RASSEGNA STAMPA

14 NOVEMBRE 1999
editoriale
È il cervello più duraturo del sapere
Aristotele, "Fisica", a cura di Marcello Zanatta, Utet, Torino 1999, pagg. 560, L. 90.000
Aristotele, "De interpretatione", testo greco a fronte, a cura di Attilio Zadro, Loffredo, Napoli 1999, pagg. 466, L. 70.000 (informazioni allo 081-5937073)
Aristotele fu definito da Dante "il maestro di color che sanno". Poche parole come queste sono riuscite a rendere ragione a un filosofo, anche se il sommo greco ha dominato per due millenni il pensiero umano. La sua Metafisica, d'altro canto, è ancora il punto di partenza per buona parte delle riflessioni teologiche occidentali e, nonostante l'attacco che sta subendo da mezzo millennio, resta una delle opere-chiave della filosofia. Con qualche variante si potrebbe parlare negli stessi termini della sua Logica, di quei libri che la tradizione ha chiamato Organon, definita "un colosso dai piedi d'argilla" nientemeno che da Kant, ma da cui non è facile sbarazzarsi definitivamente. E poi l'attualità di Aristotele spunta all'improvviso: ora è nella Politica, ora è in un trattatello sulla malinconia, ora è in quello che ha scritto sui sogni nei Parva naturalia.
Per questo motivo si saluta sempre con interesse una nuova traduzione di una sua opera. In questi giorni nei "Classici" Utet esce, a cura di Marcello Zanatta, la Fisica (la versione è stata condotta sul testo oxoniense di Ross, con un'attenzione particolare per quanto ha fatto, nei due volumi delle Belles Lettres, Carteron). Opera non facile, contiene l'analisi dei "principi del divenire" e, nel VII libro, la "dimostrazione dell'esistenza del primo motore". Addirittura - e qui occorre fare un plauso al curatore - di questo tormentato VII libro egli ha dato due diverse versioni dei primi tre capitoli che riportano la "redazione di base" (considerata la più sicura) e quella su cui si eseguì la Vetusta traslatio.
Inoltre le note e l'ampia introduzione ripropongono il trattato alla luce delle decisive acquisizioni esegetiche che negli ultimi decenni sono venute consolidandosi nel campo degli studi aristotelici. Ricordiamo infine che la Fisica è il sesto volume delle "opere filosofiche" di Aristotele che sta uscendo nei "Classici della Filosofia" Utet, collana fondata da Nicola Abbagnano e ora diretta da Tullio Gregory.
L'altra opera da segnalare è la versione del De interpretatione aristotelico a cura di Attilio Zadro. La tradizione ha collocato lo scritto al secondo posto fra le sei opere dell'Organon, dopo le Categorie, ovvero la teoria dei concetti fondamentali, e prima degli Analitici, vale a dire la teoria del sillogismo dimostrativo. Esso reca la dottrina del giudizio, cioè di quella relazione tra i concetti le cui forme costituiscono le pietre angolari dell'edificio della logica aristotelica, essendo le strutture di cui si compongono le argomentazioni.
In greco il De interpretatione è di una ventina di pagine (due in più nella versione italiana), ma è uno scritto talmente denso e importante che Zadro ci ha dato un'introduzione di oltre 100 pagine e un commento di quasi 250 pagine. Ha fatto un lavoro capillare ed eccellente, mettendo in luce la componente platonico-matematica e la sua convergenza con la componente linguistica, evidenziando il ruolo della frase verbale come condizione della formulazione del giudizio.
L'opera è pubblicata nella nuova serie della collana "Filosofi antichi" dell'editore Loffredo di Napoli, dove sono già usciti un Gorgia di Platone e un eccellente lavoro sui primi tre capitoli della VI Enneade di Plotino.
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vedi anche
Storia della filosofia