Le tesi del filosofo Sloterdijk fanno rabbrividire i tedeschi Duro attacco di Habermas Fabbricare l'uomo? Orrore in Germania |
| Se l'obiettivo primario era ottenere una vasta eco, si può ben dire che il
filosofo di Karlsruhe Peter Sloterdijk, 52 anni, vi è riuscito benissimo. Da vari giorni infatti è su tutti i principali organi di stampa tedeschi, come occhio di un ciclone scatenato da un discorso tenuto qualche settimana fa - e sulle prime quasi ignorato.
Un ciclone che qui già è stato battezzato il "Philosophenstreit" (la lite dei filosofi, una parafrasi dell'"Historikerstreit" che negli anni ottanta si diffuse tra gli storici sulla relativizzazione del nazismo). In effetti Sloterdijk, già noto in Italia per la sua Critica
della ragione cinica (1983), lanciando un durissimo attacco all'umanismo
heideggeriano, propone - già nel titolo - "regole per il parco umano". Un "parco" che ha molto del centro di allevamento, o anche dello zoo (egli stesso parlerà più avanti nel testo di "compiti zoopolitici"). L'idea di fondo è l'irrisolta natura dell'uomo, che mai si è liberato della sua componente bestiale ma ha sempre cercato di "addomesticarla": l'umanismo di Heidegger, come anche l'umanesimo classico, ha puntato sulle arti e le lettere - un umanesimo, sostiene Sloterdijk definitivamente defunto. La domanda che si pone chi parla di umanismo è semmai, dice il filosofo: "È possibile riportare sotto controllo le attuali tendenze all'imbarbarimento presenti nell'uomo?" La risposta Sloterdijk la individua nelle nuove prospettive aperte dall'ingegneria genetica. Senza problemi - facendo più volte riferimento allo Zarathustra di Nietzsche (ammiratissimo dall'autore) - Sloterdijk parla apertamente
di "produzioni di uomini, ovvero, in genere, antropotecniche". Semmai, si tratta di trovare un "codice antropotecnico". Ma c'è di più: il racconto dello Zarathustra nietzschano, è l'anticipazione "di una nuova epoca, in cui gli uomini finiscono sempre più sul lato attivo o passivo della selezione (genetica, ndr)". Per ora - osserva Sloterdijk - c'è un certo disagio a fare uso della "potenza della scelta", ma "non appena si saranno sviluppate positivamente le forze della scienza, gli uomini faranno una brutta figura se lasceranno che al loro posto operi una forza superiore, che sia questa Dio o il caso". Se poi l'evoluzione porterà fino a una "pianificazione delle caratteristiche (umane, ndr), se l'umanità sarà in grado di passare dal fatalismo delle nascite (naturali, ndr) alla nascita opzionale e alla selezione prenatale, sono questioni nelle quali, seppure per ora in modo indistinto, l'orizzonte comincia a schiarirsi".
Il coro di proteste non si è fatto attendere, da ogni parte sono giunte prese di posizione contrarie (soprattutto tramite le pagine culturali dei grandi giornali), tanto che Sloterdijk ha accusato Jürgen Habermas, il grande patrono della filosofia tedesca, di essere l'"ayatollah" che avrebbe lanciato contro di lui una "fatwa" (la condanna a morte islamica, qui in senso ovviamente metaforico). Particolare irritazione, più ancora del tentativo di far saltare tutti i valori cari all'umanesimo tedesco ancora molto forte in Germania, hanno suscitato termini come "selezione" genetica, che richiama inevitabilmente alla mente gli orrori del nazismo. Il bioetico Dietmar Mieth, della Facoltà teologica-cattolica dell'Università di Tubinga, accusa apertamente Sloterdijk di "mancanza di avvedutezza": "Avrebbe dovuto sapere - dice - che qui la sensibilità è molto alta". Più duro Ludger Honnefelder, direttore
dell'Istituto per scienza ed etica di Bonn: "L'immagine di un uomo "allevatore" e di un uomo "allevato" viola chiaramente il principio di pari dignità". Del resto, l'argomentazione di Sloterdijk che il progetto umanistico debba essere eliminato tramite l'allevamento di uomini, viene contraddetto già dal fatto che i genetisti dovrebbero esser d'accordo sugli obiettivi, su quale sia l'uomo davvero desiderabile: così facendo ritornerebbero sulla questione di che cosa sia umanità. Il problema è più profondo: "Il fatto è - dice ancora Honnefelder - che il problema della genetica ci coglie in una situazione in cui molti avevano creduto di fare della morale un qualcosa di privato. Adesso invece scopre che essa è il prezzo della modernità: ora che la natura gli oppone sempre meno resistenza, è l'uomo stesso a doversi porre dei limiti". |