RASSEGNA STAMPA

12 OTTOBRE 1999
PAOLO MASTROLILLI
Ma la fede può andare in borsa?
Dottrina sociale della Chiesa e teorie economiche: parla il teologo americano David Schindler
"Il credente non può accontentarsi di un dibattito che si limita a contrapporre socialismo e liberismo Il mercato ha una sua importanza, ma anche il consumismo può rivelarsi una minaccia"
Leggere il lavoro intellettuale e pastorale di Giovanni Paolo II attraverso la lente della fede, evitando la distorsione di interessi troppo terreni.
Questa ipotesi, avanzata dal teologo David Schindler nel suo ultimo libro Heart of the World, Center of the Church, sta facendo discutere l'America, e non solo quella cattolica. Schindler vive a Washington, dove lavora come professore al John Paul II Institute for the Study of Marriage and the Family, ed è anche uno dei direttori della rivista Communio, fondata nel 1971 dal cardinale Ratzinger e dai teologi Hans Urs von Balthasar ed Henri de Lubac. Non si tratta di una polemica con altri intellettuali, ma piuttosto di un chiarimento fatto sulla base dei testi del Papa, per cercare di allargare l'orizzonte di percezione del suo lavoro. "Negli Stati Uniti - dice Schindler - c'è stata una certa esaltazione unilaterale del capitalismo da parte di alcuni teologi, che hanno interpretato encicliche come la Centesimus annus solo in un'unica direzione. Eppure lo stesso Giovanni Paolo II, al paragrafo 26 di quel documento, ci mise in guardia sulla necessità di tenere presenti alcuni aspetti positivi della teologia della liberazione. E il cardinale Ratzinger critica i contatti di questa teologia col marxismo, ma riconosce che se viene compresa nella maniera giusta, essa può discendere dal Vangelo, che invita alla liberazione dal peccato non solo nella sua dimensione privata, bensì anche in quella sociale che include il "peccato strutturale", di cui proprio il Papa ha parlato. L'errore, in generale, è stato quello di leggere la Centesimus annus isolandola dalla Sollicitudo rei socialis, dalla Evangelium vitae, e da tutto il corpo degli insegnamenti di Giovanni Paolo II.
Così molti teologi sono rimasti sorpresi, quando nel recente documento Ecclesia in America hanno trovato alcune critiche del capitalismo o del neoliberismo che li ha presi in contropiede".
Professor Schindler, lei sostiene che il Papa non ha dato dei giudizi positivi sull'economia legata al libero mercato?
"Io sostengo che Giovanni Paolo II non propone un nuovo sistema economico, ma piuttosto una teologia e un modo di vita, legati alla dottrina della creazione e della redenzione. Con questo voglio dire che il Papa ci ha invitati a vedere di nuovo la realtà nel suo complesso come un dono di Dio, e a vivere la nostra esistenza come creature piene di gratitudine. Di conseguenza non possiamo trattare le cose solo come strumenti utili, oppure oggetti di consumo. L'errore generale, dunque, è stato di ridurre il dibattito ad un confronto esclusivo tra il socialismo e il capitalismo, mentre l'errore specifico di chi ha unito facilmente la tradizione cattolica con quella liberale, è stato quello di evitare la critica ontologica del consumismo e del tecnologismo".
Allora il cristianesimo e il capitalismo sono incompatibili, oppure esistono possibilità di dialogo?
"Il cristianesimo richiede la libertà di mercato, perché la libertà è parte della verità. Il capitalismo, tuttavia, è un modo di interpretare il libero mercato, e il sistema neoliberale ha una concezione unilateralmente economica dell'uomo, che dà al profitto il primato sull'essere. Dunque una certa libertà di mercato è importante, ma il sistema economico occidentale non è neutrale nei confronti della libertà. Il liberalismo è molto insidioso, perché non si presenta mai con un volto oppressivo.
