Assalto all'Albero della vita| La sfida della genetica fa rinascere il mito scientifico dell'immortalità. |
| Il diciottesimo è stato il secolo del vapore e dell'elettricità. Il ventesimo dell'atomo e
dell'elettronica. Lo sono stati per davvero, perché vapore, elettricità, atomo ed
elettronica hanno rivoluzionato la nostra vita: pensieri e comportamenti. La nostra
cultura. E il ventunesimo, di che cosa sarà fatto?
C'è chi è convinto che sarà il secolo della biochimica. Gli stessi computer saranno
fondati sulle molecole. Sarà il secolo del Dna e dei geni. E possiamo essere
d'accordo, pur restando aperti alle sorprese. Magari domani nasce un genio che
rivoluziona la fisica, inventa il motore iperspaziale e via, tutti alla scoperta di nuovi
pianeti...
Possiamo essere d'accordo. Ma il fine? Verso quale obiettivo viaggerà la
biochimica? Alcune notizie degli ultimi anni, messe in fila, lasciano intravedere un
esito da brividi. Procediamo a ritroso. Alcune settimane fa Pier Giuseppe Pelicci,
direttore del Dipartimento di oncologia dell'Ieo (Istituto europeo di oncologia di
Milano, che fa capo a Umberto Veronesi), ha reso noto di aver scoperto p66shc,
soprannominato per brevità "scic", il gene della vita, responsabile
dell'invecchiamento della cellula. Eliminato, le cavie hanno visto allungarsi la loro vita del 35 per cento. Pelicci ha gettato acqua sul fuoco. La mia scoperta potrà servire a ridurre lo "stress cellulare", insomma a contenere e vincere malattie come il cancro:
"Se pensiamo all'aspetto più eclatante, cioè l'allungamento della vita, il valore della
scoperta è secondario". Eppure... "Personalmente, ritengo che il desiderio di
immortalità sia pura follia. Ma scientificamente aggiungo che non esistono prove che
la morte sia geneticamente determinata da una necessità biologica".
Già, quanto possiamo vivere? Nel Novecento, l'aspettativa media di vita degli
italiani si è raddoppiata. Era di 48 anni nel 1955, è di 77,4 oggi, nel 2025 si prevede
sarà di 82. Gli ultracentenari in Italia erano appena 50 nel 1900, sono circa
cinquemila 99 anni dopo. Nel mondo, l'aspettativa media di vita è oggi di 66 anni,
nel 2025 sarà di 77. Sale. Ma fino a quanto salirà? Nel luglio scorso, il "Sunday
Times" riferiva che in California il professor Michael Rose aveva isolato, in alcuni
moscerini della frutta, dei geni dalle qualità straordinarie, capaci di rigenerare le
cellule mantenendole in uno stato di eterna giovinezza. L'attivazione massima di tali
geni, ha triplicato la vita dei moscerini.
Ancora indietro. Nel gennaio del 1998 dagli Usa arrivava la notizia della scoperta
del professor Woodring Wright, dell'Università del Texas e del Southwestern
Medical Center. Wright aveva identificato il gene responsabile della telomerasi. In
parole semplici, i telomeri sono sequenze di Dna ripetute, che costituiscono la
porzione terminale dei cromosomi. Stanno ai cromosomi come la protezione di
plastica posta all'estremità dei lacci da scarpe sta ai lacci stessi: ne evita il degrado.
Ma ogni volta che una cellula si divide, i telomeri diventano più corti. Il problema è
che i telomeri sono sintetizzati dall'enzima telomerasi, che nelle cellule vecchie a
poco a poco scompare. Così i telomeri si assottigliano e la cellula muore.
Wright ha clonato il gene della telomerasi, l'ha inserito nelle cellule umane e ha
verificato che queste riuscivano a moltiplicarsi 40 volte più delle normali 40-90. Ha
commentato Wright: "Al microscopio sembravano cellule quasi immortali".
