Introduzione all’Illuminismo
E FONTI DI FANATISMO!
Siamo agli Illuministi. Essi sono fortemente polemici nei confronti delle religioni sedicenti "rivelate" - quelle che vengono chiamate "positive", con tanto di "dogmi", di "apparato" -. Per loro si tratta di superstizioni. Cosa ne dici?
Mi pare un discorso sensato: come possono essere credibili i miracoli -
di cui sono pieni i Vangeli - se i miracoli non sono altro che la violazione di
leggi naturali?
E’ questa
la tesi di Voltaire[1]. E questa è
la sua argomentazione: se Dio violasse le leggi immutabili che ha creato,
dimostrerebbe non la sua onnipotenza, ma la sua impotenza, la sua incapacità di
perseguire un disegno con le leggi che egli stesso ha creato!
Per l’Illuminista
Voltaire i miracoli non sarebbero il segno della potenza di Dio, ma al
contrario della sua impotenza. Secondo uno scritto anonimo la Bibbia non può
essere ispirata da Dio in quanto racconta un sacco di cose ridicole su Dio
stesso. Cosa dici?
Mi pare un discorso che ha una sua credibilità: come si fa a credere alla
Bibbia quando dice che Dio "parla" a Mosé, quando dice che Dio crea
l'uomo con un pupazzo di fango?
Questo il senso dello scritto anonimo di cui prima. Tieni conto, però, dell'obiezione contenuta nella seconda opzione: la Bibbia è stata scritta con il linguaggio degli uomini, linguaggio legato al contesto storico-culturale.
Lo stesso testo anonimo di cui prima afferma che il linguaggio della Bibbia - al di là degli errori dei copisti - è troppo ambiguo (nello stesso originale ebraico) per essere attribuito a Dio. Secondo Voltaire la figura umana di Cristo - che S. Paolo non ha mai chiamato "Dio" - è stata progressivamente divinizzata dai cristiani. Cosa dici?
Mi sembra un'ipotesi credibile: sappiamo che i Vangeli sono stati scritti
decenni dopo la morte di Gesù, decenni in cui i seguaci hanno nutrito la
convinzione che Gesù Cristo era il messia profetizzato.
Ti sembra, questa, una prova che gli Evangelisti abbiano... inventato la figura di Dio? Prova a riflettere sull'obiezione: erano viventi molti testimoni che avrebbero potuto smentire quanto scritto dagli evangelisti.
Riprenderemo più avanti l'analisi dei Vangeli. Procediamo. Per gli Illuministi le religioni positive sono fonti di intolleranza. Cosa dici?
Mi pare un discorso corretto: il popolo che si considera il popolo
"eletto" da Dio, non può che essere intollerante nei confronti dei
popoli che abbracciano altre religioni ritenuti idolatriche.
E' questa la convinzione degli Illuministi che fondano il loro giudizio sulla base soprattutto dell'intolleranza che si è sprigionata nel '500 e nel '600 dopo la Riforma e la Controriforma.
Gli Illuministi condannano tutti le religioni sedicenti rivelate, ma in maggioranza non sono atei: sostengono, infatti, la religione "naturale" o "deismo", una religione, cioè, non "rivelata", ma fondata sulla "ragione". Qual è questo fondamento?
Ci provo: il mondo è una macchina troppo ordinata - vedi le leggi
naturali scoperte dalla scienza, scienza tanto esaltata dagli Illuministi - per
non essere il prodotto di una Intelligenza ordinatrice!
E' questo il classico argomento degli Illuministi deisti, Voltaire in testa: l'universo è una macchina troppo ordinata per non richiedere un Progettista, un'Intelligenza superiore.
Dio Geometra, Architetto, Progettista del mondo: questo, nella sostanza, il Dio a cui arriva la ragione umana. Si tratta di un Dio - dice Voltaire - che non illumina un popolo lasciando gli altri nell'oscurità, ma illumina tutti i popoli allo stesso modo, tutti gli uomini in quanto tutti hanno la stessa "ragione".
Il deista, secondo Voltaire, "Non appartiene … a nessuna di quelle sette che si contraddicono tutte… Parla una lingua che tutti i popoli intendono... E’ persuaso che la religione non consiste né nelle opinioni di una metafisica incomprensibile né in varie cerimonie… Fare il bene è il suo culto… Egli sorride di Loreto e della Mecca, ma soccorre il misero e difende l’oppresso ” (Dizionario filosofico, voce "Teista", ed. Mondadori). Cosa ne dici?
Mi pare una religione vera, genuina, autentica: senza riti esteriori,
senza dogmi, una religione... umana.
