| Gli spinaci dello scandalo |
| "Gli spinaci sono ricchi di ferro. I luoghi comuni della scienza", a cura di
Jean-Francois Bouvet, Cortina editore, Milano 1999, pagg. 186, L.
24.000. | Mettiamo pure il cuore in pace, non c'è altro da fare. Tutti quanti viviamo
di luoghi comuni. Anche se non li amiamo molto e quando li scopriamo
(negli altri, beninteso) non ci mancano le parole per denunciarli. Nel
secolo scorso Flaubert aveva addirittura compilato un Dizionario dei
luoghi comuni. Se avesse avuto successo, egli pensava, nessuno
avrebbe più osato parlare per paura di dire una frase riportata nel
Dizionario. I luoghi comuni si propagano infatti di bocca in bocca e
acquistano forza col fatto solo di essere ripetuti. Il successo del
Dizionario c'è stato, ma i luoghi comuni non sono stati "spazzati via".
Anzi, "spazzare via i luoghi comuni" è diventato a sua volta un luogo
comune. Flaubert sembra dunque aver confermato, suo malgrado, la
verità del luogo comune secondo cui, per combattere un errore, si rischia
di diffonderlo ancor più. Perché infatti, nota Didier Nordon
nell'introduzione a questo volume, "una conseguenza - insieme
spiacevole e piacevole - del successo del suo attacco contro idee di
questo tipo, è di averne creata, lui, una nuova". Nel passato, scrive Jean
Francois Bouvet, i luoghi comuni erano spesso "imposti dalla Chiesa",
oggi sono "scorie della divulgazione scientifica o di ideologie che
continuano a rigenerarsi". Anche la ricerca di certezze e di punti di
riferimento per orientarsi nel nuovo millennio è stata ribadita al punto da
diventare un luogo comune dei nostri tempi. Così, mentre la fine del
millennio si avvicina "nuove varietà di superstizione fioriscono
allegramente e infestano spudoratamente i viali ben ordinati dei giardini
del razionalismo". In tempi di crisi delle ideologie, "il lavaggio del
cervello non conosce crisi". Detto altrimenti, "le chiacchiere e
l'irrazionale hanno davanti a sé un luminoso futuro".
Quella curata da Bouvet è una divertente raccolta di false verità, di luoghi
comuni appunto, nelle loro più diverse reincarnazioni "che fanno parte
del patrimonio scientifico contemporaneo". Il tabacco fa male alla salute
e il colesterolo è un veleno. L'uomo discende dalla scimmia e le piante
verdi in camera da letto nuocciono alla salute. Il toro si eccita alla vista
del rosso. Il cervello è un supercomputer e le nascite aumentano con la
luna piena. Nel trattare di luoghi comuni, al tono serioso e professorale
gli autori preferiscono l'ironia e l'autoironia. E difatti, si chiedono, dietro a ognuno dei luoghi comuni elencati nel volume, "quanti altri, più nascosti,
sonnecchiano nelle orecchie di ciascuno degli autori di questa piccola
raccolta?". Ci si consola con un altro luogo comune, che l'errore è il
primo gradino della verità e che ogni verità è, a sua volta, destinata a
diventare un giorno errore. D'altra parte è assurdo pensare di poter fare a
meno per principio dei luoghi comuni. Si può dire addirittura che il corpus
della scienza stessa è fatto di verità che sono diventate dei luoghi
comuni. "Tanto è vero che uno scienziato è considerato bravo se riesce
a inventarne di nuovi", osserva Nordon.
C'è voluto il genio di un Copernico o di un Newton per sostituire a
un'"evidenza" diventata luogo comune, o peggio, a un errore comune -
che il Sole giri intorno alla Terra - un nuovo luogo comune. Tale infatti è
diventata la teoria copernicana o la gravitazione universale per chi non
sia un fisico o un astronomo. Gli viene insegnata e l'accetta tal quale,
ma avrebbe potuto con altrettanta facilità accettarne un'altra. O
continuare a dare fiducia alla teoria geocentrica, come si è fatto per
millenni e che del resto corrisponde bene a quello che vediamo. È
compito degli specialisti rettificare pubblicamente gli errori comuni e
contribuire alla creazione di nuovi luoghi comuni più precisi. Ha ragione
Nordon quando sottolinea che a ben vedere, infatti, ciò che caratterizza il
luogo comune non è tanto il fatto di essere banale o impreciso, quanto
l'essere accettato senza riflettervi. Assimiliamo i luoghi comuni senza
accorgercene, veri o falsi che siano. Funzionano da verità semplici in un
mondo complesso in cui la verità ultima sembra continuamente sfuggire
all'uomo. Ma hanno questo di falso, che occultano appunto la
complessità del mondo. Che a sua volta è diventato un luogo comune.
Come quello di Flaubert, anche il volume curato da Bouvet è organizzato
come un dizionario, per parole chiave ordinate secondo l'ordine
alfabetico. Ognuno si sceglie un proprio percorso di lettura, guidato da
curiosità e analogie. Scopre che il toro è poco o nulla sensibile ai colori.
Che il tabacco può proteggere dal cancro ai polmoni, che si può
continuare a dormire tenendo le piante verdi in camera da letto. Che dire
degli spinaci ricchi di ferro che danno il titolo al libro? Come c'era da
aspettarsi, niente più di un luogo comune. È vero che gli spinaci freschi
contengono ferro, circa tre milligrammi ogni cento grammi di spinaci. Ma
molto meno delle lenticchie, per esempio, o dello zucchero, delle uova o
i frutti di mare. Per non parlare della carne. La leggenda vuole che
all'origine vi sia stato un errore di battitura di una segretaria che riportava
i risultati dell'analisi di una foglia di spinacio effettuata verso la fine del
secolo scorso. Una virgola fuori posto, e tre milligrammi diventano trenta.
Solo negli anni Trenta, alcuni scienziati tedeschi hanno ristabilito la
verità. Ma era troppo tardi. Nel 1933 Dave e Max Fischer avevano dato
vita a Braccio di Ferro, il marine che aveva il segreto di una forza
spropositata in una scatola di spinaci, moderna pozione magica. Braccio
di Ferro si rivela così un "ciarlatano da bancarella" che ci ha rallegrato
con una storia d'amore che "quantunque agitata, non ha mai conosciuto
i tormenti della ruggine" e ha regalato ai produttori di spinaci un
incremento del trentatre per cento del consumo negli Stati Uniti. Cosa
concludere? "Finora credevo, senza averlo controllato, che gli spinaci
contenessero molto ferro. D'ora in poi crederò, ancora senza averlo
controllato, che ne contengono molto poco". Anche il contrario di un
luogo comune, afferma con arguzia Nordon, è a sua volta un luogo
comune. |