Dove ci porterà quel "quasi"? Ad esempio al centro di ricerca Geron, fondato nel
1990 dal miliardiario texano Miller Quarles, che ha ingaggiato i migliori ricercatori, tra cui lo stesso Wright, il premio Nobel Watson, l'uomo che ha decifrato la struttura del Dna, il giovane West e Klatz, presidente dell'American Academy of Anti-Aging Medicine (Accademia americana contro l'invecchiamento).
Fin qui la biochimica. Ma non basta, Nell'estate del 1996 giungeva da Londra una
notizia che, se non fosse vera, sembrerebbe una trama da fantascienza. La British
Telecom aveva investito 50 miliardi di lire, per cominciare, nel progetto Soul
Catcher, che letteralmente significa "acchiappa-anime". Lo scopo del progetto era
spiegata dallo scienziato Chris Winter. Tra 30 anni, ci saranno microprocessori in
grado di immagazzinare 10 milioni di Megabyte, più o meno la quantità di dati che
un essere umano riceve nell'intero corso della sua esistenza. Con microchip (magari
del biochip...) collegati al nervo ottico e ai centri dell'udito, del tatto e dell'olfatto,
sarà possibile racchiudere in un chip un'intera vita, scaricarla in un computer e a quel
punto riversarla in un cervello nuovo. Winter, preso forse da un eccesso di
entusiasmo, commentava: "È la fine della morte, è l'immortalità nel suo senso più
vero. La nostra vita, la nostra anima vivrà per sempre nel silicio". Tra parentesi, la
trama di Killer on-line di Robert J. Sawyer, edito in Italia dalla Nord, ha
esattamente questa premessa. Ma si tratta di un romanzo. E dentro i romanzi
agiscono le IA, le intelligenze artificiali degli autori cyberpunk come Gibson e
Sterling, o della saga di Hyperion di Dan Simmons.
E se proprio un romanzo contenesse la nostra storia futura, morale compresa?
Bruce Sterling in Fuoco sacro, edito da Fanucci, immagina una società occidentale
che alla fine del XXI secolo dedica la maggior parte delle sue risorse al
prolungamento della vita di un'umanità già molto anziana. La protagonista, una
signorina novantenne, si sottopone a un procedimento rivoluzionario e radicale,
basato proprio sui telomeri. Sorpresa. La donna che esce dalla sala chirurgica è
un'altra. Il corpo giovane non racchiude una mente vecchia, ma una mente giovane
desiderosa di imparare e costruirsi un'identità. Sterling sembra suggerirci che l'unico
modo per "essere immortali", finché siamo su questa terra, è generare nuova vita.
Più emozionante potrebbe diventare prolungarla. All'infinito? Umberto Galimberti
commentava queste notizie, due anni fa, ricordando che "ci si può sentire davvero
giovani solo quando la giovinezza è breve". E concludeva: "Ogni sogno, sia esso
mitologico o biochimico, ha sotteso il suo incubo". Incubo? Due film, di qualità
diversa, di epoche diverse: Zardoz di John Boorman e il primo, l'unico decente,
della trilogia di Highlander. In entrambi i casi due gruppi di immortali. Nel primo
caso, l'eternità garantita da un mega-computer è un tale peso, che gli immortali stessi
complottano perché un eroe mortale venga a liberarli donando loro la morte. Nel
secondo caso, il premio per l'ultimo immortale sopravvissuto alla serie infinita di
duelli sarà poter invecchiare serenamente e morire nel proprio letto. Incubi.
Domanda: che Geron, Soul Catcher e tutti gli altri stiano perseguendo il sogno
primevo, l'eternità propria di Dio? Questa ricerca del prolungamento infinito della
vita non ha in sé qualcosa di blasfemo? Anche un Aldous Huxley, due terzi di secolo fa, nel Mondo nuovo parlava di manipolazione sistematica, "industriale", degli embrioni umani. Oggi sappiamo che sarebbe stato meglio prenderlo sul serio. |