Un'opinione rispettabile, un'opinione che ha una sua forza persuasiva: tu sei convinto che la religione pura sia la religione senza riti esteriori, senza dogmi...
Gli Illuministi considerano la religione naturale come la religione "pura" - senza dogmi incomprensibili, senza riti magici, senza una classe che ha la presunzione di avere un contatto privilegiato col Sacro -, "universale", tollerante. Le religioni positive, invece, sono viste come un mix di credenze irrazionali, come "favole".
Il Cristianesimo, poi, viene visto come predicatore di un messaggio non di felicità, ma di tristezza: si veda il senso del peccato fortemente presente nel Cristianesimo. Vediamo, ora, il filone ateo. Gli esponenti più significativi: Jean Meslier e D'Holbach. Meslier parla delle leggi emanate sotto il nome di Dio come delle "invenzioni umane… escogitate per fini e motivi di astuzia politica": per lui la sottomissione a Dio non è che una manovra per giustificare la subordinazione dei popoli ai sovrani.
D'Holbach, sulla scia di Hume, afferma che la religione è nata a causa del disagio, delle paure che l'uomo prova di fronte all'universo. Sono gli uomini, quindi, che hanno creato Dio. Da qui, dunque, la negazione da parte di Meslier e di D'Holbach della religione razionale dei deisti. Per loro una "religione razionale" è una contraddizione. Cosa ne dici?
Mi sembra convincente: se la ragione scopre l'origine della idea di Dio
nella paura degli uomini, non vedo come possa sussistere una religione
razionale!
Un'osservazione legittima. Avremo modo di riprendere il discorso: è vero che un’eventuale dimostrazione delle ragioni per cui è nata nella testa degli uomini l'idea di Dio, significherebbe la non esistenza di Dio?
D'Holbach non crede - come crede
Voltaire - che l'ateismo porti all'immoralità e all'asocialità: egli ritiene,
infatti, che l'ateo non può "dubitare dei principi della morale, la quale
non è che la scienza dei rapporti sussistenti tra gli esseri che vivono in
società".
Si chiude qui il viaggio
sull'illuminismo. Ti consiglio caldamente di leggere le voci
""battesimo", "concili", "Dio",
"Dogmi", "Fede", "Inquisizione",
"Miracoli", "Peccato originale", "Transustanziazione"
del “Dizionario filosofico” di
Voltaire. Ti anticipo che, forse, ti sentirai offeso dal suo sarcasmo
anti-cristiano.
SE LA MENTE FOSSE SPIRITUALE, DOVREBBE PENSARE SEMPRE. O NO?
PERCHE’ LA MENTE NON POTREBBE ESSERE RIDUCIBILE AI SENSI?
Quale potrebbe essere, secondo te,
la soluzione dell'Illuminismo all'enigma-uomo?
Mi pare scontata la risposta. Considerata la loro impostazione
"scientifica", immagino che considerino l'uomo come
"corpo": l'anima non è certo oggetto di una indagine "scientifica"!
La tua osservazione ha una sua coerenza. Va chiarito, comunque, che gli illuministi, a parte eccezioni, non approdano al materialismo (cioè ad una nuova forma di "metafisica"), ma si limitano a "descrivere" l'esperienza.
Vediamo Voltaire. La conoscenza, per lui, inizia con le sensazioni. L'uomo, però, presenta pure delle attività spirituali. Da dove derivano queste attività? Voltaire nega che derivino da un'anima immateriale, da una sostanza, cioè, distinta dal corpo. Se fosse sostanza - chiarisce Voltaire - sarebbe pensiero, ma...
è noto che gli uomini non pensano sempre: se avessero un'anima spirituale
- dato che questa avrebbe come natura il pensiero - penserebbero sempre!
E' questa la tesi di Voltaire (tesi "rubata", come tante altre): se l'anima fosse una sostanza spirituale - se cioè avesse per natura il pensiero - penserebbe sempre, il che non succede.
Voltaire nega che l'anima possa essere una sostanza immateriale presente nell'uomo proprio perché, essendo la natura dell'anima spirituale il pensiero, l'anima penserebbe sempre, il che non corrisponde al vero. Il pensiero si riduce allora alla materia?
Se lo fosse, il pensiero sarebbe esteso e divisibile, il che non è vero.
Questa è la convinzione di Voltaire: se l'anima fosse materiale, sarebbe estesa e divisibile, ma questo non corrisponde al vero.
