Introduzione all’occasionalismo

 

MENTE E CORPO SONO DUE REALTA’ ETEROGENEE, EPPURE COMUNICANO: COM’E’ POSSIBILE?

 

Siamo agli “occasionalisti”. Cartesio, come abbiamo visto, provoca un problema enorme, un problema che, come lui lo imposta, pare proprio di impossibile soluzione: come un albero potrebbe determinare l'idea di albero e come la volontà di alzare un braccio potrebbe essere causa di tale movimento se tra pensiero e materia non vi fosse nulla in comune?

La principessa del Palatinato Elisabetta - un personaggio, tra i tanti, affascinato dal pensiero di Cartesio - arriva a dire in una lettera a Cartesio che le sarebbe "più facile concedere la materia e l'estensione all'anima, piuttosto che la capacità di muovere un corpo e di essere mosso da un essere immateriale". Un'obiezione forte difficile da abbattere. A meno che si introduca... un terzo attore, cioè...

immagino Dio: nell'impostazione cartesiana, al di fuori della sostanza pensante e della sostanza estesa, non vi è altro che Dio. Potrebbe essere proprio Lui l'autore del... miracolo.

E' questa - anche se può sembrare paradossale - la soluzione che danno gli occasionalisti: è Dio che svolge il ruolo di "ponte" tra le due sostanze incomunicabili.

Potrebbe apparire strano dare una soluzione al problema dei rapporti tra mente e corpo facendo intervenire Dio. Eppure la carta giocata dagli occasionalisti (tra cui  Geulinx - docente a Lovanio prima e poi, convertitosi al calvinismo e trasferitosi in Olanda, a Leida - e Malebranche - francese, appartenente alla congregazione religiosa dell’“Oratorio” -) è tutt'altro che balzana. Dimmi: se non si introducesse questo Attore, che alternativa ci sarebbe?

Non vedo alternative se non il materialismo; in altre parole diventerebbe una scelta obbligata attribuire all'anima la stessa materia e quindi negare uno dei pilastri del Cristianesimo, cioè l'immortalità dell'anima!

Hai sicuramente colto nel segno - tenendo ferma, ovviamente, l'impostazione di Cartesio: senza l'ipotesi-Dio, diventerebbe una scelta obbligata attribuire all'anima la materia.

Scaviamo. Veniamo al ruolo che, tenuta ferma l'impostazione cartesiana, può avere Dio. Abbiamo detto che per gli occasionalisti è Dio che risolve l'enigma. In che modo, secondo te, potrebbe svolgere tale ruolo?

Cerco di intuire sulla base del termine "occasionalismo": in occasione della decisione di muovere il braccio (dato che la decisione - appartenendo alla sostanza pensante - non può influenzare il corpo), Dio muove il braccio.

E' proprio la soluzione dell'occasionalismo, una soluzione che, tuttavia, può essere considerata discutibile: vedi l'argomentazione della seconda opzione.

E' Dio che muove il braccio: la mia decisione è solo un’“occasione”. E' Dio che determina nel mio pensiero l'idea di albero: l'albero è solo un’“occasione”. Ma... se è Dio che muove i corpi, ci troviamo di fronte comunque ad uno spirito che ha rapporti con sostanze assolutamente eterogenee, cioè ai corpi. Il problema, quindi, è tutt'altro che risolto. No?

Il problema può essere risolto se si attribuisse a Dio l'estensione: allora, sì, che cadrebbe l'eterogeneità!

E' la soluzione ad esempio di Henry More. Si tratta, però, di una soluzione che in qualche modo deve uscire dall'equazione cartesiana estensione=materia. A meno che si voglia andare contro una consolidata tradizione e si attribuisca a Dio la materia. Vi è chi fa questo ulteriore passo: lo vedremo presto.

Riprendiamo la... trovata occasionalistica. Non è il mio io che muove il mio braccio, ma è Dio. Questo vale anche quando dovessi tirare il grilletto per uccidere qualcuno. Non ti sembra questa un'affermazione blasfema?

Non credo. Non sarebbe infatti di Dio la decisione di uccidere, ma mia: responsabile, quindi sarei solo e interamente io, non Dio.

E' quanto pensa Geulinx. La volontà di uccidere appartiene all'uomo:  Dio non fa altro che muovere la mano in occasione della decisione umana.

Vediamo più da vicino il rapporto tra corpi e mente umana, cioè il rapporto inverso rispetto a quello che abbiamo esaminato fino ad ora. Noi - secondo l'impostazione cartesiana - non percepiamo i corpi, le cose, ma solo le "idee". Si tratta di idee che, in quanto appartenenti al pensiero, non possono provenire dai corpi che sono radicalmente eterogenei rispetto al pensiero stesso. Da dove provengono allora?

Esclusa l'ipotesi che provengano dall'io (stiamo parlando di idee "avventizie", ad esempio l'idea-immagine di sole) ed esclusa l'ipotesi che provengano dai corpi - corpi e idee non hanno nulla in comune -, non resta l'ipotesi che vengano da Dio.

E' la soluzione prospettata dagli occasionalisti: le "idee" non possono che provenire da Dio. Una soluzione che può apparire paradossale, ma che ha una sua coerenza.

Gli occasionalisti (Malebranche in modo particolare) arrivano a dire che noi le "idee” le vediamo in Dio. Cosa ne dici?

Mi sembra siamo già fuori dal cartesianesimo: se le idee appartengono alla mente divina, non sono più modificazioni del pensiero. Si potrebbe dire che, in questo modo, si è tornati al vecchio Platone!

Per Malebranche, indubbiamente, le idee non sono più modificazioni della nostra mente, ma sono le stesse cause delle nostre percezioni (Malebranche distingue le percezioni che appartengono a noi e le idee che appartengono alla mente divina): sono cioè le stesse realtà che trascendono la mente umana. Sotto questo profilo siamo di fronte ad una sorta di ritorno a Platone: qui le idee sono in ultima analisi dei "Modelli” alla Platone.

Malebranche arriva a sostenere che, grazie alle idee, noi abbiamo una conoscenza delle cose più chiara della stessa conoscenza che abbiamo di noi stessi. Cosa ne dici?

Non mi convince granché: perché mai la conoscenza delle cose - che non percepisco affatto - dovrebbe essere più chiara del "cogito, ergo sum"?

Secondo Malebranche l'esistenza dell'io è certissima, ma è oscura la sua essenza: non vi è alcun dubbio, cioè che noi che dubitiamo esistiamo come esseri dubitanti, ma ci è oscura la natura del pensiero stesso. Per quanto riguarda, invece, le cose, è certissima la loro essenza in quanto è in Dio e noi la cogliamo nella mente divina, ma non sappiamo se esistono: la loro esistenza al di là della percezione si basa solo sulla nostra credenza.