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IL LABIRINTO ANTROPICO


POSTILLA



Questo lavoro è stato scritto nel 1997. Originariamente destinato a una rivista che nel frattempo pare aver sospeso le pubblicazioni, è stato oggetto di varie traversie ed ha seriamente rischiato di cadere nell'oblio.
A distanza di quasi quattro anni ho avuto finalmente la possibilità di pubblicarlo sul sito dello SWIF.
Come spesso avviene, oggi avrei certamente scritto in modo diverso alcune parti del testo. Ho comunque preferito attenermi alla stesura originale, limitandomi semplicemente ad apportare alcune minime correzioni stilistiche o ortografiche in occasione della riscrittura del testo in formato html.
Naturalmente, in questi quattro anni sono avvenute varie cose attorno ai "principi antropici" e agli altri temi discussi. Fra le altre cose, agli argomenti antropici sono stati dedicati vari siti web molto ben curati e facilmente raggiungibili a partire dal sito www.anthropic-principle.com. Anche la letteratura si è espansa e, in questa postilla, cercherò di fornire una rassegna generale di alcuni dei lavori realizzati negli ultimi quattro anni.
Preliminarmente, ritengo però necessario notare come la rete abbia introdotto delle novità sostanziali per quel che riguarda la comunicazione fra gli scienziati e la comunicazione del sapere in genere. Gran parte dei preprint dei fisici e degli astrofisici sono infatti oggi disponibili in rete e spesso accade che i suggerimenti o le critiche dei colleghi comportino revisioni dei testi originari in una sorta di continuo work in progress.
Una simile interazione e la facilità di acquisizione di molti documenti rappresenta senz'altro una situazione senza precedenti della quale lo storico o il sociologo della scienza non può che prendere atto.
Proprio in rete (o, se non altro, in prima istanza in rete) è possibile così prendere visione di una nutrita serie di lavori in cui sono state invocate o comunque discusse le applicazioni dei principi antropici alla cosmologia.
Uno dei temi centrali discussi in questi ultimi anni da astronomi e cosmologi è stato quello delle anisotropie del fondo di radiazione cosmica. Non stupisce perciò che una delle più rilevanti applicazioni recenti del ragionamento antropico in cosmologia sia consistita nella determinazione dei vincoli imposti dalla nostra esistenza ai valori di parametri quali l'ampiezza Q delle fluttuazioni di densità del fondo di radiazione cosmica, il parametro di curvatura W e la costante cosmologica L.
Le osservazioni del satellite COBE nei primi anni novanta [263], le più recenti surveys sulla struttura di larga scala dell'universo osservabile e vari altri esperimenti, hanno mostrato che (assumendo che esso sia indipendente dala scala considerata) il numero adimensionale Q = DT/T ha un valore molto piccolo: circa 10-5 [264].
Allo stato attuale delle conoscenze tale numero non è in alcun modo derivabile da principi primi ed è di fatto considerato come puramente casuale. Di conseguenza è stato praticamente inevitabile considerare gli effetti di selezione antropica su Q e porsi la domanda "perché il livello di fluttuazione del fondo di radiazione cosmica è 10-5?"
In particolare, Max Tegmark e Martin Rees sollevarono tale interrogativo in un lavoro congiunto che apparve sul numero dell'1 giugno 1998 dell'Astrophysical Journal. Essi mostrarono che con Q £ 10-6 si sarebbero formati "oggetti cosmologici" con temperature viriali troppo basse per consentire la condensazione delle galassie, la formazione delle stelle e degli elementi pesanti necessari alla "vita planetaria"; mentre con Q ³ 10-4 si sarebbero formate "galassie dense supermassive" che avrebbero reso instabili le orbite planetarie o addirittura provocato (per valori di Q molto maggiori di 10-4) il collasso in buchi neri supermassivi di gran parte delle strutture legate gravitazionalmente [265].