Come può essere spiegato allora il pensiero, una volta si esclude che sia una sostanza immateriale ed una volta che si esclude che sia riducibile a materia? Voltaire formula l'ipotesi che il pensiero sia un attributo divino concesso da Dio alla materia: Dio, cioè potrebbe aver dato alla materia, accanto ad altre qualità, anche la qualità di pensare. Cosa ne dici?
Mi pare un'idea poco credibile: come farebbe tale attributo divino
ad essere una qualità della materia se
non fosse anch'essa materiale e quindi estesa e divisibile?
La tua osservazione è pertinente. Voltaire, comunque, porta come conferma della sua ipotesi il fatto che la materia abbia come proprietà il movimento e la gravità che non sono estese e quindi non sono divisibili.
Per Voltaire, quindi, il fatto che la materia abbia come proprietà il movimento e la gravità - proprietà che non hanno nulla di esteso e di divisibile - conferma l'ipotesi che il pensiero non sia altro che una proprietà che Dio ha dato alla materia: proprietà inestesa e indivisibile. Si tratta di un'ipotesi ancor più credibile, secondo Voltaire, se si pensa che noi non conosciamo in che cosa consiste veramente il corpo.
Sulla stessa lunghezza d'onda è d'Alembert che considera la natura dell'anima e del corpo e l'unione tra anima e corpo un enigma destinato a rimanere tale. "E' un triste destino per la nostra curiosità e per il nostro amor proprio, ma è il destino dell'umanità" - precisa d'Alembert. Condillac ha l'ambizione di ridurre ad unità le facoltà spirituali dell'uomo, come Newton aveva ridotto all'unità l'universo grazie alla scoperta della gravitazione universale. Come? Affermando la genesi di tutta la conoscenza dai sensi. Cosa ne dici?
Mi pare una vecchia idea - quindi per nulla originale -: si tratta
dell'idea di Locke per cui la conoscenza deriva esclusivamente dalla
sensazione.
Locke parla dell’"esperienza" come unica fonte della conoscenza, non della sensazione: l'esperienza, per lui, è sia di tipo esterno grazie ai "sensi", sia di tipo interno grazie alla "riflessione".
Condillac fa ricorso - per spiegare la sua tesi "sensista" - all'immagine della "statua", una statua che all'esterno è di marmo ed all'interno ha la vita interiore dell'uomo. Supponiamo - dice - che all'inizio tale statua abbia solo il senso dell'odorato. Di fronte al profumo di una rosa, la coscienza della statua consisterà nell’"odore” della rosa. L’"attenzione” non è che la concentrazione su tale odore e la "memoria" l'impressione che il profumo della rosa lascerà nella statua.
Anche su di un solo senso si sviluppano tutte le facoltà. Cambia l'odore? La statua sarà in grado di confrontarlo con quello precedente e di esprimere un giudizio. Si ipotizzano altri sensi? La combinazione di più sensi allargherà le conoscenze della statua. E' il senso del "tatto" che porterà la statua a percepire un mondo esterno alle sue sensazioni. Puoi immaginare il perché?
Perché col tatto noi percepiamo che una cosa - ad esempio la biro che ho
in mano - è distinta dalla nostra mano.
E', grosso modo, il discorso di Condillac. Più precisamente egli dice che se io muovo la mano ed incontro una parte del corpo, io da una parte sento e dall'altro sono sentito. Se invece io con la mano incontro un corpo esterno (ad esempio la biro), io mi sento modificato nella mano, ma non nel corpo: da qui la percezione di qualcosa di "esterno".
Un conto, quindi, per Condillac è il nostro corpo che percepiamo spesso ed un conto un corpo esterno. Questo l'impianto "sensista" di Condillac, impianto secondo il quale tutte le facoltà hanno come fondamento i sensi. Cosa ne dici?
Non mi convince affatto: Condillac, infatti, non riesce - e nessun altro
ci riuscirà - a ridurre il mondo spirituale dell'uomo ai sensi.
Il discorso è, indubbiamente, legittimo: tu ritieni che nessuno sia in grado - né oggi, né mai - di ridurre il ricco mondo spirituale dell'uomo ai sensi.
Condillac è un "sensista", ma non è un "materialista". Materialisti sono invece La Mettrie, D'Holbach ed Helvetius. Il loro punto di partenza? La convinzione che la medicina settecentesca stava ormai scoprendo la stretta dipendenza non solo tra sensazioni ed organi corporei, ma anche tra memoria ed intelligenza ed organi corporei oltre che tra facoltà umane e stato di salute e l'età stessa dell'uomo. Da qui la tesi di La Mettrie secondo cui l'uomo non è che una macchina. Cosa dici di questa concezione dell'uomo-macchina?
