IL FUTURO DELLA CLONAZIONE| L'exploit della banda del topo |
| Nell'anfiteatro dove un secolo fa Camillo Golgi tenne le sue
lezioni sul cervello, Ryuzo Yanagimachi ("Yana" per i
colleghi) racconta della topina "Cumulina" e delle sue cento
copie, un esperimento che traghetta la biologia della
riproduzione nel prossimo secolo così come le scoperte di
Golgi catapultarono le neuroscienze nel Novecento.
L'esperimento, condotto con il pavese Maurizio Zuccotti e
altri ricercatori, ha meritato la copertina di Nature.
Ecco di che cosa si tratta. "Cumulina", il primo clone, è
stato ottenuto nel '97 all'Università delle Hawaii, dove Yana
lavora, con la tecnica già usata per "Dolly" la pecora. Ma
con una variante: l'uso quale matrice di cellule cumulo, le
cellule follicolari che nell'ovaio circondano gli ovociti (da qui
il nome della topina nata a Honolulu). A partire da
"Cumulina" sono stati da allora prodotti oltre cento topi,
alcuni dei quali sono cloni di cloni, fino alla quinta
generazione. L'esperimento, oltre che mostrare il grande
potenziale della clonazione nei mammiferi, voleva verificare
l'effettiva durata della vita dei cloni, dopo i dubbi sorti
intorno a "Dolly", "nata vecchia" e quindi destinata, secondo
alcuni, a vita breve. Ora, di "Cumulina", Yana festeggerà il
secondo compleanno tornando in ottobre a Honolulu: due
anni sui tre che in genere sono concessi da madre natura ai
topi di laboratorio, come dire una bella età e una smentita ai
dubbiosi. Altro scopo era capire perché le tecniche di
clonazione sono ancora così poco affidabili, la loro resa non
superando il tre, quattro per cento. Una efficienza tanto
bassa da richiedere un salto di qualità. Sarà il professor
Yanagimachi a compierlo?
Settantun anni portati con freschezza orientale, estroverso
nonostante il carattere difficile che gli viene attribuito, Yana
è un ingegnere civile che ha abbandonato la progettazione
dei ponti per la sua vera passione, la zoologia. Avrebbe
voluto praticarla come ittiologo, ma non trovando lavoro
nell'acquacoltura è passato dallo studio della fertilità nei
pesci a quello della fecondazione nei mammiferi, e dal
Giappone agli Stati Uniti. Allora, cioè negli anni Sessanta,
indagare i meccanismi della riproduzione umana significava
violare un tabù, praticare una scienza scabrosa, di cui si
occupavano nel mondo due o tre ricercatori in tutto. Oggi
sono un esercito, ma Yana ha avuto l'orgoglio di presentare
al Simposio - organizzato nel centenario di Spallanzani da
Carlo Alberto Redi con il sostegno della Fondazione
Sigma-Tau - una prima assoluta: il suo "vetrino" dell'ovocita
di criceto fecondato da sperma umano, risalente al 1963.
L'ibrido in provetta non ha prodotto il mostro ma è
diventato un test universalmente usato per verificare la
qualità dello sperma nella cura dell'infertilità e per prevenire
malattie ereditarie.
| Professor Yana, la notorietà procuratale da "Cumulina" ha avuto dei riflessi sul suo lavoro? |
"Molti mi telefonano chiedendomi di clonare il gatto di casa o il cane moribondo. Personalmente non do seguito a
queste richieste, che però rivelano l'esistenza di un promettente mercato della replicazione".
| Negli Stati Uniti è legale clonare animali? Glielo chiedo perché nei giorni scorsi la ministra Bindi, con sprezzo del
ridicolo, ha mandato i carabinieri ad "arrestare" un vitello prodotto con tale tecnica. |
"Davvero! Allora bisognerebbe vietare anche la nascita dei gemelli identici, che in fondo sono cloni. Comunque, e per rispondere alla domanda, in America è lecito clonare animali, anche se alcune confessioni religiose si oppongono.