Come fondamento per i loro calcoli Rees e Tegmark hanno assunto W = 1 e L = 0. Naturalmente però fra i valori dei tre parametri Q, W e L vige un'interconnessione molto delicata. Valori diversi del parametro di densità e della costante cosmologica impongono pertanto una serie di considerazioni ulteriori [266] e un ulteriore appello a quegli "scenari cosmologici controfattuali" [267] ai quali Rees si è significativamente rivolto come alla fabric of other universes [268].
I particolari valori di W e L sono stati d'altra parte a loro volta al centro di varie indagini, sorte il più delle volte nel contesto di una qualche proposta di cosmologia inflazionaria e spesso in qualche modo connesse con i principi antropici.
A proposito delle speculazioni più recenti concernenti l'inflazione [269], occorrono comunque alcune considerazioni preliminari; considerazioni che non smentiscono, ma vanno anzi intese come complementari a quelle qui svolte nei paragrafi 10 e 12.
Negli ultimi anni si è avuta infatti un'enorme proliferazione di scenari inflazionari e sono state messe a punto idee e concezioni che non solo hanno pochi punti di contatto con le originarie proposte di Starobinsky, Sato o Guth [270], ma risultano per molti aspetti anche assai diverse fra loro.
Una disamina critica del "programma di ricerca" che accomuna la "grande famiglia di teorie e modelli" inflazionari proposti è stata recentemente messa a punto in un lavoro di John Earman e Jesus Mosterin al quale rimando [271]. Qui mi limiterò a segnalare che gran parte dei più recenti modelli inflazionari sono caratterizzati da un campo scalare, chiamato "campo inflaton" [272], che non ha più niente a che vedere con il campo di Higgs (associato ai bosoni supermassivi X e Y di certe Grand Unified Theories) a suo tempo invocato da Guth [273].
Il campo inflaton è infatti oggi fondamentalmente concepito come un meccanismo che ha semplicemente lo scopo di far svolgere il periodo inflazionario e implica di solito il ricorso ad una fisica fondamentale sostanzialmente nuova. I caratteri specifici di tale meccanismo variano di modello in modello [274] e - in certi casi - implicano per di più; la presenza di due distinti campi scalari e/o di due fasi inflazionarie.
A dispetto delle ambizioni della teoria dell'inflazione nelle sua forma originaria, le opzioni teoriche attualmente in discussione vedono ripresentarsi il problema delle condizioni iniziali. Sebbene infatti una delle principali attrattive della "vecchia inflazione" fosse quella di cancellare la dipendenza dello stato attuale dell'universo osservato da condizioni iniziali molto peculiari, oggi si è costretti a tener presenti i vincoli sul potenziale scalare [275] e a non sottovalutare la questione delle condizioni iniziali della fase pre-inflazionaria. Non paiono infatti esservi spiegazioni prive di ambiguità o di aspetti ad hoc del perché il campo inflaton si trovasse inizialmente lontano dal minimo autentico del suo potenziale effettivo.
L'inflazione "eterna", da questo punto di vista, rappresenta un tentativo di rendere superflua una teoria delle condizioni iniziali, ma va nondimeno incontro a una serie di problemi (la cosiddetta "predictability crisis") legati alla trattazione probabilistica di quantità infinite.
Le novità e le difficoltà peraltro non si esauriscono qui.
Un aspetto notevole delle ricerche più recenti consiste ad esempio nell'esistenza di una classe di modelli inflazionari che non richiedono al valore di W di approssimare necessariamente l'unità al termine della fase di espansione accelerata. Questa caratteristica, condivisa da varie proposte teoriche, da una parte lascia aperta la possibilità di un accordo con quelle osservazioni che sembrano implicare un universo aperto di bassa densità dall'altra, sembra però inesorabilmente implicare l'accettazione di "una qualche manovra antropica" [276].
Un'altra caratteristica notevole delle più recenti speculazioni riguarda poi i "problemi" [277] legati alla "costante cosmologica"; problemi che continuano a presentarsi come fondamentali e, allo stesso tempo, ineffabili.
