SOCRATE[1]

 

Vuoi cercare la verità ? Devi mettere in discussione le tue certezze.

 

Socrate  è convinto - come i sofisti - che all'uomo non è dato scoprire i segreti del cosmo. Da qui il suo occuparsi di problemi “umani” (siamo alla svolta “antropologica” aperta dai sofisti), di problemi soprattutto di carattere etico. E' in questo ambito che sente l'esigenza di superare il relativismo dei sofisti cercando delle verità. Dove? Dentro di noi. E' questa la convinzione di Socrate che si fonda sul motto dell'oracolo delfico "Conosci te stesso". E' solo entrando dentro di noi - è convinto Socrate - che si può cercare la verità. E per cercare la verità - secondo lui - occorre essere consapevole della propria ignoranza. Da qui il suo interrogare i cosiddetti sapienti al fine di...

far crollare (immagino) la loro presunzione di sapere.

Infatti: solo quando l'interlocutore si libera dalla presunzione di sapere, si mette nelle condizioni di ricercare. Socrate usa il "dialogo" come metodo. Non ha verità da vendere (egli sa solo di non sapere). E bombarda gli interlocutori (la cosiddetta "ironia”) con interrogativi tesi a gettarli nel dubbio, per poi...

una volta l'interlocutore viene smascherato - si sente, cioè, ... nudo, senza certezze - è nelle condizioni di cercare e di trovare delle Verità assolute.

Senti: per cercare è, indubbiamente, necessario essere consapevoli di non sapere, ma come è possibile - sulla base di tale consapevolezza - scoprire delle Verità assolute? Socrate ha l'ambizione di aiutare gli altri (che incontra nell'agorà - piazza - ) a "partorire" la verità: da qui la cosiddetta "maieutica", l'arte della levatrice. Ma non si tratta di Verità assolute, ma di verità da mettere perennemente in discussione. Ma allora Socrate supera o no il relativismo dei sofisti? Prova ad intuire.

Immagino di sì: i sofisti snobbano qualsiasi presunta verità, mentre Socrate cerca con gli altri delle verità, anche se non assolute.

Senti: come si potrebbe chiamare verità una verità che viene continuamente messa in discussione?

E’ un fatto, comunque, che Socrate “ricerca la verità”, mentre i sofisti fanno dell’ironia su chi ricerca la verità!

Infatti. Socrate può essere considerato l'incarnazione del "filosofo” inteso nel suo significato di "ricercatore della verità". Quali verità (con la lettera minuscola) ricerca? Socrate si occupa (l'abbiamo anticipato sopra) soprattutto di problemi etici. E' in questo ambito che cerca dei punti fermi contro il relativismo dei sofisti. Ma come li cerca? Cosa chiede, in altre parole, agli interlocutori perché questi vengano messi sulla strada di individuare tali punti fermi? Socrate stimola gli interlocutori a scoprire la "definizione” (ad esempio, di virtù, di giustizia, di santità...).[2]

 

APOLOGIA DI SOCRATE

 

A questo punto, perché tu possa aver un’idea concreta della statura morale del “personaggio Socrate”, ti invito ad immergerti nella lettura della “Apologia di Socrate”. Non si tratta – è vero - di un’opera di Socrate (come sai, Socrate non ha scritto nulla), ma si ritiene che il suo discepolo Platone sia stato fedele nel riportare il senso della “difesa” pronunciata da Socrate stesso al processo intestato contro di lui. Si tratta di un testo che dovrebbe… conquistarti. O almeno coinvolgerti emotivamente. Ti suggerisco una griglia perché tu possa comprenderla meglio:

Quali i capi di imputazione di Anito & C. e le accuse più antiche? Come spiega Socrate la nascita di tanto odio nei suoi confronti? Qual è il significato che Socrate attribuisce all'oracolo di Delfi? Come si difende dalle accuse di Meleto & C.? Socrate: temerario nei confronti della morte? Quale la missione "divina" di Socrate? Perché Socrate non si è impegnato in politica? Cos'è il "demone" socratico? In che senso Socrate si professa maestro di nessuno? Perché Socrate rifiuta un'autodifesa "strappalacrime"? Perché Socrate esclude l'ipotesi dell'esilio? Socrate: quale la sua posizione di fronte all’"aldilà"? Ora leggila.

Hai completato la lettura? Se sì, possiamo fare una chiacchierata insieme.

Perché Socrate considera le accuse antiche più pericolose di quelle di Meleto & C.?

