RASSEGNA STAMPA

3 OTTOBRE 1999
MARIO RICCIARDI
L'analisi fa bene alla libertà
"Annuario di Filosofia 1999", a cura di Vittorio Possenti, Mondadori, Milano 1999, pagg. 294, L. 34000.
Che rapporto c'è tra bene, male e libertà? Intorno a questo interrogativo ruotano i contributi all'"Annuario di Filosofia", che, con il 1999, è giunto al terzo volume. Come negli anni precedenti, un editoriale di Vittorio Possenti fissa le coordinate della discussione (da Kant a Heidegger, dall'utilitarismo alla fenomenologia). Ancora una volta l'Annuario offre una preziosa testimonianza dell'interesse di una discussione fuori dagli angusti confini imposti dalle scuole e dagli specialismi. Storia e chiarificazione concettuale convivono felicemente, senza che alcuna prenda il sopravvento.
Dunque, che rapporto c'è tra bene, male e libertà? Se per "libertà" si intende la libertà negativa, cioè l'assenza di impedimenti corporei dipendenti dall'azione di altre persone, probabilmente non c'è alcun rapporto interessante. Se siamo liberi, possiamo agire bene o male a seconda delle circostanze, delle inclinazioni e delle scelte che facciamo.
Ma non è la libertà negativa, in quanto tale, a produrre bene o male.
Certo, la libertà può essere considerata un bene nel senso che, nella misura in cui non abbiamo impedimenti, possiamo fare delle cose che hanno valore per noi. Alcune di queste cose potrebbero anche essere importanti per gli altri, e quindi essere considerate buone intersoggettivamente.
L'attenzione si sposta su un diverso senso di "libertà" quello in cui si parla di "libertà della volontà". Se la volontà è libera, cioè può scegliere gli oggetti cui dirigersi, si pone il problema di agire bene o male. La cosa è abbastanza ovvia se si pensa all'acqua di un fiume. Se c'è una diga, possiamo dire (anche se suona un po' strano) che l'acqua "non è libera di correre a valle". Ma, se il fiume straripa, non ci viene in mente di dire che il fiume "ha fatto male" a travolgere la vallata (anche se ha provocato danni e sofferenza). Sappiamo bene che il fiume "non ha scelta". Proprio richiamando questo senso di "libertà" si tematizza la distinzione tra bene e male (cui diversi contributi al volume sono dedicati).
Putroppo, non sempre tali contributi (anche quelli di taglio più teoretico) prendono le mosse da queste distinzioni, creando qualche confusione.
Così avviene, ad esempio, nella introduzione, quando si legge che "stiamo procedendo verso una riduzione del problema della libertà alla sola libertà di scelta" e che in questo senso "hanno esercitato un influsso considerevole l'esistenzialismo, il liberalismo e, per certi aspetti, la filosofia analitica, obbiettivamente alleati nel diffondere la ben dubbia identità fra libertà e libertà di scelta" (p. 11). Difficile immaginare quali filosofi analitici abbia in mente l'autore. Le distinzioni precedentemente richiamate sono state proprio messe a punto nell'ambito della filosofia analitica (anche se, come è ovvio, sono molto più vecchie). Certo, alcuni filosofi analitici sono stati liberali e molto sensibili all'enfasi che l'esistenzialismo pone sulla libertà di scelta dei valori (basti pensare a Ayer e Scarpelli), ma questo non vuol dire che tutti i filosofi analitici riducano la libertà a libertà di scelta (non lo facevano neanche Ayer e Scarpelli). Sarebbe un po' come dire che tutti i filosofi che vivono sul continente studiano Heidegger.
Altrettanto oscura è l'idea di una libertà "autentica" intesa come buon uso del libero arbitrio (p. 53). Se la parola "autentica" ha lo stesso significato che ha quando parliamo di un "quadro autentico", una libertà non autentica sarebbe una libertà illusoria, falsa, che non è quello che si pensa. Perché mai il cattivo uso della libertà di scelta dovrebbe trasformare questa libertà in una libertà apparente? Proprio il fatto che siamo liberi di scegliere il male ci rende quello che siamo: peccatori, cioè persone normali (quasi tutti) o santi (solo qualcuno). Da questa considerazione si può partire per svolgere delle riflessioni su quali siano i criteri che ci portano a considerare una cosa buona o cattiva (a questo proposito, sono di grande interesse i contributi di Seifert e Lecaldano).
"Bene" e "male" si dicono in molti modi, e una azione buona non è "buona" come una torta. Dobbiamo comunque essere grati al curatore di questo annuario per aver fatto un buon uso della sua libertà di scelta fornendoci una preziosa occasione per pensare a una questione fondamentale.
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vedi anche
Filosofia morale