RASSEGNA STAMPA

26 SETTEMBRE 1999
ARMANDO MASSARENTI
Cosa significa essere più liberi
Un libro di Ian Carter che si propone di mostrare alcuni criteri per "misurare" la nostra libertà
Ian Carter, "A Measure of Freedom", Oxford University Press, Oxford 1999, pagg. 310, sip. Da ricordare: Ian Carter e Mario Ricciardi (a cura di), "L'idea di libertà", Feltrinelli, Milano 1996, pagg. 208, L. 28.000.
"Una grande estensione della libertà individuale non è necessariamente il segno di un alto grado di civiltà". Chiedersi se sia giusto o no assegnare alla libertà un posto privilegiato nel nostro universo di valori è, ovviamente, del tutto legittimo. Sapere però che questa citazione è di Adolf Hitler, ci suggerisce di accantonare, almeno per un po', questa domanda per concentrarci invece su tutti quelli autori che sembrano dare per scontato che si tratta di un valore da perseguire in sé, e che dunque in senso lato condividono l'ideale liberale.
Ma come si esprimono costoro? Può capitare di sentirgli dire per esempio che in Gran Bretagna, o in California (o nell'ex-Unione Sovietica, a seconda dei gusti) vi è "più libertà che in qualunque altro Paese al mondo", o che nei Paesi ex-comunisti vi è oggi molta più libertà di dieci anni fa, o che in Italia c'è più libertà che in Cina. Oppure, passando al piano normativo proprio della filosofia politica, - anche da autori diversi tra loro come John Rawls e von Hayek, e prima di loro Beccaria - che si possono ammettere restrizioni alla libertà solo in nome di una libertà maggiore; o che un aumento della libertà non è compatibile con una politica mirata alla diminuzione delle disuguaglianze economiche.
Si esprimono insomma in termini quantitativi. Ma, si chiede Ian Carter, perché parlare della libertà in questo modo se non si ha un criterio per misurarla? Perché così tanti autori, che pure si esprimono in questo modo, messi di fronte al problema della misurabilità si dimostrano scettici e battono subito in ritirata? Forse perché credono che misurare la libertà sia un'impresa impossibile. Oppure sono convinti che non sia necessario: dire che siamo più o meno liberi in fondo è un po' come valutare se un sacco è più o meno pesante di un altro senza usare una bilancia, alzandoli contemporaneamente uno per mano, come si faceva prima della nascita di precisi sistemi di misurazione.
Ma i sistemi di misurazione non sono affatto una conquista scontata.
Presuppongono in via preliminare la soluzione di una serie di complessi problemi teorici e concettuali. Ciò che fa Carter nel suo libro - e c'è da stupirsi, vista l'importanza e la frequenza dei giudizi sui gradi di libertà, che nessuno prima di lui si sia dedicato all'argomento - è proprio questo: costituire il background teorico e concettuale che rende possibile l'idea di una valutazione quantitativa dei gradi di libertà. In questo caso bisogna saper rispondere a domande difficili e squisitamente filosofiche su "Che cos'è la libertà?", "Che cosa vuol dire essere liberi di compiere un'azione?", "Si possono contare le azioni possibili, e dunque le opportunità di scelta?", e "Quale peso relativo possiamo dare alle varie azioni che siamo liberi di compiere?".
La mossa fondamentale di Carter sta nella distinzione tra libertà specifica e libertà complessiva. Le libertà specifiche sono quelle che fanno sì che io sappia che posso accettare o no un certo impegno, che posso scegliere se andare o no a messa la domenica, che posso espatriare, ecc. Come si è detto discutendo il libro di Carter in un seminario organizzato lunedì scorso da Politeia (con Salvatore Veca, Mario Ricciardi, Sebastiano Bavetta e Serena Olsaretti) anche il commerciante che riceve minacce dal mafioso che pretende il pagamento del pizzo è libero in senso specifico: egli infatti può benissimo evitare di pagare, anche se questa scelta può comportare dei pericoli. Il che è controintuitivo, ma perfettamente coerente con la nozione liberale classica adottata da Carter per le libertà specifiche.
La libertà però, secondo Carter, va valutata in senso complessivo e non specifico. Egli non indaga solo la misurabilità della libertà, ma anche i vari modi di attribuirle valore. Sarebbe un errore a suo parere "separare i nostri ragionamenti sulla natura della libertà (come attributo quantitativo) dai nostri ragionamenti su altri beni", e in particolare su quello della giustizia. "Il mio interesse per la misura della libertà - scrive - nasce direttamente dal mio interesse per la giustizia", dove per giustizia si intende o una equa distribuzione della libertà, o la sua massimizzare, o la garanzia di un minimo di libertà per tutti, o una combinazione di questi tre principi. Per questo misurare la libertà diventa importante. E per questo Carter sostiene che per i liberali la libertà deve avere valore "non-specifico", cioè indipendente dal valore delle cose specifiche che si è liberi di fare. Così, la libertà di andare o no a messa, o di espatriare, o di non pagare una tangente ha valore anche indipendentemente dal valore di andare a messa, di espatriare, ecc. La domanda importante non è "quali libertà?", ma "quanta libertà?". Non basta un mero elenco di libertà importanti come mezzi per valori diversi dalla libertà: queste libertà vanno aggregate per metterci in grado di formulare giudizi di carattere complessivo (tra cui quello che ci fa vedere che il commerciante alle prese con il mafioso non è poi così libero).
Carter difende un'idea empirica di libertà contro una concezione che definisce "basata sui valori", la quale non contempla la valutazione di gradi di libertà. Ideali come quello della massima libertà o dell'uguale libertà sarebbero, entro questa prospettiva, solo dei mezzi retorici per promuovere valori diversi dalla libertà. Solo una concezione empiricamente misurabile della libertà, secondo Carter, ci permette di dare un resoconto adeguato dell'idea liberale di libertà come valore distinto, indipendente, e quindi fondamentale. Il suo sogno è di metterci in grado di dire, quando sia necessario, in senso letterale e non retorico, che la nostra libertà deve essere aumentata.
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vedi anche
Filosofia (e) politica