Perché si tratta di accuse che tendono a presentare Socrate (amico di Crizia, uno dei trenta tiranni) come pericoloso per la democrazia.

In fondo in fondo questa, probabilmente, è l'accusa nascosta. Non si tratta, comunque, di un'accusa antica (il golpe dei trenta tiranni avviene molto più tardi). Le prime accuse presentano Socrate come un seguace di Anassagora (uno che specula sulle cose celesti: Anassagora era arrivato a negare il carattere di divinità al sole e alla luna) e come un sofista capace, grazie alla retorica, di fare apparire "forti” delle argomentazioni "deboli”.

L'oracolo di Delfi. Come lo interpreta Socrate?

Mi pare di aver capito questo: Socrate è il più sapiente degli uomini perché, mentre gli altri pensano di sapere, egli sa di non sapere.

E' questa l'interpretazione di Socrate: Socrate è il più sapiente perché sa di non sapere.

Scaviamo. L'interpretazione da parte di Socrate dell'oracolo di Delfi va oltre: Socrate è convinto che l'oracolo di Delfi non abbia proprio voluto dire che Socrate è sapiente. In che senso?

Nel senso che una sapienza che sia mera ignoranza non è vera sapienza.

E' vero. Più precisamente la sapienza - quella vera -  appartiene solo alla divinità (e non all'uomo). La sapienza umana non ha alcun valore. Le calunnie nei confronti di Socrate sono nate nel momento in cui Socrate, alla ricerca di una spiegazione dell'oracolo di Delfi, indaga i politici e gli intellettuali per sapere se questi siano più sapienti di lui e scopre invece che hanno solo la presunzione di sapere e quindi li smaschera. Come si difende Socrate dall'accusa di corrompere i giovani?

Sostenendo che se corrompe, ma non sa di corrompere, non merita, quindi, alcuna pena.

E' vero. Dice che se il suo corrompere è involontario, egli dovrebbe essere istruito, non punito;  quando sarà istruito, non corromperà più i giovani.

Come si difende Socrate dall'accusa di negare la divinità?

Sostenendo che lui crede ad un "demone" che è dentro di lui.

Esattamente dice che non è possibile che lui neghi la divinità, dato che ammette una divinità interiore: come potrebbe negare la divinità dato che lui ammette qualcosa di "divino"?

Socrate rifiuta la prospettiva di non essere condannato a patto che non si occupi più di filosofia: perché?

Perché (questo mi pare di aver capito) Socrate ha la presunzione di dover compiere una missione divina.

E’ un dato di fatto che Socrate dichiara di avere avuto un compito divino da svolgere, una missione che non è sua, ma che è voluta dalla divinità. In che consiste la missione divina di Socrate?

Nel provocare gli altri al fine di svergognarli.

E' vero che Socrate svergognava i suoi interlocutori. E li svergognava perché questi, invece di curarsi dell'anima, si curavano delle ricchezze, degli onori (di quanto, cioè, non rappresenta alcun valore), oppure credevano di curarsi della virtù, ma di fatto si comportavano seguendo falsi valori.

Come Socrate cerca di convincere che è stato scelto proprio lui a svolgere una missione divina?

Dicendo che lo prova l'oracolo di Delfi secondo il quale è Socrate il più sapiente degli uomini.

E' vero che si rifà spesso all'oracolo di Delfi, ma è anche vero che ad un certo punto afferma che può essere riconosciuto come l'uomo a cui la divinità ha affidato la sua missione "anche" sulla base del fatto che Socrate ha tralasciato gli affari della sua famiglia per dedicare la sua vita esclusivamente a servizio dei suoi concittadini.

Socrate considera il suo ruolo simile a quello del tafano che punzecchia un cavallo grande e proprio per la sua mole lento: i suoi concittadini "dormirebbero" se non fossero stimolati, rampognati da lui. Perché Socrate non si è impegnato in politica?

Perché era un anticonformista e quindi non si adeguava ad alcuna regola (né democratica né anti-democratica).

In qualche modo è vero: Socrate - vedi i due episodi cui fa riferimento (uno successo sotto il regime democratico, l'altro durante il regime dei trenta tiranni) - segue solo la sua coscienza e non teme nessuno.