Proprio perciò il consumismo del sistema occidentale finisce per diventare una sottile privazione (per certi versi, un'autoprivazione) della libertà dell'uomo".
Il consumismo soddisfa alcune esigenze superficiali dell'interesse personale, e i neoconservatori americani ammettono che spesso il self-interest affonda le radici nel peccato. Secondo loro, però, è inevitabile riconoscere che l'interesse personale è il motore della società capitalistica moderna. Quindi bisogna fare di necessità virtù, impegnandosi a trasformarlo in uno strumento per realizzare il bene comune.
"Prima di tutto bisogna chiarire che un egoismo diventato reciproco non è ancora una generosità reciproca. Non ho aspettative ingenue, e non penso di poter eliminare l'interesse personale dall'elenco dei fattori che ci muovono. Il Vangelo, però, ci chiede di interpretare il self interest per quanto è possibile, alla luce della dignità umana. Un egoismo reciproco, che produce ricchezza materiale, creerà anche povertà spirituale, a causa della sua dinamica intrinseca, che coincide esattamente con la produzione della ricchezza materiale".
Un altro caposaldo dei neoconservatori è la necessità di una rinascita morale della società. Secondo loro, nella stessa natura è inscritta una logica morale, alla quale dovrebbero richiamarsi pure i laici. Ma anche su questo, riprendendo le idee di Balthasar, lei ha riserve...
"Non ho dubbi sulla necessità di una rinascita morale, e credo che essa debba discendere dal processo di accettazione della verità dell'essere nella sua totalità.
Una volta che l'uomo riconosce la verità della creazione e della redenzione, la morale segue come proiezione di questa scelta, e non ha più bisogno di essere discussa all'infinito. Facciamo l'esempio dell'aborto. Per una persona che ha riconosciuto la propria esistenza come un dono di Dio, l'opposizione all'aborto diventa ovvia. Chi invece non offre una critica ontologica della cultura che produce il materialismo, finisce anche per dare argomenti a chi vuole disporre della vita, come di un bene di consumo simile agli altri".
Con questo, la linea del suo ragionamento si chiarisce. La scelta di uno stile di vita basato sulla dottrina della creazione e della redenzione, e quindi sull'esistenza come dono di Dio, diventa centrale per tutto il resto. I comportamenti etici, economici e anche politici, non possono che discendere da tale certezza. Questo però ha spinto alcuni critici a considerare lei anche più conservatore dei neoconservatori, perché le sue idee sembrano aprire la strada al ritorno dello Stato confessionale.
"Prima di tutto dobbiamo chiarire che l'idea di usare il potere dello Stato per imporre la fede va rigettata. Il Papa ha detto che la verità e la libertà non sono antitetiche, ma la libertà va vista nel contesto della verità sull'essere umano. Allo stesso tempo questo implica che la libertà è parte della verità, e quindi deve essere rispettata nei confronti di tutti: non possiamo eliminarla per obbligare qualcuno ad accettare la fede. E' chiaro però che uno Stato neutrale nei confronti della religione non esiste. La Costituzione americana, ad esempio, è stata spesso interpretata come neutrale. Ma può essere dimostrato che la stessa pretesa di neutralità implica già un'interpretazione ben definita della natura e della libertà umana, nella loro relazione con Dio. E questa interpretazione non è innocente rispetto all'ateismo pratico, specifico dell'America".
Eppure lei sostiene anche di vedere segnali incoraggianti.
"La società americana è restless, agitata, senza riposo. I credenti sanno che questa irrequietezza si placa solo in Dio, ma la società moderna offre vari rimedi ingannevoli, come il consumismo, il carrierismo, oppure false cure mediche e spirituali riconducibili ad una concezione più radicaloide. Questi rimedi stanno dimostrando la loro inadeguatezza, perché non calmano l'agitazione, e stanno portando la società verso una crisi. Dalla crisi, però, può venire la rinascita".
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