RASSEGNA STAMPA

19 SETTEMBRE 1999
VALERIO ZANONE
La giustizia dei liberali
Le teorie della giustizia occupano per intero il breve libro intitolato alla filosofia politica da Salvatore Veca, in continuità con altri scritti (La società giusta 1981, Questioni di giustizia 1991, Giustizia e liberalismo 1996, L’idea di giustizia 1997).
Veca assume a postulato il paradigma di Rawls, che nella giustizia vede la prima virtù delle istituzioni sociali come la verità è il primo criterio dei sistemi di pensiero; e quindi attribuisce alla filosofia politica il compito di trovare risposta alle domande elementari sul senso della giustizia.
Nelle questioni pubbliche il senso della giustizia viene comunemente inteso in due accezioni salienti. La prima riguarda i confini dello spazio politico. Si tratta di applicare l’arte della separazione in modo da determinare i limiti e i controlli che devono circoscrivere sia il potere delle diverse istituzioni politiche, sia le diverse sfere del potere, al fine di evitare forme di dominanza ingiusta. Se la filosofia politica è come afferma Veca un prolungamento del senso comune, si può senz’altro ritenere che debba considerarsi ingiusto non solo l’esercizio illimitato del potere politico (incluso, nelle democrazie, l’esercizio illimitato della regola di maggioranza); ma anche la commistione e il cumulo fra il potere politico e le altre forme di potere: militare, religioso, finanziario, mediatico. Per richiamare un esempio che sarebbe banale se il caso non fosse frequente, le diseguaglianze ammissibili nelle risorse economiche non possono tradursi in diseguaglianze politiche senza offendere appunto il senso comune della giustizia.
La seconda accezione della giustizia nella vita pubblica riguarda il controverso rapporto fra giustizia sociale ed eguaglianza. Si tratta di stabilire se e quanto le azioni di governo siano lecite e utili per una convivenza più giusta, che garantisca equità di accesso ai beni della cittadinanza sociale; se e quanto i risultati della lotteria naturale debbano essere corretti da politiche redistributive.
In proposito il libro di Veca presenta un rapido tracciato di tre teorie contemporanee della giustizia; il neoutilitarismo di Harsanyi, il neocontrattualismo di Rawls e il liberalismo di Nozick.
Negli ultimi trent’anni, principalmente per effetto della riformulazione rawlsiana del contratto sociale, le teorie della giustizia si sono spostate dall’utilità collettiva verso i diritti individuali.
All’utilitarismo fondato sulla massimizzazione del benessere collettivo è subentrato il neocontrattualismo fondato sul principio di equità. Poi al neocontrattualismo di Rawls Nozick ha contrapposto la teoria libertaria della giustizia non distributiva, imperniata sul principio storico di giusta acquisizione.
Mentre le teorie di Rawls e di Nozick formano un’alternativa all’interno della concezione liberale, le teorie liberali della giustizia sono state a loro volta confutate da Sandel e dagli altri comunitaristi, che accusano il liberalismo di deprezzare le storie collettive e i vincoli identitari dell’appartenenza. Ma dopo l’impennata editoriale dei primi anni novanta, la variegata specie dei comunitaristi appare già in penombra.
Il libro di Veca contiene in appendice un compendio alfabetico di filosofi politici che, da Aristotele a Weber, si sono occupati di giustificazione del potere. Vi si possono trovare elementi utili anche nell’epoca della globalizzazione.
inizio pagina
vedi anche
Filosofia (e) politica