Socrate è contro qualsiasi ingiustizia. Se si fosse impegnato in politica, sarebbe morto prima e non avrebbe potuto essere utile alla sua città. Dopo la votazione Socrate ha l'ardire addirittura di proporre come premio di essere mantenuto a spese dello stato come uomo benemerito della patria. Perché Socrate rifiuta la prospettiva dell'esilio?

Perché è devoto alla sua città e non ha alcuna intenzione di adempiere alla sua missione in città straniere.

Socrate anche in esilio continuerebbe la sua missione e, anche là, avrebbe la stessa sorte: questa la convinzione di Socrate.

Socrate non teme la morte: perché?

Perché è cosciente di non sapere in che cosa consista: se un sonno perpetuo (l'assenza di ogni sentire), oppure il passaggio ad una nuova vita.

E' così: in ambedue i casi considera la morte come un bene (nel primo caso sarebbe come un sonno senza alcun turbamento, nel secondo avrebbe l'opportunità di incontrare gli eroi di Omero).

Ma ecco che è ora di andare: io a morire, e voi a vivere. Chi di noi due vada verso il meglio è oscuro a tutti fuori che a Dio: così termina l'APOLOGIA DI SOCRATE.

 

CRITONE

 

Per completare il quadro del personaggio ti invito ora a leggere il “Critone” (sempre di Platone). Questa la griglia di lettura:

Quali sono le argomentazioni avanzate da Critone per persuadere Socrate in carcere alla fuga? Perché Critone dà tanto peso all'opinione del volgo? Qual è la posizione di Socrate sull'opinione del volgo? Perché Socrate rifiuta la proposta di fuga nonostante sia certo di essere stato condannato ingiustamente? Quali sono, in particolare, le argomentazioni che Socrate mette in bocca alle Leggi? 

L’hai già letto? Se sì, possiamo fare una nuova chiacchierata.

SI PUO' VIOLARE LA LEGGE QUANDO SI SUBISCE UNA SENTENZA INGIUSTA? Questo il principale problema del "Critone" di Platone. Vediamo se hai compreso bene il testo. Perché Critone si preoccupa dell'opinione della gente (se non aiuto Socrate a fuggire - pensa - la gente dirà che io mi preoccupo più delle mie ricchezze che degli amici)?

Perché l'opinione pubblica in una democrazia ha un grande peso: Critone, in questo, è più in sintonia col regime democratico rispetto all'"aristocratico" Socrate che disprezza il volgo.

Critone non si presenta come più "democratico" di Socrate dando più peso all'opinione pubblica, ma sostiene che l'opinione della gente può provocare grandi mali se è vero che la condanna stessa subita da Socrate è partita, in ultima analisi, dalle calunnie della gente.

Socrate non condivide l'opinione di Critone: ritiene, infatti, che la gente non sia capace di fare del male. Perché?

Perché, secondo Socrate, per fare del male occorre conoscerlo, mentre invece la gente non conosce né il bene né il male.

Per Socrate - questo è quanto dice nel "CRITONE" - la gente non è capace di fare né il bene né il male perché agisce come capita - senza cioè ragionare, senza riflettere, senza interrogarsi. Più avanti dirà che il volgo manderebbe a morte qualcuno con facilità e con la stessa facilità, se fosse capace, lo risusciterebbe.

Perché per Socrate non si deve dare peso all'opinione della gente?

Perché Socrate, da buon aristocratico, disprezza la gente (l'abbiamo detto prima).

Socrate è, sì, un aristocratico, ma nel senso migliore del termine: nel senso cioè che per lui bisogna ascoltare in ogni campo i competenti (in questo caso chi sa cosa è giusto e che cosa è ingiusto) e non chi non sa.

Socrate richiama quanto egli stesso ha sempre detto dialogando con gli altri: che, cioè, non si deve mai commettere ingiustizia, neanche quando si subisce ingiustizia (rendere ingiustizia è sempre commettere ingiustizia). Perché per Socrate non si devono mai violare le leggi?

Perché ritiene - in sintonia con i sofisti - che le leggi abbiano un'origine divina: non è un caso che alla fine del dialogo Socrate afferma che le leggi dell'Ade sono sorelle delle leggi.

Ti stai distraendo (non ti pare?). Perché mai i sofisti insegnano (a pagamento) l'arte del ben parlare se non perché ritengono che le leggi vengono fatte da assemblee umane? E' vero che Socrate (o meglio Platone) usa l'espediente "teatrale” di personificare le leggi e le presenta come sorelle delle leggi dell'Ade, ma è anche vero che Socrate ha toccato con mano come sono "umane" le leggi.

