Naisbitt: noi, intossicati dalla supertecnologiaIl futurologo americano parla del suo nuovo libro, scritto con la figlia Nana: un grido d'allarme sui rischi di un progresso senz'anima "Non c'è distinzione fra violenza virtuale e reale. La genetica minaccia la morale" |
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| John Naisbitt, "High Tech/High Touch: Technology and Our Search for Meaning", Nicholas Brealey Publishing, 274 pagine, 16,99 sterline. | Alla fine dell'intervista, come per dirla tutta, John Naisbitt emette la sentenza: "Il discrimine sarà l'obesità". È sempre così con gli americani: puoi discutere di grandi cose, massimi sistemi, il futuro dell'umanità, religione e filosofia, scienza e morale, ma poi tornano con i piedi per terra: "L'obesità sarà la linea di frontiera tra la medicina e la cosmetica", dice Naisbitt il futurologo. Che spiega: "Se la genetica sarà usata per curare le terribili malattie ereditarie, resteremo nel campo della medicina. Se invece servirà a farci belli, alti, magri, allora entreremo nell'eugenetica". E il
confine tra un domani risanato dalla scienza buona o dominato dalla scienza mostruosa sarà, appunto, l'obesità: "Non dico che la tecnologia sia cattiva: dico solo che non è neutrale, come abbiamo creduto. Il suo impatto sulla nostra vita è enorme: non dobbiamo bandirla, ma starci molto attenti. Pensarci".
Naisbitt il profeta è tornato a prevedere il futuro. Quindici anni fa, con Megatrends, indovinò alcune delle realtà d'oggi: "Il mondo è andato più in fretta di quanto pensassi, però nel senso che io indicai: l'informatizzazione, per esempio, e la globalizzazione", che chiamava economia mondiale.
Così il libro, best-seller da 9 milioni di copie, non è più uscito di stampa. Gli andò meno bene con Megatrends Asia, dove prevedeva un futuro roseo al continente dai piedi d'argilla: "Ma a lungo termine ho visto giusto: Taiwan e Corea del Sud, dopo la crisi, sono tornate ai livelli di crescita
precedenti". E ora questo ex dirigente Ibm e Kodak, da vent'anni aruspice di mestiere, torna a dirci
come sarà il domani. O, meglio, a metterci in guardia contro l'high tech, cioè la supertecnologia, in
nome dell'high touch, il calore umano che ci fa pensare anche al nostro destino, "alle forze
primordiali della vita e della morte".
E la contrapposizione High Tech/High Touch (titolo del nuovo libro, scritto con la figlia Nana) non è
altro che "una lente" che ci serve ad "accogliere la tecnologia che preserva la nostra umanità e respingere quella che vi s'intromette". Perché la tecnica, che non è neutrale, va assorbita lentamente: "Oggi un telaio di legno è high touch, ma quattromila anni fa in Egitto era l'ultima
conquista della tecnologia". Mentre la scienza va ormai a passi troppo veloci per essere
metabolizzata.
Prendiamo quello che Naisbitt definisce "il complesso militar-Nintendo": ci dice nulla che i videogiochi (un'industria da 16 miliardi di dollari l'anno, il doppio di Hollywood) siano il passatempo dei ragazzini, per cui uno su quattro in America è video-dipendente, ma anche lo strumento militare
per addestrare i piloti top gun e quello sanitario per curare le fobìe dei reduci dal Vietnam?
Abitiamo un'"area tecnologicamente intossicata", dice Naisbitt, sicché non comprendiamo che la
violenza che emerge dalla tv, dai film, da Internet e dai videogame non è fittizia, bensì reale. Così i
giovani che vanno a vedere quel film sanguinario che è Fight Club, per esempio, non trovano che
sia violento: "Sono come anestetizzati". Si devono quindi fare scelte, ma quali? "Io ho tolto la tv
da casa", spiega Nana Naisbitt: "Dapprima i miei bambini hanno protestato, ma ora sono contenti.
