Padre Pouget il guru dei geniFinalmente in italiano i "Dialoghi" di Guitton col maestro Torna la figura del religioso quasi cieco che affascinò Camus e Bergson e
che sapeva avvicinare alla fede anche le grandi menti |
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| Jean Guitton, "Dialoghi con il signor Pouget", Bompiani, Pagine 220. Lire 28.000 | Un libro che riaffiora da un pacco di viveri in un campo di prigionia tedesco. Due
lettere, una di un celebre scrittore, l'altra di un filosofo, entrambi non credenti, che
lodano l'autore per quel volume. Sono entrambi francesi come il filosofo Jean
Guitton, che colpito da questi segni decide di dare un seguito a quella riflessione, il
celebre Ritratto del signor Pouget, uscito in piena guerra nel 1942.
Nascono così i Dialoghi con il signor Pouget, che escono in Francia nel 1954 e
vedono la luce ora anche in Italia a 9 mesi dalla morte del loro autore. Dei suoi
incontri con il religioso lazzarista quasi del tutto cieco, Guitton aveva conservato
qualche sparso frammento scritto, che viene riportato in fondo al volume. Dei veri e
propri "logia" socratici. Solo che gli argomenti sono il Gesù dei Vangeli, il senso
della redenzione di fronte al progredire della riflessione scientifica, con la possibilità
supportata dalla statistica di concepire nuovi mondi e nuove creazioni, il futuro del
genere umano (considerazioni che emergono anche dall'ultimo volume-intervista di
Guitton Il libro della saggezza e delle virtù ritrovate, apparso da Piemme).
Ma chi era questo Pouget? Un "singolare guru", che si rivolge al buon senso per
sostenere la rivelazione di ciò che va al di là dei sensi", come scriveva a Guitton
Albert Camus? No, piuttosto, uno "di quegli esseri superiori a molti altri e che
trascorrono ignoti in mezzo a noi", ribatte l'autore. "Sarà conosciuto solo dopo
morto e la sua influenza crescerà attraverso ciò che nascerà da lui", aveva confidato
a Guitton il suo maestro filosofico, Henri Bergson. Questi - pur non essendo parte
del "circolo" intorno a Pouget come Emmanuel Mounier - era stato uno degli ultimi a incontrare Pouget vivo e il rammarico che Guitton esprime è che alcune grandi menti come il filosofo dello "slancio vitale", Simone Weil o Charles Maurras non si siano avvicinati alla Chiesa, almeno come catecumeni. Quei "cristiani del portico di cui Peguy è il profeta". dice Guitton. La lettera di Camus fu, per il filosofo, l'indizio che Pouget poteva toccare alcune menti estranee al cattolicesimo.
Ma come ci ripropone Guitton questo personaggio che, dice, aveva rafforzato la sua
fede, dandogli "il senso dell'uomo, della natura delle cose, della libertà: tra strade
della coscienza verso Dio"? La seconda lettera - quella del filosofo Alain - lo
invitava a riprendere il ritratto, "piuttosto a costruirlo". E allora Guitton si mette nella prospettiva di un Dio che in un determinato giorno "avesse registrato punto per
punto" tutte le operazioni della mente e dell'anima dell'amato maestro. La pluralità
dei mondi, il Cristo dei Vangeli, l'avvenire della nostra specie. Sono i tre cardini su
cui ruotano i Dialoghi ormai immaginari del discepolo con lo scomparso.
In un primo quadro Guitton discute con alcuni personaggi che rappresentano i modi
di vedere filosofici, c'è lo scientista, il nichilista, lo scettico. Quelli che facevano dire
a Bergson che il nostro mondo forse è "refrattario" alla Rivelazione e provocavano
sgomento nello scrittore Paul Claudel. Al vortice di prospettive messo in campo dai
suoi interlocutori il filosofo credente contrappone la prospettiva di Pouget. Questi,
curvo sulla Bibbia di Alcalà (in 7 lingue antiche e preferita dal lazzarista per i suoi
caratteri grandi), con l'occhio non del tutto compromesso legge con una grande
lente, in ebraico, il passo di Giobbe dove Dio ricorda all'uomo di non essere il
creatore del cosmo.
A questa scena ne segue una ambientata mesi dopo nello studio di Pouget a Parigi,
dove l'autore torna idealmente a parlare col religioso. Il quale narra la sua vita ed
espone il suo pensiero sul male, sulla Chiesa, sul futuro dell'umanità. Che in nuce è
anche il pensiero di chi non ha potuto dimenticarlo. |