RASSEGNA STAMPA

2 OTTOBRE 1999
TILDE GIANI GALLINI
Agguato in bottega per la fanciulla di Freud
Patrick J. Mahony, "Freud e Dora", Einaudi, pp. 192, L. 28.000
Pour faire une omelette il faut casser des oeufs. (Per fare una frittata bisogna rompere le uova). E' la celebre frase con cui Freud, celebre scrittore che era anche un celebre psicoanalista, spiegava che per intraprendere un trattamento dì isteria è inevitabile abbordare argomenti sessuali. E un buon terapeuta aggiungeva - deve ripeterselo spesso, per convincere se stesso e ovviamente i propri pazienti.
La frase si trova in un famoso caso clinico, quello di Dora, pubblicato da Freud con il sottotitolo Frammento di un'analisi d'isteria, nel 1901.E' forse il caso clinico più letto e commentato. La copiosa letteratura sull'argomento non ha tuttavia impedito (per fortuna per noi) a Patrick J. Mahony dì scrivere un ennesimo libro sull'argomento, tradotto ora da Einaudi: Freud e Dora, Storia e psicoanalisi di un testo freudiano. Meglio dire subito che, dati i contenuti di questo libro, il titolo più conveniente sarebbe forse stato Sigmund e Dora.
Difatti, Mahony, un canadese egli stesso psicoanalista e didatta, intende analizzare nel suo-lavoro due casi clinici ugualmente interessanti. Il primo di Dora che egli riprende integralmente dalla parte della paziente, e il secondo di Sigmund (Freud), che a parere dì Mahony (e proprio attraverso l'interpretazione del caso dì Dora) presentava una serie di conflitti e personali che avrebbero potuto condurre facilmente ad una diagnosi di isteria. In realtà ad una analisi di Sigmund (Freud) stanno provvedendo oggi molti cosiddetti "revisionisti" della psicoanalisi. Dietro le critiche di questi studiosi, che diventano sempre più numerosi, si legge di solito una sorta di affetto e persino di profonda passione per il padre della psicoanalisi: non a caso, sono proprio gli studiosi che più lo criticano, come Patrick Mahony, coloro che conoscono anche in modo più approfondito la sua opera, la sua biografia e quella dei suoi pazienti, dei famigliari, degli amici e discepoli.
Ma vediamo in breve quella che Mahony chiama "l'avventura clinica" di Dora, e l'analisi che egli compie di questo caso, esaminando le interpretazioni di Freud. In realtà la storia familiare di Dora in sé potrebbe ricordare una soap-opera. Non a caso alcuni autori hanno sostenuto che lo stesso Arthur Schnitzler, celebre scrittore viennese di a forti tinte che a loro volta ricordano i feuilletons, si sarebbe ispirato al Caso di Dora per il suo romanzo Signorina Else.
Dora apparteneva dunque ad una famiglia facoltosa: suo padre aveva un impero tessile all'estero, ed era impegnato più che altro in situazioni extra matrimoniali. Prima ancora di sposarsi aveva contratto la sifilide, che aveva trasmesso anche alla moglie. Aveva un'amante fissa che era la moglie di un altro signore, K., benestante e suo intimo amico. Freud conosceva il padre ma non la madre di Dora. In ogni caso la definiva "donna di poca cultura e soprattutto di poca testa", afflitta dalla "psicosi della casalinga". Le due famiglie si frequentavano dì continuo. Il signor K, aveva una ditta nella strada principale di Merano, e qui erano venuti a stabilirsi il padre e la madre di Dora per curarsi. All'epoca Merano era infatti una celebre stazione climatica, resa di moda dall'imperatrice Sissi, e frequentata dal bel mondo viennese. La famiglia di Dora e quella dei K. trascorrevano insieme anche la villeggiatura sul lago di Garda e, infine, entrambe si erano poi trasferite a Vienna.
Dora, che amava teneramente suo padre, non era mai stata una fanciulla felice, ma la sua vita era peggiorata notevolmente quando, all'età di tredici anni, era stata attirata dal signor K. Questi aveva invitato la ragazza a venire in negozio con sua moglie, per vedere una festa che si svolgeva in strada, ma aveva poi convinto la moglie a stare a casa, e mandati via in anticipo i commessi, aveva bloccato la ragazza in uno stretto corridoio, baciandola sulle labbra. Freud racconta che Dora aveva provato una nausea violenta, era riuscita lottando a svincolarsi dall'uomo, e precipitata verso la porta. Secondo Freud, questo comportamento era da considerarsi "nettamente isterico". Difatti, sosteneva, tale "situazione era certamente atta a suscitare una sensazione netta di eccitazione sessuale", ed egli non esitava "a considerare isterici tutti coloro in cui un'occasione di eccitamento sessuale provoca soprattutto o soltanto sentimenti spiacevoli. "In una nota aggiungeva poi che, avendo conosciuto per caso il signor K., poteva testimoniare che era "un uomo ancora piuttosto giovane e di aspetto attraente". (A suo parere ciò rendeva forse ancora più inesplicabile il rifiuto di Dora).
Al termine della descrizione di questo caso clinico, Freud racconta quali erano stati i suoi suggerimenti a Dora ormai diciottenne. A suo parere, "l'unica soluzione possibile" sarebbe stata che lei avesse ceduto al signor X., il quale avrebbe poi anche potuto divorziare e sposarla, e così, al tempo stesso, suo padre avrebbe potuto divorziare dalla madre di Dora e sposare finalmente la moglie del suo amico. E tutti sarebbero stati felici e contenti (si immagina anche la madre di Dora) e si sarebbe arrivati all"happy end" che i lettori si attendevano (?) dal caso. E' opportuno aggiungere che il caso clinico di Dora è famoso anche proprio per il suo vero finale. Dora era stata infatti garbatamente a sentire mentre lui le illustrava "l'unica soluzione possibile", e a parere di Freud sembrava perfino commossa. "Col tono più amabile, si congedò facendomi i più calorosi auguri di buon anno e... non ritornò più". Secondo Freud, "Era stato indubbiamente un atto di vendetta quell'interrompere così bruscamente la cura ... ". Mahony sostiene invece che, in altre parole, Freud si era sentito castrato come terapeuta.
Che cosa si può aggiungere sul caso Sigmund? Mahony ne discute ampiamente, mettendo in rilievo molti aspetti: l'oltraggio sessuale che Freud fece alla ragazza, che già aveva subìto un grave trauma, traumatizzandola ulteriormente con le sue interpretazioni tendenziose e sovente spericolate dei sogni (p. 162), o le dubbie delucidazioni eziologiche del trauma e dei sintomi. E inoltre la sua totale mancanza di empatia (p. XXXV), il maschilismo esasperato (presente in molte interpretazioni), il suo intimo sconvolgimento per l'interruzione della cura, che metteva in dubbio le sue capacità professionali, e peggio, la sua ignoranza del transfert (p. 162), e l'incapacità di gestirlo... E infine riprende in considerazione la relazione intrisa di omosessualità latente che Freud ebbe con il suo grande amico Fliess, e il discusso troncamento di questa relazione, avvenuta parallelamente all'interruzione dell'analisi di Dora.
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vedi anche
Il mondo dell'uomo