RASSEGNA STAMPA

22 NOVEMBRE 1999
OSCAR NICOLAUS
Il cammino del viandante curioso nei "Demoni" di Edgar Morin
Il saggio delfilosofo-sociologo-francese è scritto nel segno di una insaziabile curiosità per la vita
Un percorso autobiografico che va dai dolori dell'infanzia agli ultimi eventi della guerra nei Balcani
Edgar Morin, "I miei demoni", Meltemi, pagine 255, lire 32.000
"Non sono tra quelli che si sono costruiti una carriera, ma tra quelli che hanno vissuto una vita". Inizia così uno dei libri più avvincenti di Edgar Morin, uno di quei grandi intellettuali contemporanei a cui non si può dare un'etichetta disciplinare precisa. Sociologo, filosofo, antropologo, la sua ricerca è sempre stata mossa da un insaziabile curiosità per la vita senza che questa sia stata imbrigliata da confini tradizionali. Un libro ispirato dai versi di Machado "Caminante no hay camino, camino se hace al andar", il viandante non conosce la strada, questa si fa nel suo stesso cammino.
E il cammino che Morin racconta in questo saggio, in prima persona, al di là di ogni bon ton accademico, ci conduce dentro alcuni dei grandi eventi di questo secolo. Ma anche dentro le ossessioni, i tormenti, le contraddizioni di un "caminante" che, rifiutando il metodo della purificazione cosidetta scientifica, dell'osservatore escluso dall'osservazione, mette in gioco se stesso: "non scrivo da una torre d'avorio che .mi sottrae alla vita, ma nel mezzo d'un vortice che mi trascina nella mia vita e nella vita. Come diceva Nietzsche, ho sempre messo nei miei scritti tutta la mia vita e la mia persona (... ) Ignoro cosa possano essere i problemi puramente intellettuali".
Da dove nasce si chiede Morin la mia ossessione per la verità? Forse dal fatto di aver conosciuto da piccolo la prima grande menzogna? A dieci anni l'autore perde la madre e questo gli viene nascosto. Da questo momento il tema della morte, della sua assenza e della sua presenza, segna la sua vita insieme a un insofferenza per qualsiasi ipocrisia nelle relazioni umane. Forse anche da questa ferita nasce la voracità culturale del giovane Morin, la sua sensibilità all'immaginario, alla mitologia, all'avventura. Il cinema, i libri, il ciclismo riempiono l'adolescenza di questo precoce onnivoro culturale. Insieme a un etica dell'auto formazione che lo porterà a battere strade difficili lontane da rassicuranti protettori, ma sempre alla ricerca di una patria di fratellanza. Dal padre impara l'amore per la musica, dalla famiglia i sapori del mediterraneo. Celine, Proust, Montaigne, Cervantes, Spinoza, Pascal i suoi maestri spirituali. Dalla sua condizione di ebreo impara a stare dalla parte dei perseguitati senza però accettare l'integralismo nazionalista che si svilupperà a giustificazione della difesa d'Israele. Fino a trasformarsi da marrano clandestino a post-marrano. L'incontro con Malraux lo spinge alla militanza nella resistenza anti nazista. Diventa comunista ma sente Marx come uno stimolo e non come una gabbia ideologica. E' poi lo studio di Hegel a far risolvere a Morin la contraddizione tra l'essere rivoluzionario e il doversi schierare con la Russia stalinista, vissuta in quel momento come un'astuzia della ragione destinata a favorire il progresso dell'umanità. Ma il demone della verità lo spinge a rompere con il Pcf. Nel 1959 esce "Autocritica", una delle testimonianze più radicali e profonde sulla formazione di un pensiero totalitario. Dopo anni di intenso lavoro nel Cnrs come sociologo del cinema arriva la sua opera più celebre, "Il metodo", dove la critica di Morin alla semplificazione e separazione delle conoscenze conosce il punto più alto di elaborazione.
E poi le speranze e le delusioni che accompagnano la fase recente della costruzione europea fino alla tragedia dei Balcani che vede nell'intellettuale francese una delle voci di denuncia più lucida. Un libro ricco, affascinante, costruito come una scala di Escher con continui rinvii, che non segue una freccia lineare del tempo alla ricerca perenne di nuovi inizi, di nuove riorganizzazioni genetiche. Testimonianza di un uomo che ha vissuto ì propri demoni in un costante andirivieni tra dubbio e fede, tra ragione e mito a cui se chiedeste "Quanti anni hai? Vi risponderebbe ho tutte le età della vita umana".
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