RASSEGNA STAMPA

8 OTTOBRE 1999
STEFANO PETRUCCIANI
NONOSTANTE IL MERCATO
"LA COSTELLAZIONE POSTNAZIONALE". DA OGGI, IN LIBRERIA PER FELTRINELLI, L'ULTIMA RACCOLTA DI SAGGI DI JÜRGEN HABERMAS
L'autogoverno democratico dei cittadini e gli assetti del mondo occidentale alle prese con le sfide della globalizzazione
Jürgen Habermas, "La costellazione postnazionale. Mercato globale, nazioni e democrazia", Feltrinelli,pp. 152, L. . 35.000 (traduzione e postfazione di Leonardo Ceppa)
Nel panorama della filosofia politica contemporanea,gamente dominato da orientamenti di pensiero liberali, Jürgen Habermas si è da sempre collocato, senza equivoci, come un pensatore della democrazia. La questione della democrazia, che già era al centro del suo fondamentale lavoro degli anni Sessanta sui mutamenti strutturali della sfera pubblica, è stata da Habermas nuovamente messa a tema nei suoi studi più recenti, da Fatti e norme fino a L'inclusione dell'altro. In quest'ultimo libro pubblicato da Feltrinelli - La costellazione postnazionale. Mercato globale, nazioni e democrazia, pp. 152, L. . 35.000 (traduzione e postfazione di Leonardo Ceppa) -, che purtroppo esclude alcuni saggi collaterali ma interessanti che erano contenuti nell'edizione tedesca, Habermas affronta ora la questione democratica da una angolazione nuova, che mette a fuoco un problema specifico, e cioè le sfide per la democrazia che vengono dalla globalizzazione dell'economia e dall'affermarsi delle politiche neoliberiste.
Rileggendo nel primo saggio la storia del Novecento, e confrontandosi criticamente con l'interpretazione marxista di Hobsbawm, Habermas ripercorre rapidamente le coordinate degli assetti democratici che si erano venuti affermando, in Europa, nei decenni che abbiamo alle nostre spalle. Il processo di "addomesticamento democratico" del capitalismo, e lo sviluppo di una democrazia partecipata attraverso partiti, sindacati e movimenti, aveva prodotto nel secondo dopoguerra lo sviluppo di uno Stato sociale che non rispondeva solo a minime esigenze di eguaglianza, ma costituiva con le sue garanzie una sorta di precondizione per l'esercizio stesso dei diritti democratici. Nell'ultimo decennio, però, questo quadro è ormai mutato radicalmente: la caduta del Muro di Berlino, la spinta fortissima impressa dalla globalizzazione economica e l'affermarsi, in Europa, di un assetto di integrazione monetaria (e in parte anche politica) sovranazionale, hanno trasformato radicalmente gli assetti del mondo occidentale, e quindi anche le possibilità di autogoverno democratico dei cittadini nel quadro dello Stato nazione.
La democrazia che abbiamo conosciuto nel secondo dopoguerra, con le sue acquisizioni parziali ma rilevanti, non è più pensabile in un mondo dove la competizione liberalizzata del mercato mondiale e la libertà dei movimenti di capitale pongono limiti strettissimi alle politiche economiche dei singoli stati nazionali.
Il passaggio di competenze decisorie a strutture sovranazionali e, in particolare, lo sviluppo dell'Unione Europea, determinano un vuoto di legittimità rispetto alle procedure classiche della decisione democratica. I sempre più ampi processi di interdipendenza mondiale, infatti, svuotano progressivamente quello che era il presupposto concettuale di base della democrazia intesa come autolegislazione, e cioè l'identità tra coloro che fanno le leggi e coloro che ne subiscono gli effetti.
Poiché "lo stato nazionale continua a decidere sulla base del territorio, nella società mondiale interdipendente si accresce la discrepanza tra coloro cui tocca decidere (i decisori) e coloro su cui ricadono gli effetti (gli interessati)".
Se il quadro è ampiamente noto, più interessante è il modo in cui Habermas si confronta con i diversi atteggiamenti che si possono assumere di fronte a queste trasformazioni epocali. La linea che rozzamente si può definire pro-globalizzazione sposa senza riserve l'idea dello "stato imprenditore che rinuncia definitivamente al progetto di 'smercificare' la forza-lavoro e più in generale di dare protezione statale alle risorse del mondo della vita". Non è certo questa una linea che a Habermas piaccia: "quante irrecuperabili conquiste di civiltà - si chiede infatti - dovremo noi sacrificare a questa distruzione creatrice?". Per quanto riguarda le diverse ipotesi che si confrontano nell'ambito della sinistra, Habermas non condivide né quelle favorevoli alla chiusura e al neoprotezionismo (perché le ritiene irrealistiche), né quelle che innestano senza problemi, sul vecchio ceppo laburista, la nuova etica della competizione neoliberista. Habermas "non se la sente di aderire" all'impostazione di un Blair che assume addirittura come valore la competizione di mercato e che "pretende di trasformare tutti i cittadini in imprenditori del proprio 'capitale umano'".
Tra i pro e i contro la globalizzazione, perciò, anche Habermas va in cerca di una "terza via". Dal suo punto di vista, questa deve definirsi non già incorporando i valori del liberismo ma, al contrario, ripensando modi e forme di una democrazia con ambizioni sovranazionali, che si iscrive nell'orizzonte finalistico di quella che Habermas chiama una "politica interna mondiale". Il primo banco di prova, per tutto ciò, è l'Europa: un'Europa per la quale Habermas auspica una più forte integrazione politica, l'elaborazione di una sorta di carta costituzionale, e, condizione di tutto ciò, lo sviluppo di una influente e integrata opinione pubblica europea.Solo in questo orizzonte allargato si può oggi pensare a un ruolo della politica democratica capace almeno di condizionare il mercato, per esempio attraverso la armonizzazione su scala europea delle politiche in materia di sicurezza sociale, di lavoro o di fiscalità. Più in avanti, Habermas guarda verso una "democrazia cosmopolitica" che non crede nell'utopia (pericolosa) di un superstato mondiale ma punta sul ruolo dei cittadini e delle organizzazioni tematiche sovranazionali, e sull'obiettivo primario di imporre la limitazione degli squilibri estremi e la generalizzazione di standard sociali di base.
Non priva di utili suggerimenti e di ottime intenzioni la prospettiva habermasiana rischia però forse di trascurare una difficoltà di fondo: l'esigenza di partecipazione democratica a livello e con obiettivi sovranazionali si pone proprio in una fase in cui, nelle politiche nazionali, gli spazi di democrazia partecipata si sono progressivamente ridotti, e la politica ha assunto sempre più caratteri leaderistici, mediatici e plebiscitari. La politica sovranazionale cui Habermas pensa sembra quindi dover attingere a risorse di partecipazione democratica che, con ogni evidenza, sembrano farsi sempre più esigue.
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vedi anche
Filosofia (e) politica