RASSEGNA STAMPA

3 NOVEMBRE 1999
DONATO FASOLI
Ora anche l'Estetica ha il suo dizionario
Abbiamo chiesto a Paolo D'Angelo, docente di estetica all'Università di Messina e autore, tra l'altro, del volume "Simbolo e arte in Hegel", perché sentito oggi la necessità di offrire al lettore il "Dizionario di estetica" in lingua italiana pubblicato da Laterza). Uno strumento utilissimo, agile (poco meno di 350 pagine), destinato solo agli studiosi ma a chiunque si interessi mondo dell'arte. "Potrei cavarmela dicendo che un'opera del genere mancava - risponde mentre esistono da tempo dizionari di estetica nelle maggiori lingue (in inglese è uscita da poco un'enciclopedia in quattro volumi). Sarebbe una risposta valida solo sul piano, dico così, commerciale".
Per lei e per l'altro curatore Gianni Carchia quali ragioni di ordine culturale hanno contato?
Nelle discipline filosofiche, non sempre i manuali e le storie rappresentano i mezzi migliori per comprendere i problemi effettivi, mentre un buon dizionario permette spesso di entrare subito nei punti nevralgici di una questione. Nicola Abbagnano ha sia una fortunata Storia della Filosofia sia un celebre Dizionario. Basandomi sulla mia esperienza, noto che mentre leggendo la Storia non si capisce cosa avessero in mente i filosofi, il Dizionario è una miniera di sollecitazioni per scoprire a quali interrogativi hanno cercato di rispondere. Nel nostro caso, mi pare che voci come quelle sul genio, il gusto, l'immaginazione, ci mettono subito in grado di capire perché, ad esempio, tra Seicento e Settecento si costituisce una riflessione estetica in senso moderno. In molte delle storie dell'estetica non lo si capisce altrettanto bene. Inoltre un dizionario consente dì avvalersi per i singoli argomenti di un esperto: oltre ai curatori, le voci sono state scritte da Stefano Catucci, Flavio Cuniberto, Tonino Griffero e Stefano Velotti".
Quali sono i criteri della scelta?
"Abbiamo evitato di, includere nel nostro lessico la terminologia specialistica delle arti: per questo fine, gli strumenti ci sono già. Abbiamo invece dato spazio a quei concetti attraverso i quali si è stratificata nel tempo la riflessione sulle arti, la bellezza, l'esperienza estetica. Quindi nel Dizionario si trovano non solo le categorie con le quali qualifichiamo i nostri giudizi estetici (bello, brutto, sublime, pittoresco ecc.), e i termini chiave della storia dell'estetica, ma anche ì concetti fondamentali delle principali teorie estetiche, le grandi correnti di pensiero (estetica fenomenologica, marxista, analitica ecc.), e quelle che strutturano la nostra conoscenza delle arti (generi, museo, critica). Da questo punto di vista la scelta è stata la più ampia possibile: un Dizionario non deve essere un'opera di tendenza, ma deve dare spazio a tutti gli orientamenti significativi".
Secondo Aldo Giorgio Gargani, in questi anni l'Estetica illustra quella situazione fondamentale in cui l'uomo si sforza di dare una forma al flusso dell'esperienza e al tempo stesso constata lo scarto irriducibile tra questa forma e la realtà che lo circonda. ' d'accordo?
"Il problema a cui allude Gargani, in effetti, è uno dei più presenti nel dibattito attuale. Dopo la stagione semiotica ci si è resi sempre più conto che il linguaggio non è solo sistema, non è tutto formalizzabile. Da questo punto di vista mi pare, ad esempio, che la riflessione di Emilio Garroni sull'estetica come filosofia del senso e sulla impossibilità di oggettivare tutti gli aspetti della nostra esperienza rappresenti una conferma dell'attualità di questi temi".
In che misura la storia filosofica del Novecento italiano coincide con la vicenda dell'estetica?
"Direi che proprio nel nostro secolo l'estetica si intreccia con la più generale riflessione filosofica con un'intensità che è raro trovare altrove. Non c'è solo il caso di Croce, che si è occupato di estetica tutta la vita ed è arrivato alla filosofia attraverso l'estetica, o di Gentile, la cui Filosofia dell'arte rappresenta un ripensamento di tutto il suo sistema. Anche nel dopoguerra la riflessione sull'arte ha conservato, in Italia, una forte impronta teoretica, evitando di restringersi a specialismo, e questo aspetto si è addirittura accentuato negli ultimi anni, con la crisi dello strutturalismo, che da noi ha trovato eco più sul piano filosofico che su quello della critica letteraria".
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