La costante L parrebbe infatti costituire non un semplice parametro libero della teoria cosmologica, ma una delle quantità autenticamente fondamentali della fisica teorica [278].
Il "vecchio" grande problema della costante cosmologica consiste nella comprensione del meccanismo con il quale si passa da un valore estremamente elevato di L durante l'era inflazionaria ad un valore assai prossimo a 0 al termine di tale era. In altre parole, consiste nel chiarire perché l'energia del vuoto sia attualmente qualcosa come 120 ordini di grandezza più piccola di quello che ci si aspetterebbe che fosse.
A questo problema ormai annoso, si è aggiunto un "nuovo" interrogativo, legato in gran parte al responso di una serie di osservazioni relative alle supernovae di tipo Ia lontane [279].
Tali osservazioni sembrano infatti implicare un universo in accelerazione (un universo cioè in cui il parametro di decelerazione q è negativo [280]) e sembrano necessariamente richiedere la presenza di un piccolo valore positivo della costante cosmologica [281]. Ciò che intriga di più i fisici è la particolare sintonia fra l'ordine di grandezza che pare così doversi assegnare alla densità d'energia del vuoto e l'attuale densità di massa dell'universo.
Per affrontare i "problemi" della costante cosmologica sono state elaborate varie linee d'azione, una delle quali - come già notato nel capitolo 10 - è incentrata sull'applicazione dei principi antropici.
Negli ultimi quattro anni la questione delle soluzioni antropiche dei problemi della costante L è stata affrontata in numerosi lavori [282]. Uno degli argomenti centrali discussi in tali lavori è stato quello della distribuzione di probabilità a priori dei valori della costante cosmologica in una varietà di domini distinti dell'universo o, più esplicitamente, di sub-universi. Non entrerò qui nei dettagli perchè ciò porterebbe lontano dalle prerogative di questa postilla. Gran parte degli articoli segnalati nella nota 282 sono comunque accessibili in rete e il lettore può scaricarseli senza problemi in formato PDF disponendo di Acrobat Reader.
Tornando al contesto della cosmologia inflazionaria, e in particolare a quegli scenari che implicano W ¹ 1, sono a sua volta da segnalare una serie di lavori che - per un motivo o per l'altro - hanno contribuito ad alimentare il dibattito sui principi antropici e sulle loro applicazioni. Anche in questo caso il tema ricorrente riguarda la distribuzione di probabilità delle costanti di natura (inclusa ovviamente L).
Un dibattito di una certa rilevanza si è ad esempio svolto a proposito dello scenario di inflazione aperta (dalla quale cioè può emergere un universo aperto con W ¹ 1) proposto da Hawking e Neil Turok nel febbraio del 1998 [283].
Sfruttando l'approccio di Hartle e Hawking alla cosmologia quantistica [284] e alle condizioni iniziali dell'universo (approccio, detto "privo di confini" [no boundary], che presume il ricorso ai metodi euclidei per quantizzare la gravità e fa corrispondere ad un integrale di percorso la probabilità della creazione dal nulla di un universo con determinate proprietà) Hawking e Turok hanno costruito un modello inflazionario caratterizzato da un potenziale piuttosto semplice e che non richiede la presenza di uno stato di "falso vuoto".
Tale modello consente l'evoluzione di un universo aperto creato dal nulla attraverso una regione finita in cui la coordinata temporale diviene immaginaria (tecnicamente l'instanton [285]). Questa regione si evolve nello spazio/tempo con sezioni spaziali di geometria iperbolica e finisce per essere raffigurabile come l'interno di una bolla che appare però di estensione infinita a un osservatore in essa collocato.
Il punto è che l'instanton proposto da Hawking e Turok possiede una singolarità [286], la cui presenza è risultata assai controversa [287]. Solo in un secondo tempo Turok e collaboratori hanno infatti dimostrato che la singolarità in questione può essere eliminata con una particolare scelta del sistema di coordinate [288].
