Introduzione ai filosofi dell’età ellenistica

 

ENIGMA-DIO:

POTREBBE UN DIO-SPIRITO INFLUIRE SUL MONDO?

Gli stoici

 

Siamo alle scuole ellenistiche. L’epoca è ricca di sconvolgimenti politici: le polis greche, dopo le conquiste di Alessandro Magno, vengono inglobate da organizzazioni politiche multinazionali di tipo monarchico, i "cittadini" diventano "sudditi" (da qui la frattura tra individuo e la sfera politica e la fuga nel privato), cultura greca e cultura orientale entrano in simbiosi. Da qui la filosofia ellenistica intesa come “terapia” tesa alla felicità.

Con lo stoicismo il dualismo platonico-aristotelico, secondo il quale la materia prima (informe) è indipendente da Dio (o dal Divino) ed è eterna come Dio, viene abbandonato e si torna in qualche modo alla concezione dell'alba della filosofia, alla concezione, cioè, unitaria: il principio chiamato "attivo" è immanente alla materia chiamata principio "passivo".

Facciamo un passo avanti. Secondo Aristotele la materia prima è un concetto logicamente necessario per spiegare certi fatti (che ora non ti chiedo). Che rapporto c'è, secondo lo stoicismo, tra la materia e il principio attivo"? Prova ad intuire.

Ci provo. Sono inseparabili (del resto anche Aristotele sosteneva che la materia non può esistere senza la forma): la materia sarebbe inerte senza la "forza" del principio attivo e il principio attivo non potrebbe agire senza la materia.

Sì: per gli stoici sono inseparabili. Anche per Aristotele lo sono, ma con due vistosissime eccezioni: per lui, infatti, esistono una forma pura senza materia ed una materia prima senza forma.

Il principio attivo degli stoici, oltre ad essere inseparabile dalla materia, ha una caratteristica diversa rispetto all'Atto Puro di Aristotele. Quale potrebbe essere?

Ci provo. Dato che è indissolubilmente unito al principio passivo, non può che essere qualcosa di materiale, mentre l'Atto Puro di Aristotele è puro spirito, non ha materia.

E' quanto pensano gli stoici: il principio attivo non può che essere materiale.

Il principio attivo è, come ovvio, il principio che... agisce. Ora senti: cos'è che potrebbe agire, secondo gli stoici, e cos'è che potrebbe subire qualcosa? Prova ad intuire.

Solo ciò che è corporeo, quindi materiale: come potrebbe qualcosa agire o subire un'azione se non fosse corporeo?

E' quanto pensano gli stoici: per loro solo ciò che è corporeo può agire e subire. Una pausa di riflessione. Senti: cosa dici di questa concezione degli stoici?

Mi pare condivisibile. Non vedo come un essere spirituale possa agire e possa subire: come farebbe ad agire se non potesse avere un qualche "contatto fisico"?

Sei in sintonia con gli stoici. Tieni presente, comunque, una possibile obiezione: non si tratta, forse,  di un punto di vista antropomorfico?

Dio, quindi, secondo gli stoici, è corporeo: solo ciò che è corporeo può agire e subire. Il principio attivo è anche definito come "fuoco" (un fuoco che non distrugge, ma che alimenta) ed è definito pure "Logos". Da qui l'affermazione stoica secondo cui Dio è provvidenza. Cosa vorrà dire?

Immagino che ci sia un'analogia con la provvidenza cristiana: ciò che succede nel mondo è positivo in quanto rientra nel disegno provvidenziale di Dio.

E' proprio così: anche il dolore è positivo in quanto rientra in un disegno divino. Ti ricorderai sicuramente, ad esempio, del concetto di Provvidenza che hai trovato nei "Promessi Sposi".

Per gli stoici provvidenza e destino coincidono: cosa vorrà dire questa equivalenza?

Mi sembrano due concetti antitetici: Destino ha una valenza negativa, mentre Provvidenza ha una valenza positiva.

Ti appariranno antitetici, ma agli occhi degli stoici si identificano in quanto il destino è sì qualcosa di necessario, ma anche un "ordine" necessario, qualcosa cioè di positivo, di buono, di razionale.

