DIO? TOTALMENTE ALTRO!
Introduzione a Barth ed a Bultmann
L'approccio di Kierkegaard al Cristianesimo ha influenzato, nel mondo protestante, non pochi teologi del '900. Vedi, ad esempio, Karl Barth (svizzero, 1896-1968) che, ad un certo punto della sua ricerca - in particolare con la sua celebre "Epistola ai Romani", prende le distanze dalla teologia cosiddetta "liberale", una teologia che tende a leggere il fenomeno cristiano con l'ottica "razionale" e "storica": vi è chi, ad esempio, è convinto che il Cristianesimo sia un che di storico, che gli stessi dogmi abbiano radici storiche e, quindi, non abbiano nessun carattere di assolutezza, che i testi sacri vadano reinterpretati in ogni epoca senza dare alla tradizione nessuna autorità particolare.
Barth approda ad una concezione di Dio come il "totalmente Altro" dall'uomo, lo "sconosciuto", non come il "principio", ma come qualcosa che è "oltre" ogni principio. Cosa ne dici?
Mi sembra una tesi paradossale. Come si potrebbe parlare del
"totalmente Altro" se, in qualche misura - proprio perché se ne parla
- non è "totalmente Altro"? E poi che senso ha il dire che Dio non è
il "principio" del creato, ma è "oltre" ogni principio? Se
così fosse, come si potrebbe dire che Dio ha "creato" il mondo?
L'osservazione è pertinente. Tieni, comunque, presente che il "totalmente Altro" è tale rispetto alle categorie "razionali" ed è colto solo grazie alla "fede". Tieni, poi, presente che per Barth il concetto di principio ( e di fine... ) è tipicamente "umano" e, quindi, non è applicabile a Dio.
Per Barth, quindi, vi è una differenza "ontologica" abissale tra il Creatore e la creatura, una differenza che non si può colmare grazie alla ragione, ma solo grazie alla "fede", una fede che è "scandalo" per i benpensanti, che è contestazione di tutti i valori terreni, che è un invito all'uomo di cogliersi nella sua limitatezza, nel suo essere peccatore.
Per certi aspetti sulla stessa lunghezza d'onda di Barth è Rudolf Bultmann (1884-1976), un teologo tanto "radicale" da arrivare a "demitizzare" il Cristianesimo (per questo viene espulso dalla stessa chiesa luterana). Cosa ne dici?
Mi sembra legittima l'espulsione dalla chiesa protestante: come può essere considerato ancora un "cristiano" chi - sulla scia degli anticlericali illuministi e degli illuministi-hegeliani quali Strauss e Feuerbach - vede nei Vangeli dei "miti" da liquidare?
Tu hai colto bene il collegamento con il filone illuministico, straussiano e feuerbachiano. Tieni, comunque, presente, che la "demitizzazione” di Bultman ha una sua originalità rispetto a questo filone. La "demitizzazione” non è sulla scia illuministica o hegeliana. Bultman ne dà una lettura "heideggeriana", cioè di tipo "esistenzialistico” (sempre sulla stessa lunghezza d'onda di Kierkegaard): il "mito" evangelico svela la fondamentale finitezza dell'uomo, la sua precarietà, il suo essere non fondato, la sua esigenza di andare "oltre" la sfera del mondano, di aprirsi al Trascendente, di aprirsi alla possibilità della redenzione.