RASSEGNA STAMPA

14 NOVEMBRE 1999
MASSIMO SPAMPANI
Preoccupato rapporto del Wwf: sono 24 le specie arboree manipolate geneticamente in diciassette Paesi
Super-alberi modificati stanno crescendo anche in Italia
Tra questi vi sono pioppi, castagni noci, meli, betulle, aranci, pini, ulivi, pruni e anche eucalipti
Non solo mais, pomodori, patate: dopo il cibo ora arrivano anche alberi transgenici. Le manipolazioni genetiche hanno messo radici tra pioppi, noci, meli, castagni, pruni, betulle, aranci, pini, ulivi, eucalipti il cui DNA è stato modificato dall'uomo. Lo scopo, nella maggior parte dei casi, è quello di ottenere alberi che producono più legname o raccolti più cospicui. Il Wwf ha diffuso a livello mondiale un rapporto che definisce la situazione inquietante. In almeno 17 Paesi al mondo, compresa l'Italia, vi sono piantagioni sperimentali di essenze arboree nate dall'ingegneria genetica che interessano 24 specie di alberi. Stati Uniti e Canada, come peraltro è accaduto per le altre specie vegetali, sono in prima linea nella ricerca, e già nel 2001, secondo il Wwf potremmo vedere in commercio legname o frutti provenienti da super-alberi modificati geneticamente coltivati in Brasile, Cile, Cina, Indonesia, grazie ai fondi privati delle Nazioni più industrializzate. Negli ultimi cinque anni, le sperimentazioni stanno crescendo a un ritmo esponenziale (sono 44 solo quelle del 1998), sia per quanto riguarda il numero degli individui, sia per quanto riguarda il numero delle specie interessate alle modifiche genetiche. Il rapporto fa osservare che queste piantagioni sperimentali avvengono senza appropriati controlli circa gli effetti dannosi che i super-alberi potrebbero avere sull'ambiente, visto che l'attenzione è focalizzata quasi esclusivamente sui cibi transgenici. Ma intervenire sul DNA degli alberi potrebbe significare una minaccia per l'equilibrio naturale degli ecosistemi. C'è il rischio - sostiene il rapporto del Wwf - che le specie naturali a contatto con gli alberi transgenici vengano "contaminate" geneticamente. Tutte queste sperimentazioni hanno avuto il consenso di governi, industrie o istituzioni accademiche, ma non ci sono ricerche scientifiche sugli effetti a lungo termine di questi alberi modificati sull'ambiente, sulla salute delle persone e degli animali. Il problema si pone soprattutto per gli esperimenti in America Latina, in Africa, nel Sud-Est asiatico, dove i progetti sono in mano al settore privato e dove non esiste o quasi una regolamentazione. La situazione è più controllata nel Nord del mondo, dove generalmente sono le istituzioni scientifiche a condurre le sperimentazioni. Ma a cosa punta la creazione di alberi modificati geneticamente? Nel 75% dei casi a una maggiore produttività di legname, a una sua crescita più veloce, ma anche una maggiore resistenza agli erbicidi e alle malattie. Un caso interessante è quello del Giappone dove la Toyota, produttore di automobili, ha avviato dal 1993, con il fine di contribuire all'abbattimento dell'anidride carbonica in atmosfera, ricerche per ottenere con l'ingegneria genetica, alberi in grado di immagazzinare quantità molto elevate di carbonio. Gli scienziati riferiscono però che con questo risultato si incrementa anche un inaccettabile assorbimento d'acqua dal terreno. Il rapporto del Wwf intende far conoscere le dimensioni del problema e invitare i governi ad adottare misure severe di controllo su questo mercato.
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