Già in precedenza, ad ogni modo, Hawking e Turok erano riusciti - attraverso gli instanton da loro proposti - a calcolare la probabilità che un universo inflazionario avesse inizio con un particolare valore del campo scalare. In maniera piuttosto sconcertante, essi avevano però trovato che gli universi più probabili generati attraverso la loro proposta erano caratterizzati da un valore assai basso di W.
Per ovviare al problema i due autori hanno allora fatto ricorso (sia pur "con una qualche riluttanza") a un approccio bayesiano fondato su un "argomento antropico" [289]. Anche in questo caso hanno però calcolato che il valore attuale più probabile di W deve essere prossimo a 0,01; un valore decisamente troppo basso [290] per accordarsi con quello dell'universo osservabile [291].
Lo scenario di inflazione aperta presentato da Hawking e Turok e la loro "stima antropica di W0" [292] sono state al centro di un intenso scambio di vedute che ha coinvolto autori quali Alexander Vilenkin, Andrei Linde, Jaume Garriga e Vitaly Vanchurin. Tali autori hanno messo in discussione sia l'approccio di Hartle/Hawking alla funzione d'onda dell'universo, che alcuni degli assunti da loro adottati nella stima di W0.
In particolare, Vilenkin si è fatto portavoce di un modello di inflazione eterna in cui nuovi domini inflazionari aperti vengono continuamente a crearsi attraverso un effetto tunnel quantistico [293]. Nello scenario da lui proposto non solo vi è un numero infinito di bolle inflazionarie, ma ogni bolla (pur possedendo ovunque i medesimi valori delle costanti fondamentali e di altri parametri cosmologici) contiene a sua volta "un numero infinito di regioni con valori differenti di W" [294].
Un tale approccio è globale poiché figura un'immagine del "metauniverso" in cui l'inflazione non rappresenta semplicemente una breve fase di espansione accelerata avvenuta nei primi istanti dell'evoluzione di una certa bolla, bensì un processo che si ripresenta continuamente nelle regioni che presentano le opportune condizioni (quelle regioni, cioè, in cui il campo scalare assume valori sufficientemente elevati).
Su queste basi, Vilenkin ha da una parte sottolineato che l'instanton di Hawking e Turok implica "conseguenze fisiche inaccettabili" [295] e - dall'altra - ha suggerito il ricorso ad una versione del principio antropico differente da quella usata dai suoi due colleghi.
Secondo il cosmologo russo, infatti, il "fattore antropico" che fa la sua comparsa nei calcoli non deve essere proporzionale alla densità spaziale (come richiesto da Hawking e Turok), ma piuttosto "al numero di osservatori che misurano il corrispondente valore di W [296].
Questa richiesta è una conseguenza di quella che lo stesso Vilenkin ha definito la sua "versione favorita del principio antropico" e chiamato "principio di mediocrità [297]. Si tratta, come accennato in chiusura del paragrafo 3 (nella parte I del presente lavoro), di una versione del principio antropico che costituisce un'"estensione del principio copernicano" [298] e che vine presentata come "molto più quantitativa" [299] di quella adottata da Hawking e Turok e da altri autori in circostanze analoghe [300].
Nel '98 Vilenkin ha riformulato il principio di mediocrità richiedendo che "i valori dei parametri cosmologici che stiamo andando a misurare non [siano] speciali" [301] (in altre parole: assumendo che "siamo osservatori tipici che devono osservare ciò che osserverebbe la grande maggioranza degli osservatori" [302]) ed ha quindi ridiscusso le caratteristiche del "fattore antropico" che entra nella stima del parametro W [303].
Nello scenario proposto da Vilenkin la probabilità di trovare un certo valore di W in un certo intervallo dW deve essere "proporzionale al numero delle civiltà che misureranno W in quell'intervallo" [304]. Ne consegue che non dobbiamo stupirci di vivere in un'epoca in cui, nella nostra regione di un universo aperto, il parametro W differisce "sostanzialmente" sia da 0 che da 1 e in cui, allo stesso tempo, il contributo della curvatura sta per assumere un ruolo dominante.
