Se evoluzione fa rima anche con creazione| Un saggio di Fiorenzo Facchini è dedicato ai problemi dell'origine
dell'uomo, al di là di ogni fondamentalismo scientifico e religioso |
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| Fiorenzo Facchini, "Evoluzione umana e cultura", La Scuola, Brescia 1999, pagg., 288, L. 35.000. | Poco più di un anno fa al Centro Congressi della provincia di Milano sono intervenuto a una seguitissima tavola rotonda su "evoluzione e creazione", insieme con Pietro Omodeo dell'Università dì Siena e Giacomo Giacomini dell'Università di Torino. Alle spalle avevo il pronunciamento di Giovanni Paolo II dell'ottobre 1996 che, in un messaggio per la Pontificia Accademia delle Scienze, riconosceva come la teoria dell'evoluzione "si sia progressivamente imposta all'attenzione dei ricercatori a seguito di scoperte fatte nelle diverse discipline del sapere". Il Papa, poi, ribadiva quanto aveva già dichiarato nell'aprile 1985 al Simposio Internazionale su Fede cristiana e Teoria dell'evoluzione: "Una fede rettamente compresa nella creazione e un insegnamento rettamente inteso dell'evoluzione non creano ostacoli". Detto in altri termini, seguendo un corretto statuto epistemologico, teologia e scienza su questo tema non entrano in rotta di collisione, come si riteneva in passato proprio a causa degli sconfinamenti reciproci di teologi e scienziati.
A sostenere una corretta impostazione della questione in Italia si è dedicato con rigore ma anche con estrema chiarezza di linguaggio un'interessante figura di sacerdote e scienziato, rnonsignor Fiorenzo Facchini, ordinario di antropologia all'Università di Bologna dal 1978, animatore di spedizioni nell'Asia Centrale (Tien Shan e Panur) per lo studio dell'adattamento umano ad alta quota, autore di oltre duecento pubblicazioni prevalentemente centrate sul "cammino dell'evoluzione umana" (come dice il titolo dì una sua fortunata opera edita dalla Jaca Book) e quindi anche su questioni di paleoantropologia culturale. Egli ritorna ora in scena con un testo piano ma fitto di documentazione, destinato anche a coloro che sono solo ai margini di un percorso scientifico complesso ma affascinante e che spesso sono esitanti nel mettersi in cammino perché impauriti dai tecnicismi di certi studi.
C'è qualcosa di più in questo volume, arricchito di foto, di grafici, di disegni, mappe, schemi, bibliografie, glossari e purtroppo di una notevole serie di errori al punto tale da esigere una errata corrige lunga un paio di facciate, allegata al libro. Lo indica bene nella sua prefazione
Bernardo Vandertneersch, direttore del Laboratorio di Antropologia dell'università di Bordeaux: "Mancano in Europa opere che permettano di fare il punto sull'origine e sull'evoluzione dell'uomo prendendo sufficiente distanza dall'attività scientifica immediata per presentare ciò che può essere considerato acquisito".Si è, così, lasciato spazio, da un lato, solo ai "tecnici" che procedono nei loro campi recintati e, d'altro lato, solo ai clamori "giornalistici" approssimativi e talora cialtroneschi. Costruire una storia della nostra stirpe dagli antefatti della filogenesi dei primati non umani e dell'uomo fino alle sequenze dell'homo abilis / erectus / sapiens/sapiens sapiens, offrire un bilancio completo della paleoantropologia, andando oltre la settorialità biologica e inglobando anche le dimensioni "culturali" (ambiente, tecnologia, stili e mutamenti di vita, dinamiche migratorie, cerebralizzazione, linguaggio e così via), delineare gli esiti più recenti riguardanti, a esempio, i primi fossili di Australopiteci, ominidi oggi non più viventi, o ì primi fossili rinvenuti ultimamente in Francia e Spagna o la discussione sull'individuazione della soglia umana, costituiscono indubbiamente la materia di un'impresa ardua quando la si vuole condurre in modo sistematico ma anche accessibile.
Facchini ci riesce splendidamente. Ma, consapevole dell'antica e mai allentata tensione tra scienza e fede, sorta a partire dalle obiezioni di Laroarek al fissismo linneano del 1809 ma soprattutto con la celebre opera On the origin of species by
means of natural selection di Darwin (1859), lo studioso bolognese non teme di mettere sul tappeto il delicato interrogativo: "La teoria evolutiva rende superflua la creazione?".
E qui ritorniamo alla nostra osservazione di partenza; è possibile dialogare correttamente tra scienziato e teologo solo quando - per usare una suggestiva espressione del filosofo Schelling - "si custodisce castamente la frontiera". Così, le pagine della Genesi riguardanti la creazione dell'uomo, pur adottando il modello fissista allora comune, non possono rispondere alla domanda scientifica: "Che cosa è successo alle origini dell'uomo (e dell'universo)?", quanto piuttosto al
quesito teologico-filosofico: "Che senso ha l'uomo in se stesso e in relazione all'universo?". Quella dell'autore sacro è un'analisi non di paleontologia ma di "sapienza".
Per ritornare alle parole di Giovanni Paolo II, il testo biblico attraverso la sua antropologia (e cosmologia) narrativa, vuole "porre l'uomo creato, fin dal primo momento della sua esistenza, di fronte a Dio alla ricerca della definizione di se stesso, della propria identità". 0 per stare alle parole di Facchini, "creazione ed evoluzione definiscono due aspetti diversi, fondamentali della realtà: il primo, di ordine filosofico, riguarda l'inizio e la spiegazione ultima delle cose, il secondo, di ordine scientifico, riguarda le trasformazioni che sono avvenute nel tempo" (pagina 217).Purtroppo il fondamentalismo scientifico del passato e quello religioso di alcuni movimenti assertori del "creazionismo scientifico", soprattutto in America, non sanno "custodire castamente la frontiera". A loro sarebbe inutile consigliare questo libro perché essi si arroccano dietro invalicabili baluardi ideologici e apologetici. Ai molti altri ricercatori, studenti, colti amatori di questi temi sempre emozionanti, credenti o agnostici ma desiderosi di conoscenza vera e seria - il consiglio è, invece, spontaneo e, speriamo, seguito. |