RASSEGNA STAMPA

3 OTTOBRE 1999
SEBASTIANO MAFFETTONE
Virtù degli individui
Fa piacere, tra i tanti convegni che accompagnano più o meno utilmente la vita accademica, ricordarne uno ben riuscito per concezione teorica ed esecuzione materiale. Si tratta del convegno internazionale di studi su «Etica individuale e giustizia» che, partendo da un programma di ricerca del ministero dell’Università su «Pensiero filosofico e le domande del tempo», è stato organizzato con lodevole acribia dal dipartimento di Filosofia e teoria delle scienze umane dell’Università di Cagliari, diretto da Maria Teresa Marcialis, a Is Molas dal 23 al 26 settembre.
L’idea, sottostante i lavori, si deve all’immaginazione teoretica di Vanna Gessa-Kurotscha, che nel dipartimento cagliaritano insegna Filosofia morale, avendo a lungo frequentato l’Università tedesca. Si tratta, al fondo, di un’idea che si muove su due piani, uno più squisitamente concettuale e uno invece più esplicitamente metodologico. Sul piano concettuale, il problema concerne il rapporto controverso tra etica individuale e quella che io chiamo etica pubblica, e altri preferiscono chiamare invece etica universale, o semplicemente morale. L’etica individuale riguarda il bene come visto dagli invididui, in una maniera che si può certo far risalire ad Aristotele, ma che è stata autorevolmente ripresa dal pensiero degli ultimi anni, per esempio da Hans Kraemer, professore a Tubinga e ospite di riguardo a questo incontro. È conciliabile la tradizione che si basa sul bene individuale con quella dell’etica universale, come quest’ultima viene concepita sulla scorta di Kant, Bentham, Habermas e Rawls?
Lo stesso Kraemer, nel suo libro Integrative ethik ha sostenuto la tesi della incompatibilità, tesi che ha puntualmente ribadito al convegno cagliaritano dove lo studioso tedesco ha presentato elementi per una topica generale del bene individuale. Più possibilista, in proposito, è invece la tesi di Vanna Gessa, e proprio sui modi e le forme di questa possibile riconciliazione tra etica individuale ed etica universale, si è molto discusso nei giorni del convegno cagliaritano.
A questo punto, occorre riflettere sulla seconda parte del progetto in questione, quella che abbiamo non casualmente chiamato metodologica. Perché piuttosto che discutere il tema etica individuale-universale all’interno di un solo paradigma teorico, è stata preferita la via del conflitto intellettuale tra diversi paradigmi, e questo aspetto è stato, a mio avviso, quello che ha generato il peculiare successo di questa intrapresa. Si sono succeduti così, l’uno dopo l’altra, sostenitori del paradigma aristotelico, riflessivo, kantiano e rawlsiano, utilitarista, vichiano, hegeliano-heideggeriano, tutti decisi a fornire la propria versione dell’incontro-scontro tra individuale e universale nell’etica.
Per gli aristotelici, in particolare, la scelte del bene individuale non deve essere concepita polemicamente verso quella tradizionale di un’etica della vita buona, ma anzi come un modo per leggere Aristotele in maniera indipendente da certe proposte contemporanee, che rischiano di forzarlo in chiave comunitarista (così Berti e Cottingham) per i fautori del paradigma riflessivo, tra cui Alessandro Ferrara, la questione parte dal tentativo di riconciliare un’etica basata sull’estetica con le esigenze dell’universalismo. Tra gli utilitaristi, Eugenio Lecaldano ha mostrato la compatibilità di fondo di utilitarismo ed etica della virtù, mentre da parte pragmatista David Rasmussen ha presentato una teoria politica eticamente fondata su un’originale versione di ragione pubblica. Molto interessante, poi, il tentativo di prendere sul serio la tradizione vichiana per farla dialogare più da vicino con le teorie contemporanee (Botturi, Cacciatore). Ovviamente stimolante, la stessa intenzione rivolta ad Hegel (Rossella Bonito-Oliva e Lucio Cortella), pur nelle ovvie difficoltà del caso. Numerose sono state le altre proposte che qui non possiamo ricordare venute da studiosi italiani e stranieri, a conferma della bontà dell’iniziativa, rafforzata dal rigore e dalla durata interminabile delle sessioni di lavoro, che non hanno consentito ai pur desiderosi congressisti l’opportunità di visitare gli splendidi luoghi della provincia di Cagliari dove si svolgevano i lavori.
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vedi anche
Filosofia morale