minore del braccio della resistenza.
Tradizionalmente, le leve meccaniche vengono suddivise in tre categorie:

  1. leva di primo genere, in cui il fulcro si trova tra la potenza e la resistenza. Tale leva può essere vantaggiosa o svantaggiosa a seconda che il braccio della potenza sia maggiore o minore del braccio della resistenza;

  2. leva di secondo genere, in cui il punto di applicazione della resistenza si trova tra il fulcro e il punto di applicazione della potenza. Tale leva è sempre vantaggiosa;

  3. leva di terzo genere, in cui il punto di applicazione della potenza si trova tra il fulcro e il punto di applicazione della resistenza. Tale leva è sempre svantaggiosa.

Le carrucole sono, a tutti gli effetti, delle leve meccaniche, che vengono prevalentemente utilizzate per operazioni di sollevamento.
La carrucola fissa è infatti una leva di primo genere in cui il braccio della potenza è uguale al braccio della resistenza, entrambi essendo pari al raggio della carrucola stessa. Tale leva non è quindi né vantaggiosa né svantaggiosa.
La carrucola mobile è invece una leva di secondo genere (quindi vantaggiosa) in cui il braccio della resistenza è uguale al raggio della carrucola, mentre il braccio della potenza è pari a due volte il raggio.

Combinando opportunamente più carrucole fisse e mobili si possono costruire delle macchine di sollevamento, chiamate paranchi, che risultano essere molto vantaggiose, consentendo quindi il sollevamento di carichi pesanti per mezzo dell'applicazione di una forza molto minore del peso del carico.

A cura di
Alessandro Gasparetto
DIEGM - Dipartimento di Ingegneria Elettrica, Gestionale e Meccanica
Università di Udine

© SISSA, Trieste-Italia 2003


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