RASSEGNA STAMPA

7 NOVEMBRE 1999
ARMANDO MASSARENTI
La commedia hollywoodiana, un modo leggero e profondo per introdurci ai problemi filosofici
Stanley Cavell, "Alla ricerca della felicitÓ. La commedia hollywoodiana del matrimonio", Einaudi, Torino 1999, pagg. 300, L. 36.000.
Roberto Escobar e Luigi Paini, "Riflessi nel grande schermo", Il Sole-24 Ore, I libri della Domenica, pagg. 316, L. 19.000.
Che cosa ha a che fare il cinema con la filosofia? Questa domanda, che si trova nella quarta di copertina del libro di Stanley Cavell ora pubblicato da Einaudi, non coglierÓ certo di sorpresa i lettori del "Domenicale", abituati da quasi 15 anni a seguire la rubrica di Escobar e Paini sul film della settimana, non a caso intitolata Riflessi nel grande schermo (come il volume, edito nei mesi scorsi per le edizioni del Sole-24 Ore, che raccoglie la stagione '97 e '98). Su ogni film viene infatti svolta una vera e propria riflessione filosofica, dalla quale emerge quanto la filosofia, e insieme il cinema, possano appunto "riflettere" i problemi e le aspirazioni della vita di ogni giorno. Ed Ŕ appunto questo l'intento di Cavell, uno dei maggiori filosofi americani, in questo suo Alla ricerca della felicitÓ, una lettura di sette commedie hollywodiane degli anni 30 e 40 scelte per sostenere una tesi forte e unitaria sulla natura del cinema americano, che lo ricollega ad autori come Emerson e Thoreau, veri padri fondatori (prima del pragmatismo) di un modo di filosofare tutto statunitense e dai quali ha imparato l'arte di far emergere, dalle varie forme di espressione artistica, l'"agenda interiore di una cultura".
Lady Eva, Accadde una notte, Susanna, Scandalo a Filadelfia, La signora del venerdý, La costola di Adamo, L'orribile veritÓ sarebbero tutte "commedie del rimatrimonio", un genere tipicamente americano. Tutti questi film iniziano o con un divorzio o con una minaccia di divorzio.
Nelle commedie tradizionali la situazione tipo era quella di un giovane uomo che cerca di sposare una giovane donna alla sua prima esperienza e che deve superare gli ostacoli imposti dal padre. Nel nuovo genere, inventato agli albori del sonoro, le cose non stanno mai in questi termini.
La donna Ŕ pi¨ matura - intorno alla trentina - Ŕ giÓ stata sposata, ha giÓ avuto esperienze sessuali, e di solito non ha figli. Manca la figura della madre, mentre il padre, quando Ŕ presente, Ŕ dalla parte della figlia, ed Ŕ comprensivo e partecipe dei desideri, delle aspettative e dei dubbi che lei nutre per l'uomo con cui dovrebbe condividere la propria idea di felicitÓ. Una felicitÓ "conquistata", ridefinita attraverso un cambiamento che ha comportato una separazione e infine la creazione delle condizioni per una nuova vita in comune.
La nascita di una donna nuova, inedita nella storia dell'umanitÓ, riflessiva e sensuale al tempo stesso (incarnata in attrici come Katharine Hepburn e Claudette Colbert), la riflessione sui rapporti di coppia e sull'istituzione del matrimonio nei primi anni in cui era possibile il divorzio, la necessitÓ in amore di una morte da cui possa emergere una rinascita interiore, sono tutti temi presenti in questi film e carichi di connotazioni filosofiche.
Tra le quali la pi¨ importante Ŕ quella che permette a Cavell di rivalutare una posizione "perfezionista" in morale. Rifiutata e criticata da autori come il suo collega di Harvard John Rawls, l'idea che un ingrediente fondamentale della morale sia quello legato alla capacitÓ di immaginare e orientare la propria vita verso un ideale di eccellenza o di felicitÓ piena, Ŕ confermata dall'analisi di questi film e dal modo in cui essi rispecchiano i nuovi ideali di felicitÓ presenti nella societÓ e il loro rapporto con istituzioni quali il matrimonio o il divorzio. Il perfezionismo morale inoltre, secondo Cavell, anche se trova espressione in autori illiberali come Nietzsche, non Ŕ affatto in contrasto con l'idea liberale, ed Ŕ sostenuto per esempio da John Stuart Mill in On Liberty.
Ma ci si chiederÓ, questi non sono discorsi troppo alti o complicati per essere applicati a un genere popolare come la commedia hollywoodiana? Cavell prende le mosse dalle tesi di Northorp Frye secondo cui la commedia di Shakespeare Ŕ stata largamente sottovalutata. Esempi di romances come Pericle, Cimbellino, Il racconto d'inverno e la Tempesta rappresentano in realtÓ il culmine della sua arte.
Cavell ha anche scritto un libro (anch'esso in traduzione per Einaudi), in cui analizza filosoficamente sei opere di Shakespeare dimostrando quanto esse siano intrise di problemi filosofici come lo scetticismo, il rapporto tra apparenza e realtÓ, l'esistenza delle altre menti. Allo stesso modo egli individua nella commedia holliwoodiana una forma d'arte insieme popolare e profonda e raffinata, collegandola direttamente alla tradizione del romance.
"Tutte le commedie del rimatrimonio contengono un lato oscuro, momenti nei quali un mondo circostante malinconico o tragico viene a un soffio di distanza dalle risate che gli uomini e le donne protagonisti di queste commedie si concedono reciprocamente", scrive Cavell. Al tempo stesso esse contengono un elemento utopico, vicino a ci˛ che intendevano Emerson e Thoreau "quando auspicavano un nuovo giorno, una rinnovata convinzione che un autentico cambiamento Ŕ possibile, che noi non siamo destinati a volere una ripetizione senza il mutamento delle istituzioni, matrimonio in testa, che hanno prodotto la presente scena di ossessione e di assenza di gioia che la generazione precedente ci ha preparato". I personaggi di questi film - nonostante si trovino nel pieno della grande depressione - vivono nel lusso e nella comoditÓ. Essi hanno l'agio di parlare della felicitÓ umana e anche il tempo per privarsene senza necessitÓ. La possibilitÓ di conversare "in modo intelligente e scherzoso su se stessi e sugli altri" Ŕ il presupposto della loro capacitÓ di trasmetterci contenuti filosofici, forti di utopie capaci di riflettersi nella vita di ogni giorno.
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