RASSEGNA STAMPA

10 OTTOBRE 1999
CHIARA SOMAJNI
L'etica finita in rete
Le implicazioni sociali delle nuove tecnologie
Per un'innovazione che rispetti i diritti fondamentali
L'Islanda è abitata da 270mila persone che hanno una peculiarità: sono uomini e donne dotati di un patrimonio genetico insolitamente simile, per ragioni geografiche (l'isolamento) e storiche (un passato di disastri naturali).Questo fatto ha acceso l'interesse dei genetisti, del sistema sanitario nazionale nonché delle imprese, motivando l'assenso alla creazione di una gigantesca banca dati informatizzata gestita privatamente dalla Decode Genetics che raccogliesse informazioni mediche e genetiche sulla popolazione islandese e ne permettesse lo studio. Nel febbraio 1998 la Decode ha firmato un accordo con la società farmaceutica Hoffman-La Roche in base al quale in cambio di quasi 300 milioni di dollari quest'ultima ha ottenuto il diritto di sviluppare test diagnostici ed eventualmente farmaci per la cura di malattie di cui la ricerca di Decode dovesse identificare i geni responsabili.
Nodo cruciale, i dati personali: qui affidati a un privato, in stretto rapporto con un colosso del settore farmaceutico. E' legittimo? Quali sono i rischi? Come tutelare gli individui e garantire un corretto utilizzo di dati utili alla ricerca? Non è che uno degli innumerevoli dilemmi di fronte ai quali si è posti oggi, grazie alla possibilità di acquisire e di gestire una mole senza precedenti di informazioni capillari di ogni sorta. E a sua volta questo non è che uno dei dilemmi suscitati dall'introduzione massiccia nella società contemporanea mondiale delle tecnologie informatiche. Sono dilemmi innanzitutto di natura etica, e tutt'altro che astratti.
Per cercare di metterli a fuoco, di analizzarli e suggerire soluzioni pratiche (dalla definizione di codici di autoregolamentazione alle indicazioni a uso del legislatore) è nata una disciplina accademica ancora formalmente assente dalle università italiane, la "computer ethics". E ora proprio in Italia, co-curata da Alessandro D'Atri e Antonio Marturano del Centro di ricerca sui sistemi informativi della Luiss di Roma, si è svolta nei giorni scorsi la quarta edizione di "Ethicomp", Conferenza internazionale sull'impatto sociale ed etico delle tecnologie per l'informazione e la comunicazione.
Ethicomp99 si è articolata in una giornata introduttiva (che ha spaziato dalla storia della computer ethics, a computer ethics e imprese, dal problema della gestione dei dati personali in Usa, all'impatto di internet dal punto di vista etico sul lavoro, a casa, nell'educazione), una novantina di interventi su ricerche specifiche, e infine, oltre a un paio di tavole rotonde, due relazioni a invito: commissionate al presidente dell'Autorità per la protezione dei dati personali Stefano Rodotà e a Deborah Johnson del Georgia Institute of Technology.
Quest'ultima ha tracciato il "Futuro della computer ethics nel XXI secolo", mettendo in risalto come cruciali nei prossimi anni saranno da un lato la definizione di regole giuridiche e la loro armonizzazione a livello internazionale, dall'altro la creazione di un sistema di "fiducia" che favorisca gli scambi via internet tra i vari soggetti (individui, società, istituzioni... ) con adeguate garanzie dì sicurezza. La computer ethics come disciplina a se stante sarebbe invece destinata presumibilmente a scomparire: giacché quel che conta non è la tecnologia in sé, bensì ciò che con la tecnologia gli individui e le istituzioni fanno, così come è sempre stato con gli strumenti di cui l'uomo via via si è dotato.
Che la computer ethics sopravviva o meno in futuro è tutto sommato domanda oziosa, stante il fatto che l'introduzione della tecnologia solleva oggi problemi dei quali è essenziale prendere coscienza, anche perché le regole giuridiche non sono sufficienti. Le tecnologie non sono affatto neutre. Lo ha sottolineato Stefano Rodotà, che autorevolmente svolge un ruolo di garante in un Paese dove le questioni etiche paiono non godere generalmente dell'attenzione dovuta, quasi si trattasse di una disciplina "astratta', buona solo a usi di facciata, mentre è vero il contrario. Tensioni tradizionali oggi si acuiscono e ad esse se ne aggiungono di nuove: particolarmente stringente per quanto riguarda internet è la necessità dì tutelare i diritti fondamentali a fronte delle logiche del controllo e del mercato. Il che non può avvenire attraverso una disciplina solo nazionale; i confini dello Stato svaniscono nella rete, materializzazione visibile della cosiddetta globalizzazione. Ci vogliono invece principi comuni e possibilmente una sorta di Carta dei diritti internazionalmente riconosciuta.
Prioritario rimane il principio della dignità umana: da cui discendono innanzitutto il problema dell'uguaglianza (chi sono/saranno gli esclusi?) e la necessità di ridefinire i criteri che qualificano una società democratica. Tale è per Rodotà la società che promuove l'inclusione, non solo attraverso un'opera dì alfabetizzazione, bensì permettendo ai cittadini di sviluppare una capacità critica nei confronti delle nuove tecnologie. Questo, per una società che voglia definirsi democratica, deve dunque diventare un cardine delle politiche pubbliche, accanto a quello della trasparenza della società (e non dell'individuo che deve invece aver tutelate sia la sfera privata sia la libertà di esprimersi attraverso la rete), ovvero possibilità di controllo e di partecipazione da parte dei cittadini. Va in questa direzione il neonato Forum per la società dell'informazione (www.palazzochigi.it/fsi), presentato a Roma da G. Rao.
Per chi volesse approfondire, gli abstract di Ethicomp99 sono accessibili in rete (http:/www.luiss.it/ethicomp99).A conferenza chiusa converrebbe aprire il dibattito, che è bene non rimanga confinato dietro le mura accademiche, dove talvolta rischia di perdersi in questioni marginali. E' così un peccato che ad esempio alla conferenza, ospitata dalla Luiss, non abbiano preso parte i suoi studenti, nemmeno alla sessione aperta al pubblico; e che la tavola rotonda dedicata a tecnologie informatiche e Difesa si sia svolta senza discussione alcuna.
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vedi anche
Filosofia morale