DALL’IDEA DI DIO ALLA ESISTENZA DI DIO: UNA DEDUZIONE
LEGITTIMA?
Introduzione a S. Anselmo
Siamo al classico "argomento ontologico” di S. Anselmo - XI e XII secolo -. Si tratta di una dimostrazione che non parte dalle cose, ma dall'idea di Dio che è presente anche nell'ateo: questi, infatti, nega che all'idea di Dio corrisponda un Dio esterno al pensiero. Come sarà?
Ci provo. Se all'idea di Dio non corrispondesse nulla al di fuori del
pensiero, si avrebbe di fronte un Dio che non è perfetto: come sarebbe perfetto
se non avesse l'esistenza? Ma un Dio imperfetto sarebbe il contrario dell'idea
di Dio che tutti hanno.
E' grosso modo quanto pensa S. Anselmo. Il suo è un ragionamento del genere: se non esistesse, si potrebbe pensare un essere più perfetto dell'essere perfetto (con in più l'esistenza), il che è impossibile. Con la terminologia di S. Anselmo l’argomentazione è la seguente: Dio è l’Essere di cui non si può pensare il maggiore (anche l’ateo – che nega Dio – nega l’esistenza di un Essere di cui non può pensare il maggiore); ora se non esistesse l’Essere di cui non si può pensare il maggiore, si potrebbe pensare ad un Essere maggiore (cioè con l’esistenza) dell’Essere di cui non si può pensare il maggiore; ma questo è letteralmente contraddittorio (cioè è impossibile); ergo l’Essere di cui non si può pensare il maggiore esiste. L’esistenza, quindi, è deducibile dalla stessa idea di Dio. Cosa ne dici?
Mi pare un’argomentazione
formalmente coerente, ma che fa acqua: l’Essere Perfetto (un Dio che non può non
avere quella perfezione che è l’esistenza) sarebbe pur sempre “pensato”: come
si può pretendere di passare dalla sfera del pensare alla sfera dell’esistenza?
Si tratta di una classica obiezione all’argomento ontologico che sarà formulata, ad esempio, da S. Tommaso. S. Anselmo, comunque, precisa che solo in questo caso – nel caso di Dio – si può dedurre l’esistenza dalla stessa idea (cioè dall’“essenza” di Dio).
La cosiddetta prova "ontologica” non è l'unica che presenta S. Anselmo da Aosta (monaco, poi arcivescovo di Canterbury). Nel "Monologion” ne presenta un'altra che si articola - grosso modo - come segue: nel mondo vi è una varietà di beni (beni che hanno un grado diverso di bontà); nel mondo esistono vari tipi di essere di cui ognuno dipende da altri (ad esempio, le mucche dall'erba). Questo cosa prova? I gradi di beni presuppongono l'esistenza del bene sommo: di un bene, cioè, che costituisca la misura di tali gradi e insieme la fonte da cui i vari beni traggono il loro grado di bontà. Così i vari esseri presuppongono l'Essere sommo. Sommo Bene e sommo Essere cioè... Dio. Non so se sia una prova che ti convinca. Di certo quella ontologica - grazie alla sua logicità - ha una capacità persuasiva maggiore.