Socrate ritiene di essere di fatto figlio delle leggi (è in base alle leggi che i suoi genitori si sono uniti in matrimonio, che lui è stato allevato...). Violare quindi le leggi, per lui, è distruggere le regole della stessa convivenza umana. Ma perché mai violare una sentenza ingiusta é commettere del male e quindi ingiustizia?

Perché l'ingiustizia non è delle leggi, ma degli uomini che le hanno applicate male.

E' quanto dice Socrate (o meglio fa dire alle Leggi): l'ingiustizia non è delle leggi, ma degli uomini che le applicano.

Qual è la ragione "personale" per cui Socrate non può violare le leggi?

Perché Socrate non solo ha sempre accettato le leggi della città (altrimenti avrebbe scelto di andare a vivere altrove), ma non si è mai adoperato per correggerle e migliorarle.

E' quanto dice il testo: Socrate ha sempre accettato le leggi della città e non si è mai impegnato a correggerle.

Perché mai secondo Socrate, se dovesse fuggire, se dovesse cioè violare le leggi, tale violazione sarebbe un boomerang per lui?

Perché dimostrerebbe di essere incoerente: nell'APOLOGIA ha spiegato le ragioni per cui rifiutava la prospettiva dell'esilio e le stesse ragioni per cui non temeva la morte.

In più occasioni nel CRITONE Socrate tira fuori l'argomento della coerenza. Verso la fine del dialogo precisa in che senso la fuga sarebbe per lui un boomerang: dovunque andasse, sarebbe accolto come un corruttore di leggi e, in quanto tale, considerato capace a maggior ragione di corrompere i giovani (e questo non farebbe che confermare la giustezza della sentenza di condanna emessa contro Socrate).

 

 



[1] Socrate nasce ad Atene nel 470/469 da una famiglia appartenente alla classe media. Il padre, Sofronisbo, è uno scultore di una certa fama; la madre, Fenarete (di buona famiglia) fa saltuariamente (per amiche) la levatrice. Socrate viene educato, come i giovani del tempo, con la ginnastica, la musica e la poesia. Pare che da giovane eserciti l'arte del padre. Ha contatti - sembra - con Parmenide e Zenone di Elea e con Anassagora. E' particolarmente interessato alle tragedie di Euripide. Ha rapporti con i sofisti, da Protagora (amico di Percicle) a Gorgia, a Prodico. Partecipa ad alcune guerre (campagna di Potidea, in Tracia - dove, tra l'altro, salva Alcibiade ferito -, a Delio e ad Anfipoli). Nel 421 torna ad Atene dove rimane fino al processo e alla morte. Sposa Santippe tra il 419 e il 415 (non è più, quindi, giovane: al processo uno dei figli è un giovinetto e gli altri due sono ancora bambini). Nel 406-405 viene eletto, tramite sorteggio, membro del Consiglio dei Cinquecento ed è chiamato a giudicare, tra l'altro, dei generali accusati di non aver voluto salvare i soldati in mare. In questa situazione i giudici, sotto pressione del furore del popolo, adottano una procedura illegale contro i generali. Solo Socrate, che segue la sua coscienza, si oppone. Nel 404, sotto il governo dei trenta tiranni, Crizia gli ordina di andare ad arrestare un democratico (un certo Leonzio di Salamina), ma Socrate - rischiando la vita - si oppone. Nel 399 si celebra il processo contro Socrate, processo che si conclude con la condanna a morte (con la cicuta). Alcuni tratti fisici: persona robusta, naso camuso ed occhi molto grandi. Socrate, come sai, non scrive nulla.  La ricostruzione di quanto ha veramente detto, quindi, è un problema.  Varie sono le fonti e in buona parte in contrasto tra loro. Vi è la testimonianza di ARISTOFANE (un conservatore) che presenta Socrate nella commedia "Le Nuvole" come un intellettuale pericoloso (corrompe i giovani, nega gli dei della patria) e come un chiacchierone. POLICRATE (sofista e democratico) lo presenta come il cattivo maestro di certi ultras (aristocratici più oltranzisti). SENOFONTE presenta Socrate come un predicatore moralista. Platone è la fonte dell'immagine tradizionale di Socrate. Aristotele lo presenta come lo scopritore del concetto e come il pensatore che ha teorizzato la virtù come scienza.

 

[2] Se ti interessa la sua problematica morale, vedi il percorso sull’etica.