RASSEGNA STAMPA

19 NOVEMBRE 1999
ARTURO COLOMBO
Rorthy, la sinistra ricominci da Whitman
Mentre qui da noi i soliti intellettuali cicisbei pretendono di convincerci che destra e sinistra non hanno più ragion d'essere, al di là dell'Atlantico, con maggiore realismo, c'è chi cerca di spiegare come può diffondersi una sinistra, che si sia sbarazzata delle disastrose illusioni del "socialismo reale" ma non rinunci a proporre di costruire un mondo meno angusto e meno ingiusto. Il tentativo più recente, e intrigante, lo fa Richard Rorthy con il saggio "Una sinistra per il prossimo secolo", scritto per chi vive oltreoceano ma pieno di suggerimenti utili anche agli europei. La premessa è drastica: guai a correr dietro alle "certezze", imposteci dagli arroganti nipotini di Marx: i risultati li abbiamo sotto gli occhi. Per cambiare strategia, occorre lasciar perdere la politica fatta di pretese "verità scientifiche". Molto meglio è recuperare nella tradizione "liberal" qualche "antenato", capace di risvegliarci dal lungo sonno dogmatico. E dunque, se la nuova sinistra deve identificarsi in un coraggioso "partito della speranza", mandiamo al diavolo tutto l'armamentario, messo in circolazione da Marx, giù giù fino a Foucault, e sostituiamolo, per esempio, coi grandi ideali umanitari, di cui sono stati portatori due personaggi, insoliti ma ricchissimi di pathos, come il poeta Walt Whitman e il filosofo John Dewey. Entrambi erano americani convinti, ma nient'affatto nazionalisti e sciovinisti; anzi, il loro costante pragmatismo ce li rende due esempi efficaci, per capire che il lontano patrimonio dei "padri fondatori" - il culto della democrazia, il primato della libertà politica, la ricerca della giustizia sociale - non costituisce una gelosa esclusiva "made in Usa" ma deve diventare un obiettivo comune per chiunque non rinunci a credere che questo nostro mondo lo si può cambiare in meglio. Però, senza oppressive imposizioni dall'alto, ma col sostegno di un forte e diffuso "partito della speranza".
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Filosofia (e) politica