Fra le altre cose Vilenkin nota che, nel contesto del suo modello, non si può fornire un'ulteriore spiegazione della coincidenza antropica fra l'ordine di grandezza dell'epoca attuale, il tempo necessario alla formazione delle galassie tG (compreso fra 109 e 1010 anni e dipendente dal valore del parametro Q) e l'arco di vita caratteristico di una stella della sequenza principale tS (tempo di circa 1010 anni che dipende dai valori delle costanti fondamentali [305]). Sulla base del principio di mediocrità egli mette quindi in evidenza che vi è invece un'alta probabilità di osservare una coincidenza fra il tempo tG (che è fisso nel contesto del suo modello) e l'epoca in cui la curvatura sta per divenire dominante (che risulta una variabile nel modello proposto).
Aggiungo che Vilenkin è tornato sul calcolo della distribuzione di probabilità di W nel contesto dell'inflazione aperta in un lavoro scritto insieme a Garriga e Takahiro Tanaka. In quest'ultimo saggio i tre autori hanno precisato che la probabilità ricercata dipende da almeno tre fattori: un fattore legato all'effetto tunnel del campo scalare che determina la formazione di una bolla; un fattore legato all'entità del periodo inflazionario in diverse regioni dell'interno della bolla e un "fattore antropico che determina il numero di galassie che si svilupperanno per unità di volume termalizzato" [306].
Nel 1999, Vanchurin, Vilenkin e Winitzki hanno quindi riconsiderato la questione generale delle predizioni probabilistiche dei valori osservabili delle costanti di natura nel contesto dell'inflazione eterna ricorrendo al principio di mediocrità [307]. In questa circostanza, affidandosi ad una serie di metodi matematici che esulano dal contesto di questa rassegna, essi hanno ripresouna linea di ricerca già precedentemente sviluppata in numerose occasioni [308].
Non voglio aggiungere altro sulle speculazioni legate all'inflazione aperta o alla cosmologia quantistica. In linea di massima risulta comunque evidente che questi settori di studi sono necessariamente caratterizzati dall'appello a una collezione di universi e che, in tali ambiti, la pratica di condizionare la misura della probabilità imponendo agli universi i vincoli antropici di un universo osservato o osservabile può rivelarsi un utile strumento di lavoro.
Cionostante, l'uso di un principio antropico è il più delle volte riconosciuto come una sorta di ultima spiaggia o "un ripiego" [309] al quale si spera di poter trovare un'alternativa puramente teorica [310]. Tant'è che alcuni autori, non nascondendo la consueta preoccupazione per i pericoli delle interpretazioni teleologiche, hanno sostenuto che la teoria delle stringhe potrebbe rivelarsi capace di rendere del tutto superflua qualsiasi argomentazione antropica [311].
Un'autorevole voce a favore di questa tesi è stata senz'altro quella di Brian Greene, il quale ha scritto - nel suo The Elegant Universe - che l'idea del principio antropico (e quella del multiverso con essa) è "diametralmente opposta al sogno di una teoria rigida, unificata, con un potere di previsione senza limiti, secondo la quale le cose sono come sono perché l'universo non potrebbe essere differente" [312].
Per contro, Craig Hogan di Washington ha invece sottolineato che gli "argomenti antropici" formano "una parte importante della teoria cosmologica".
In un'estesa rassegna dello status attuale del "ragionamento 'antropico'" apparsa sulla Reviews of Modern Physics [313] quest'ultimo autore ha formulato esplicitamente la domanda "quali cose del mondo sono accidentali, quali cose sono necessarie?"
e ha suggerito che una serie di proprietà fisiche potrebbero essere irriducibili a simmetrie ed eludere così una "spiegazione matematica elegante".