Ho chiesto a un cattolico osservante: se è vero, come
dicono le Scritture, che la donna è nata da una costola di
Adamo, non fu forse questo un primordiale atto di
clonazione? La risposta è stata: sì, lo fu, ma solo Dio può
clonare, gli uomini no".
| Voi biologi molecolari siete accusati di volervi sostituire al
Creatore. |
"Noi ci limitiamo a fare ciò che la natura già fa e a utilizzare
leggi che in natura già esistono. Questo fa la scienza da
quando è nata e nessuno ha avuto finora da eccepire. Il
fatto per esempio che ci siamo messi a volare (negli
aeroplani) non è percepito come una violazione della natura
benché il nostro corpo non sia fisiologicamente predisposto
al volo".
| Spallanzani diceva: più studio la natura, più mi accorgo che
la natura può fare qualsiasi cosa. Dopodiché cominciò le
sue esperienze di fecondazione in vitro nel cane. |
"Le tecniche hanno tutte due facce, una buona e una cattiva.
Dipende da come le guardi e da come le usi. Se oggi
venisse inventato il coltello, ci sarebbe una insurrezione da
parte di coloro che vedono la lama solo come arma per
uccidere. D'altra parte, attenendoci strettamente alla natura,
avremmo non pochi svantaggi. Un esempio: senza
quell'artefatto umano che chiamiamo medicina molti
morirebbero, io stesso non sarei qui a parlarle perché mia
madre ebbe durante il parto grossi problemi che solo la
medicina le fece superare. Quanto alle mie ricerche, lo
studio delle cellule germinali riguarda, tutto sommato, la
continuazione della specie".
| Esperimenti di laboratorio a parte, lei è favorevole o
contrario alla clonazione? |
"Alla clonazione umana sono contrario per una ragione
uguale e contraria a quella che dicevo: la natura non ama
ripetersi, non produce mai esseri identici e quindi costruire
replicanti è contro natura. Sono anche contrario alla
clonazione degli animali o delle piante come sistema di
allevamento: può sembrare un modo efficiente di
moltiplicazione ma poi, se qualcosa va storto - un'infezione,
un'epidemia - l'omogeneità genetica porta al disastro.
Ammetto però la clonazione animale in casi speciali, quando
si tratta di esemplari di speciale pregio, da cui si desidera
una discendenza il più possibile fedele all'originale".
| Oggi usa fecondare schiere di bovine col seme di un unico
stallone. Questa pratica non è altrettanto nemica della
biodiversità? |
"Lo è, e infatti gli animali generati in questo modo
sopravvivono perché si trovano in un ambiente protetto,
governato dall'uomo allevatore. Conservare la biodiversità
sarà uno dei grandi temi del prossimo secolo".
| Come per gli animali, lei ammette la clonazione degli umani
in casi speciali, quando la riproduzione asessuata eviterebbe
la nascita, poniamo, di un emofilico? |
"No. In futuro potrebbero presentarsi situazioni tali da farmi
cambiare idea, ma ora come ora non collaborerei a una
impresa del genere. Del resto, più che alla clonazione di
animali interi sono interessato a quella delle cellule, in vista
della produzione di tessuti e organi".
| Sta pensando di far crescere in laboratorio organi da
trapiantare nell'uomo? |
"Sì, e senza rischio di rigetto. Ma la meta è lontana. Per il
momento dobbiamo occuparci delle cellule, del processo di
differenziazione, di come convertire per esempio cellule
della pelle in cellule germinali".
| Sono in corso molti tentativi di far differenziare cellule
staminali, cioè immature e totipotenti, in tessuti di varia
natura. Che cosa distingue questo modo di produzione dei
"pezzi di ricambio" da quello da lei seguito? |
"Si tratta di due strategie diverse e io credo che la mia abbia
una portata maggiore. Quando trasferisci il nucleo di cellule
somatiche, per esempio di fibroblasti o delle già ricordate
cellule dell'ovaio, in un ovocita, l'ovocita è in grado di far
ripartire il meccanismo di differenziazione cellulare ovvero di
avviare un processo di clonazione in cui ogni tipo di cellula
ha la capacità di svilupparsi in altri tipi di cellula. In altre
parole, se ti occorrono cellule di fegato o di rene non è
necessario partire dalle cellule staminali di questi o di altri
organi ma puoi partire da una qualsiasi cellula del corpo. La
clonazione è il modo più semplice per ottenere la
de-differenziazione, cioè il ritorno dallo stadio adulto a
quello primitivo, e la ri-differenziazione, cioè la ripetizione
all'inverso del processo cellulare, verso lo stadio adulto". |