 

ENIGMA-DIO: COME POTREBBE DIO ESSERE PROVVIDENTE SE, PER ESSERLO, DOVREBBE “PREOCCUPARSI”

E, QUINDI, NON ESSERE FELICE?

Gli epicurei

 

Dio per gli stoici è provvidenza. Gli stoici, quindi, hanno una concezione finalistica del mondo: non c'è nulla che non sia finalizzata all'uomo. Di tutt'altro parere sono gli epicurei che criticano qualsiasi disegno provvidenziale degli dei. Per loro, dato che il male esiste nel mondo, se la divinità volesse toglierlo, ma non potesse, sarebbe impotente, il che sarebbe indegno della divinità.

E ancora: se la divinità potesse togliere il male, ma non volesse, sarebbe invidiosa ed anche questo sarebbe indegno della divinità. Se poi la divinità potesse e volesse togliere il male, non si capirebbe come mai il male esiste nel mondo. Gli epicurei, inoltre, escludono che la divinità possa, per sua natura, preoccuparsi delle vicende degli uomini: perché mai?

Se la divinità si preoccupasse del mondo e degli uomini, proverebbe turbamento, ciò che è indegno di una divinità: in analogia con Aristotele secondo la cui dottrina, se l'Atto Puro provasse turbamento, passerebbe dalla potenza all'atto, e quindi non sarebbe un Motore Immobile.

E' questa l'opinione degli epicurei per i quali il turbamento non sarebbe degno degli dei: gli dei non possono che essere felici, cioè imperturbabili.

Il "problema male" porta Epicuro a negare la provvidenza divina, ad affermare che la divinità non si occupa per nulla degli uomini. Il problema assillerà molte menti, non solo di filosofi (vedi ad esempio la problematica sulla sofferenza dei bambini in Dostoeskij). Troveremo chi addirittura arriverà a negare la stessa esistenza di Dio (il male, cioè, sarebbe la dimostrazione che Dio non esiste). Jean Coterau, ad esempio, ha affermato: "Non credo in Dio. Se Dio esistesse, sarebbe il male in persona". “Preferisco negarlo - prosegue - piuttosto che addossargli la responsabilità del male". Ti propongo le prime pagine (165-172) - non strettamente filosofiche - del capitolo "Il male oscura Dio" del libro "Senza Dio?” di Armando Torno (Mondadori, 1995). Buona lettura!

Cosa dici dell'impostazione epicurea del problema del male?

Mi sembra correttissima. Mi pare che la presenza del male nel mondo (e che male dopo i fatti tragici dell’11 settembre!) sia la confutazione più chiara di qualsiasi idea sulla Provvidenza divina.

Un punto di vista legittimo. Il problema verrà ripreso dai filosofi cristiani che, però, non negheranno la Provvidenza divina.

 

ENIGMA-UOMO:

LA MENTE? E’ COSTITUITA DA ATOMI SOTTILISSIMI!

COME POTREBBE LA MENTE AGIRE SUL CORPO

SE FOSSE SPIRITUALE?

 

Gli epicurei (che riprendono l'atomismo) ricompongono ancor di più – rispetto ad Aristotele - l'unità dell'uomo. Intuisci il perché?

E' elementare: se gli epicurei riprendono l'atomismo democriteo, vuol dire che per loro tutto è materiale.

Il tuo discorso è consequenziale: se l'atomismo è materialista, anche gli epicurei - che sono atomisti - non possono che essere materialisti.

Per gli epicurei, quindi, l'anima torna ad essere materiale: anch'essa è formata da atomi, anche se più sottili di quelli dei corpi. L'unità dell'uomo, dunque, è ricomposta in modo integrale: tutto nell'uomo è materia. Anche gli stoici - anche se sono lontani dal modello atomistico - sono sulla stessa lunghezza d'onda: anche la ragione umana è corpo. Gli stoici, quindi, escludono che l'anima (la ragione, il principio attivo) sia spirituale. Perché?

Perché per gli stoici esiste solo ciò che agisce o subisce un'azione, cioè un corpo.

E' vero. Gli stoici fanno propria la definizione di “essere” presentata da Platone nel "Sofista" e la portano alle estreme conseguenze: essere è ciò che agisce e subisce.