RASSEGNA STAMPA

15 OTTOBRE 1999
MAURIZIO CECCHETTO
Pareyson a lezione da Maritain
Il pensatore torinese meditò negli anni giovanili su "Arte e scolastica" del francese. Un inedito
Oggi, dopo due decenni di "postmodernità", che hanno dato una nuova apparenza al relativismo ridefinendolo nel segno della "inclusività", il coesistere di tutto e il suo contrario, oggi forse è più difficile comprendere a fondo una polemica filosofica ed estetica come quella di Luigi Pareyson contro l'idealismo crociano (che lo distanziò anche dal pensiero di Luigi Stefanini, del quale pure fu il successore alla direzione della "Rivista di estetica" quando questi improvvisamente morì): una polemica che si riassume nella opposizione del concetto di "formatività" a quello che don Benedetto aveva posto sull'altare dell'estetica vincente: l'espressione. L'espressione come segno della persona, ma quasi in spregio di tutti quegli attriti "materiali" che comporta la creatività: e non a caso il riferimento di Croce non erano le arti plastiche, ma la poesia. Pareyson seppe ricollocare nell'estetica quel fattore "materiale" che lega la forma al "fare", e nel fare stesso scopre le sue leggi e le sue novità. L'estetica di Pareyson detta appunto "della formatività" altro non è che un approfondimento essenziale, il più essenziale a mio avviso nella riflessione estetica del secondo Novecento, del principio della performatività: ovvero, quel principio in base al quale l'opera mentre nasce determina anche il linguaggio che la interpreta, ovvero quello dell'artista è "un tal fare che, mentre fa, inventa il da farsi e il modo di fare", e in questo esprime compiutamente la dimensione personalista dell'opera d'arte, che non è manifestazione dell'idea ma rivelazione dell'autore stesso che la crea. Insomma un facere che in realtà è un perficere. Nulla di nuovo, rispetto a quanto già non si sapesse su Pareyson. Ma, in realtà, qualcosa d'inedito emerge dal saggio di una studiosa del filosofo torinese, Rosanna Finamore, che pubblica ora per Città Nuova un corposo studio sull'estetica di Pareyson intitolato appunto "Arte e formatività" (pagine 240, lire 32.000). La studiosa rende pubblica nel libro una lettera che Pareyson le scrisse dopo aver letto attentamente la sua tesi che riguardava proprio l'estetica pareysoniana, e in questa lettera per la prima volta il filosofo rivelava il suo debito giovanile con il neotomista Jacques Maritain: "Le sarà di qualche interesse - scriveva Pareyson - sapere che uno dei testi su cui nella mia giovinezza più meditai è Art et scholastique di Maritain; e del resto è molto significativo il fatto che ai miei due migliori alunni in estetica, Umberto Eco e Gianni Vattimo, assegnai come tesi di laurea rispettivamente S. Tommaso e Aristotele". Per capire in che direzione vada inteso il debito di Pareyson con Maritain, bisogna leggere il passaggio precedente a questa confessione: "Devo dire che la mia estetica è tutta una rivalutazione del concetto antico e medievale dell'arte come fare; sul concetto di forma, poi, so bene d'essere per molti aspetti d'accordo con Aristotele e S. Tommaso". L'autrice, e con lei Xavier Tilliette, che firma la prefazione al volume, concordano nel dire che l'estetica della formatività di Pareyson non è una branca speciale e autonoma della filosofia, ma è uno sviluppo stesso della filosofia generale, tant'è che quel ragionamento estetico non si capirebbe se non si tenesse conto della contemporanea e progressiva elaborazione da parte di Pareyson di un "personalismo ontologico" e infine della ben nota "ontologia della libertà" che ha occupato gli ultimi anni della sua riflessione. L'aspetto "formativo" è infatti una declinazione di quel principio ermeneutico che Pareyson ha sempre affermato nella sua ricerca, che poi trova piena realizzazione nelle categorie della libertà e della responsabilità da cui scaturisce anche l'attualità delle forme. A ben vedere, il tentativo di Pareyson non è stato quello di riequilibrare il nucleo dell'estetica spostando il baricentro verso l'aspetto per così dire "pratico" del fare, che tomisticamente si distingue dall'agire, che ha valore conoscitivo ed etico, quanto piuttosto quello di reintegrare le due categorie in una sola prospettiva etica. E volendo dire dei debiti pareysoniani, non è senza importanza considerare che già nei primissimi anni del secolo Bergson aveva riportato l'attenzione sulla complessa identità dell'homo faber.
inizio pagina
vedi anche
Estetica