L'età attuale dell'universo, la scala temporale caratteristica dell'evoluzione biologica, la sintonia fine dei parametri cosmologici e le coincidenze che coinvolgono una sempre più lunga serie di combinazioni fra i parametri del modello standard delle particelle elementari sono state presentate da Hogan (in un'analisi che amplia quelle precedenti di Carter, Carr e Rees ecc.) come proprietà "selezionate da un insieme di possibilità" e discusse "alla luce di recenti sviluppi in astrobiologia, cosmologia e fisica dell'unificazione".
In particolare, Hogan ha avanzato la predizione secondo la quale le masse dei quark up e down e di una costante d'accoppiamento potrebbero essere, persino in una teoria del tutto, determinabili solo attraverso l'appello ad "una scelta fra un insieme grande o continuo".
Di fronte a queste conclusioni, Kane, Perry e Zytkow hanno replicato che le tesi di Hogan e qualsiasi argomento antropico risulteranno irrilevanti "se la teoria delle stringhe è l'approccio corretto alla comprensione della/e legge/i di natura e dell'origine del'universo" [314].
Al di là delle usuali diatribe fra sostenitori e avversari dei principi antropici, resta comunque un fatto che molti fisici ammettono di trovarsi in una situazione un po' paradossale. Non a caso, Steven Weinberg ha paragonato il rischio a cui va incontro un fisico che discute del principio antropico con quello a cui si sottopone un prete che parla di pornografia. In entrambi i casi, anche di fronte a posizioni di esplicita ostilità, vi sarà sempre qualcuno che continuerà a biasimare il fisico o il prete attribuendogli un eccessivo interesse per l'argomento considerato [315].
I filosofi e gli scienziati di inclinazione più filosofica hanno d'altra parte continuato a sostenere che, più che le singole "predizioni antropiche", sono la connessione fra l'uomo e l'universo e la possibilità di un "ruolo cosmico dell'Uomo" a costituire il motivo centrale del dibattito sui principi antropici [316].
La summenzionata rassegna di Hogan consente in ogni caso di mettere in evidenza come le applicazioni dei principi antropici in ambito astrofisico e/o cosmologico non si siano limitate - anche nel corso degli ultimi quattro anni - ai valori dei parametri Q e W o della costante L.
In qualche modo in controtendenza con gli scenari dell'inflazione eterna, l'astronomo serbo Milan M. Cirkovic ha ad esempio rielaborato i ragionamenti antropici di Tipler e Davies contro le cosmologie stazionarie "che postulano un universo eternamente esistente" [317].
Vorrei poi segnalare un paio di saggi (risalenti entrambi al '97) di V. Agrawal, S. M. Barr, J. F. Donoghue e D. Seckel dove "argomenti antropici" e l'idea di una collezione di universi sono stati sfruttati per "spiegare" come mai il valore del parametro di massa m2 che determina la scala dell'interazione debole sia più prossimo alla scala caratteristica della cromodinamica quantistica che a quella di Planck [318].
Rifacendosi a questa conclusione Tesla E. Jeltema e Marc Sher hanno a loro volta indagato gli effetti del parametro m2 sul triplo processo a nelle stelle [319]. Il significato antropico di tale processo (che era stato a suo tempo messo in rilievo da Salpeter e - come si è visto [320] - da Hoyle) è stato quindi nuovamente analizzato dagli austriaci Heinz Oberhummer e Rudolf Pichler e dall'ungherese Attila Csoto [321].
Una miscellanea di altri lavori recenti include inoltre:
- Una memoria di Barrow in cui è presa in esame la questione della piccolezza dell'entropia di radiazione rispetto a quella di Bekenstein-Hawking entro il raggio di Hubble negli universi isotropi in espansione [322].
Barrow ha considerato i vincoli antropici sui valori dell'entropia di materia e radiazione negli universi FLRW e sull'entropia di Bekenstein-Hawking nell'universo osservabile (un valore, quest'ultimo, che rappresenta la massima entropia possibile che può essere posseduta dalla parte osservabile del cosmo) ed ha messo in risalto che la nostra esistenza non sarebbe possibile se non si presentasse un sostanziale divario fra i due valori in questione.