Mi pare una concezione grossolana: come potrebbe una macchina - anche una
macchina sofisticatissima come un computer - provare piacere, dei sentimenti,
essere autocosciente?
La tua osservazione è pertinente: la dottrina "materialistica" che ha avuto, per un certo periodo, molta fortuna, oggi ha subito parecchi attacchi.
Anche D'Holbach (barone d'Holbach, tedesco, nato nel 1723 e morto nel 1789) rifiuta qualsiasi forma di spirito rifiutando ciò che è alla base di tale concezione, cioè l'interpretazione della materia come qualcosa di inerte, di passivo. Cosa ne dici?
Mi sembra che la tesi abbia una sua credibilità: solo concependo la
materia come inerte, si sente il bisogno di introdurre una
"animazione" dall'esterno della materia. Se, invece, si rifiuta il
presupposto che la materia è inerte e si sostiene il movimento intrinseco della
materia, allora non vi è affatto bisogno di tirar fuori dal cilindro il
concetto di spirito!
La concezione della materia che ha un movimento intrinseco riuscirebbe a spiegare, ad esempio, l'autocoscienza dell'uomo?
D'Holbach ritiene che l'uomo sia parte integrante della "natura” e, in quanto tale, non può che essere soggetto alle sue leggi: da qui la negazione della libertà, da qui l'applicazione all'uomo - in un senso ampio - della "forza di inerzia", forza di inerzia che nell'uomo è "amore di sé", cioè, istinto di autoconservazione, desiderio di felicità. L'uomo, quindi, è ridotto a "natura". La credenza in una forza spirituale non è che il prodotto dell'ignoranza.
Helvetius (1715-1771), sulla stessa scia, afferma che i sensi sono l'unica fonte delle nostre idee e che lo stesso atto del valutare non è, in ultima analisi, che un... sentire. Quali le leggi che regolano l'universo? Le leggi del movimento. Quali le leggi che regolano il mondo morale dell'uomo? Per Helvetius si tratta delle leggi dell’"interesse”. Lo stesso amore, la stessa amicizia non sono che espressioni di interesse. Cosa ne dici?
Mi pare una tesi accettabile, nonostante il suo apparente... cinismo:
cosa cerca un uomo con l'amore o con l'amicizia se non un suo tornaconto, anche
se – magari - spirituale?
Altri, anche in tempi recenti, sono sulla tua posizione: tutti perseguiamo, in ultima analisi, il nostro tornaconto, al limite una nostra gratificazione spirituale.
Cosa dici, in generale, di questa
pattuglia (minoritaria nell'Illuminismo) di "materialisti”?
Mi pare abbia avuto il merito di aver cercato le basi
"naturali" delle facoltà dell'uomo senza rifugiarsi in magiche entità
spirituali.
Un'opinione rispettabile. Che l'uomo debba cercare la base naturale, materiale delle facoltà umane, mi sembra legittimo. Tieni conto, comunque, anche dell'altra opzione. [2]
[1] Nasce a Parigi nel 1694 da
famiglia borghese. Frequenta un collegio dei Gesuiti, una delle scuole più
ambite di Parigi. A vent'anni Voltaire è già uno scrittore affermato. Non
tutto, però, è rosa e fiori: non amato da una certa nobiltà, è rinchiuso nella
Bastiglia. Ne esce solo a condizione che vada in esilio. Si reca in Inghilterra
dove trova un ambiente culturale (aperto, tollerante liberale) che lo
affascina. Scrive le "Lettere filosofiche" che costituiscono un inno
alla civiltà inglese ed un attacco alla cultura ed ai costumi francesi. Le
"Lettere filosofiche" vengono condannate al rogo dal parlamento di
Parigi nel 1734 come "il maggior pericolo per la religione e l'ordine
pubblico". Rifugiatosi presso un castello della Lorena (al riparo dalla
polizia che ha il compito di arrestarlo) scrive, tra le numerose opere,
"Gli Elementi della filosofia di Newton" in cui si sforza di far
conoscere al grande pubblico del continente il pensiero scientifico di Newton.
Diventa "socio" delle più celebri Accademie di tutta Europa (compresa
la "Crusca" italiana). Caduto il mandato di arresto, viene eletto
all'Accademia francese. Dal 1750 al 1753 vive alla corte di Federico II di
Prussia. Tra le sue opere più note: Trattato sulla tolleranza, Dizionario
filosofico, Candido. Muore a Parigi nel 1778.
[2] Per la problematica etica dell’Illuminismo vedi il percorso sull’etica.