Mentre invece, per venire a Londra a presentare questo libro, mi sono armata d'un telefono
cellulare, così posso chiamarli quando voglio". E sarà giusto, come vogliono Bill Clinton e Tony
Blair, mettere un computer in ogni classe, per imparare a usare Internet? "Sì, se ci mettiamo
anche un poeta", dice Naisbitt: "Oppure no, perché gli insegnanti cercano il contatto con i bambini
e non vogliono essere distratti dal computer". Con due corollari: primo, usare le nuove tecniche è
facile, "e non c'è bisogno d'insegnare a schiacciare un pulsante". Secondo, la tecnica corre troppo
veloce, "e la scuola non riuscirà comunque a starle dietro".
Ma ora John e Nana Naisbitt sono stanchi di Internet e infotech, "che in fondo sono gadget da
buttare quando vogliamo, come un telefonino". Padre e figlia si sporgono dalla poltrona d'albergo
dov'erano sprofondati, per spiegare le loro ansie: "Ha presente Dolly, la pecora?". Come no, quel
clone fu perfino intervistato dal Corriere, quando la notizia della nascita fece il giro del mondo.
Allora? "Allora, nel nuovo secolo l'ingegneria genetica surclasserà la tecnologia informatica. E noi
non siamo pronti". Il capitolo che vale il libro s'intitola infatti "Galileo- Darwin-Dna", perché come
"Darwin tolse l'evoluzione dalle mani di Dio" così la genetica "potrà metterla nelle mani degli
uomini". Nei prossimi decenni, quando la struttura del Dna sarà stata interamente trascritta,
"l'umanità avrà il potere di dirigere la propria evoluzione". Non si tratta solo di "gravi
preoccupazioni sulla perdita della biodiversità", né di "imprevedibili conseguenze della
manipolazione genetica", ma di "irrevocabili alterazioni del patrimonio genetico". Se un telefono si
può spegnere, un essere umano ri-programmato resterà infatti acceso per sempre, tramite figli, e
figli dei figli.
E Naisbitt è davvero angosciato: "Per ora ci comportiamo come bambini eccitati, perché abbiamo
fiducia nell'umanità. Ma questa tecnologia ha subìto una terribile accelerazione, è così veloce da
non permettere l'adattamento sociale. E noi abbiamo bisogno d'una superiore maturità, di genitori
che ci dicano questo sì e questo no. Dobbiamo discutere tutti, cittadini, scienziati, filosofi, artisti,
teologi. Non basta la scienza". Eppure, fino a oggi, l'umanità ha saputo convivere coi mostri che ha
creato, se pure l'atomica è stata finora tenuta sotto controllo. Naisbitt non si fida: "Perché abbiamo
visto Hiroshima e Nagasaki, che ci hanno ammonito", mentre l'ingegneria genetica non è stata
ancora testata: "Non possiamo parlare solo di tecnologia, ma dobbiamo sentire gli uomini di
religione, ché ci spieghino altri concetti e valori: il bene, la purezza, l'amore". E conclude: "È stato
un moralista musulmano, Abdulaziz Sachedina, a ricordarci che è un inganno cercare la fine del
dolore: la sofferenza non è un male, ma ci rammenta che siamo umani. E allora, l'ingegneria
genetica può essere usata per eliminare il dolore, o no?".
Così siamo volati alti, alla "ricerca dei significati" supremi, che è posta come sottotitolo del libro.
Ma per fortuna Naisbitt l'americano introduce la discriminante prosaica dell'obesità: "Una moratoria
sulla ricerca genetica è impossibile, perché ciò che fosse vietato in America o in Europa si
potrebbe fare altrove. Ci vuole invece una coscienza comune, per limitare l'ingegneria alla medicina
e precluderle la cosmetica". Sani, ma non magri. "E poi, senta: che cosa facciamo se scopriamo
che esiste un gene per il comportamento, oppure un gene per le preferenze sessuali?". E qui pure
Naisbitt, con l'assenso della figlia Nana, si concede una sentenza apocalittica: "Se il
determinismo genetico è reale, allora l'etica è un'illusione". Pensiamoci. |