- La formulazione di un principio antropico di curvatura (curvature anthropic principle) che suggerisce di considerare la curvatura negativa come una condizione necessaria per un universo asimmetrico rispetto al tempo abitato [323].
- Alcune considerazioni antropiche nell'ambito della cosmologia degli assioni [324].
- Un'analisi di John F. Donoghue in cui sono considerati i possibili effetti sui vincoli antropici di una variazione delle masse fermioniche in regioni diverse di un universo inflazionario [325].
Negli ultimi anni sono state proposte anche nuove applicazioni del principio antropico alla biologia. Fra queste ricordo qui una serie di articoli che riconsiderano alcuni dei punti toccati da Carter nell'83.
Mario Livio ha ad esempio concluso che, contrariamente a quanto allora sostenuto da Carter, la prossimità "fra l'arco di vita del sole e la scala temporale dell'evoluzione biologica sulla terranon implica necessariamente che le civiltà extraterrestri [siano] eccessivamente rare" [326].
Gli argomenti sui passi cruciali dell'evoluzione, anch'essi discussi da Carter nell'83, sono invece stati ridiscussi in un lavoro di Robin Hanson [327] e in una memoria di A. Feoli e S. Rampone dell'Università di Salerno. I due autori di quest'ultima memoria hanno anch'essi avanzato una revisione della formula di Carter sui passi critici dell'evoluzione umana e (una volta tenuto conto della "quantità di posti in cui l'evoluzione può aver luogo") suggerito infine una "versione più forte" del SAP denominata Mediocrity Anthropic Principle (MAP) [328].
Sul tema delle speculazioni futurologiche in generale e sulla discussione attorno alla teoria teoria del Punto Omega in particolare vi sarebbe ancora molto da dire. Su questo tema si passa infatti dalle prese di posizione di scienziati allarmati dal "pericolo assai reale che la speculazione incontrollata rappresentata dalla teoria del Punto Omega" getti discredito sia sulla "ricerca scientifica seria" che sulla "seria ricerca teologica" [329], alle Frequently Asked Questions poste ai collaboratori dell'Extropy Institute [330].
Gli appartenenti alla corrente di pensiero transumanista, pur essendo talvolta pronti a sottoscrivere che le idee di Tipler vanno al più considerate come "stravaganze" [331] (e sebbene mostrino talvolta di preferire l'approccio di Dyson all'escatologia cosmica [332]), condividono con l'autore della "fisica dell'immortalità" la prospettiva di una sopravvivenza "postumana" nel futuro remoto.
Il lontano futuro dell'universo e delle civiltà tecnologiche è comunque un'area di ricerca che ha ottenuto un suo spazio nell'ambito della speculazione cosmologica. Molti autori si sono infatti soffermati negli ultimi tempi sulla questione della sopravvivenza di una qualche forma di civiltà intelligente nel lontano futuro di un universo aperto [333].
Lawrence Krauss e Glenn Starkman hanno ad esempio sentenziato che in un universo infinito che si espande per sempre (e in assenza di effetti gravitazionali "esotici") la "vita non può essere eterna" [334].
Bostrom e Cirkovic hanno rivolto la loro attenzione alla "strategia di sopravvivenza" nel caso di molti universi, considerando l'eventuale fallimento dell'ipotesi di Tipler nel caso del futuro di universi con costante cosmologica positiva [335]. I due autori hanno preferito l'espressione "ipotesi antropica finale" (FAH) a FAP ed hanno distinto quindi fra un'interpretazione "individualistica" ("Vi è almeno una razza intelligente nell'universo che continuerà indefinitamente ad esistere") e un'interpretazione "olistica" ("Ogni particolare razza intelligente potrebbe infine estinguersi, ma la vita intelligente nella sua interezza esisterà indefinitamente") della FAH.
