| È il cervello più duraturo del sapere |
| Aristotele, "De interpretatione", testo greco a fronte, a cura di Attilio
Zadro, Loffredo, Napoli 1999, pagg. 466, L. 70.000 (informazioni allo
081-5937073) | Aristotele fu definito da Dante "il maestro di color che sanno". Poche
parole come queste sono riuscite a rendere ragione a un filosofo, anche
se il sommo greco ha dominato per due millenni il pensiero umano. La
sua Metafisica, d'altro canto, è ancora il punto di partenza per buona
parte delle riflessioni teologiche occidentali e, nonostante l'attacco che
sta subendo da mezzo millennio, resta una delle opere-chiave della
filosofia. Con qualche variante si potrebbe parlare negli stessi termini
della sua Logica, di quei libri che la tradizione ha chiamato Organon,
definita "un colosso dai piedi d'argilla" nientemeno che da Kant, ma da
cui non è facile sbarazzarsi definitivamente. E poi l'attualità di Aristotele
spunta all'improvviso: ora è nella Politica, ora è in un trattatello sulla
malinconia, ora è in quello che ha scritto sui sogni nei Parva naturalia.
Per questo motivo si saluta sempre con interesse una nuova traduzione
di una sua opera. In questi giorni nei "Classici" Utet esce, a cura di
Marcello Zanatta, la Fisica (la versione è stata condotta sul testo
oxoniense di Ross, con un'attenzione particolare per quanto ha fatto, nei
due volumi delle Belles Lettres, Carteron). Opera non facile, contiene
l'analisi dei "principi del divenire" e, nel VII libro, la "dimostrazione
dell'esistenza del primo motore". Addirittura - e qui occorre fare un
plauso al curatore - di questo tormentato VII libro egli ha dato due
diverse versioni dei primi tre capitoli che riportano la "redazione di base"
(considerata la più sicura) e quella su cui si eseguì la Vetusta traslatio.
Inoltre le note e l'ampia introduzione ripropongono il trattato alla luce
delle decisive acquisizioni esegetiche che negli ultimi decenni sono
venute consolidandosi nel campo degli studi aristotelici. Ricordiamo
infine che la Fisica è il sesto volume delle "opere filosofiche" di
Aristotele che sta uscendo nei "Classici della Filosofia" Utet, collana
fondata da Nicola Abbagnano e ora diretta da Tullio Gregory.
L'altra opera da segnalare è la versione del De interpretatione aristotelico
a cura di Attilio Zadro. La tradizione ha collocato lo scritto al secondo
posto fra le sei opere dell'Organon, dopo le Categorie, ovvero la teoria dei
concetti fondamentali, e prima degli Analitici, vale a dire la teoria del
sillogismo dimostrativo. Esso reca la dottrina del giudizio, cioè di quella
relazione tra i concetti le cui forme costituiscono le pietre angolari
dell'edificio della logica aristotelica, essendo le strutture di cui si
compongono le argomentazioni.
In greco il De interpretatione è di una ventina di pagine (due in più nella
versione italiana), ma è uno scritto talmente denso e importante che
Zadro ci ha dato un'introduzione di oltre 100 pagine e un commento di
quasi 250 pagine. Ha fatto un lavoro capillare ed eccellente, mettendo in
luce la componente platonico-matematica e la sua convergenza con la
componente linguistica, evidenziando il ruolo della frase verbale come
condizione della formulazione del giudizio.
L'opera è pubblicata nella nuova serie della collana "Filosofi antichi"
dell'editore Loffredo di Napoli, dove sono già usciti un Gorgia di Platone e
un eccellente lavoro sui primi tre capitoli della VI Enneade di Plotino. |