Dopo aver riformulato la FAH stessa in modo da renderla applicabile al contesto di una collezione di universi, Bostrom e Cirkovic hanno quindi mostrato che essa potrebbe avverarsi solo se: a) un modello di inflazione caotica fornisse una "descrizione soddisfacente della realtà"; b) fosse possibile "la migrazione fra domini non causalmente connessi del multiverso"; c) il tempo a disposizione prima dell'inizio della futura fase inflazionaria risultasse sufficiente allo sviluppo di una tecnologia adeguata al viaggio fra i differenti domini (inter-domain travel) del multiverso.
In un lavoro congiunto di Garriga, Mukhanov, Olum e Vilenkin sono state invece affrontate le implicazioni per la sopravvivenza di lungo termine nel contesto dell'inflazione eterna e il problema dell'eventuale trasmissione di informazioni da parte di una civiltà destinata all'estinzione a civiltà collocate in altre regioni del metauniverso [336].
Tale tema è stato quindi elaborato in un recentissimo contributo di Garriga e Vilenkin, dove i due autori hanno ribadito che la sopravvivenza indeterminata di una civiltà è estremamente improbabile. Ancora una volta i due autori hanno considerato l'eventualità di perpetuare "la nostra eredità inviando messaggi a nuove regioni termalizzate nel nostro futuro" [337].
Il tema più discusso degli ultimi anni è stato però il cosiddetto "argomento del giorno del giudizio" (Doomsday Argument) al quale si è qui già accennato nella nota 34.
All'argomento probabilistico reso celebre dal libro di Leslie The End of The World sono state dedicate svariate analisi e numerose obiezioni [338]. Non mi soffermerò però su di esse poiché è già disponibile in rete, sul sito www.anthropic-principle.com., un'ampia documentazione sul tema.
Curato dal filosofo della scienza Nick Bostrom, il sito in questione mette a disposizione molti dei principali saggi dedicati al Doomsday Argument e contiene inoltre alcune rassegne curate dallo stesso Bostrom sulle questioni probabilistiche sollevate da Carter, Gott III e Leslie e sul "ragionamento antropico" in generale [339].
Bostrom si è rivelato negli ultimi anni come uno degli autori più prolifici sia per quel che riguarda i temi legati al principio antropico (al quale ha fra l'altro dedicato la sua dissertazione di dottorato, titolata Observational Selection Effects and Probability) che alle questioni legate all'intelligenza artificiale e ad un futuro "postumano". Non a caso è stato nel 1998 fra i fondatori della World Transhumanist Association [340]: un'associazione (alla quale aderiscono attualmente oltre mille iscritti) che promuove lo sviluppo di un'intelligenza superumana e l'avvento di una specie "postumana" libera dalla sofferenza, dall'invecchiamento e dalle malattie.
Naturalmente questi temi porterebbero qui troppo lontano. Grazie ala rete il lettore interessato ha però a disposizione la possibilità di un ulteriore approfondimento.
Tornando all'argomento del giorno del giudizio, vale la pena di constatare come esso sia stato uno degli aspetti del dibattito sul principio antropico che più ha interessato i filosofi.
La cosa non suona affatto strana se si considera che i paradossi legati alla teoria della probabilità sono da sempre uno dei temi che più intrigano i filosofi della scienza.
In molti degli scritti dei filosofi sul Doomsday Argument, d'altra parte, la cosmologia (e spesso la stessa espressione "principio antropico") è soventemente del tutto ignorata. Questo è un segno che un principio di selezione fondato sul teorema di Bayes ha ormai una sua autonomia al di là delle sue applicazioni cosmologiche.
Non a caso, in occasione di un'intervista da lui concessami presso l'osservatorio di Meudon (Parigi) il 9 novembre 1998, Brandon Carter sottolineò [341] che, a dispetto delle molte applicazioni cosmologiche del principio antropico e del titolo del volume di Barrow e Tipler (The Anthropic Cosmological Principle), il principio antropico non andava considerato un principio cosmologico ma un principio della scienza con (fra l'altro) le sue applicazioni in cosmologia.


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