RASSEGNA STAMPA

16 SETTEMBRE 1999
FRANCO PRATTICO
TORRICELLI l'uomo che pesò l'aria
Firenze renderà omaggio al celebre studioso che nel '600 dimostrò l'esistenza del vuoto
Una "machina delle maraviglie dell'aria", una bolla trasparente, sette metri di altezza e sedici di diametro, al cui interno - compiendo un viaggio a ritroso di trecentocinquant'anni - si potrà ripetere l'esperimento cruciale col quale un giovane fisico faentino trapiantato a Firenze sconfisse nel 1644 definitivamente Aristotele e i suoi seguaci. Riprendendo la tradizione seicentesca delle macchine barocche, ideate e realizzate a suo tempo proprio a Firenze dal Vasari e dal Buontalenti, nelle quali la scienza e le nuove tecniche divenivano anche spettacolo e divertimento, l'Istituto e museo di Storia della scienza di Firenze diretto da Paolo Galluzzi si accinge a celebrare, a partire dal prossimo 24 settembre, Evangelista Torricelli, lo "scienziato del vuoto" al quale dobbiamo il barometro e la scoperta della pressione atmosferica. Facendo rinascere nel Giardino di Boboli (già teatro delle celebri feste medicee all'insegna della "maraviglia") l'antico cimento e gli esperimenti con cui nei "gabinetti" seicenteschi veniva messa alla prova la teoria dell' "horror vacui". E proprio all' "horror vacui" è difatti dedicata l'installazione, ispirata a un classico impianto scenico barocco (Atlante che sorregge la volta celeste), dominata dall'alto da due mongolfiere (simbolo della conquista dell'aria che proprio da quegli esperimenti mosse i primi passi), che rimarrà visitabile per tre settimane, aperta a scolaresche e cittadini.
Letteralmente un "viaggio nel vuoto", sette spazi scenici all'interno della bolla, che corrispondono ad altrettanti esperimenti (cui potranno mettere mano direttamente i visitatori, sotto la guida di un manipolo di animatori), ricreando l'atmosfera tra curiosa e febbrile con cui nel Sei-settecento nei "gabinetti" delle case patrizie, nelle Accademie, molto meno nelle università ancora dominate dal credo aristotelico, nasceva la scienza moderna, galileiana. All'insegna, insolita per l'epoca, della sperimentazione e della misura. Materia della contesa, nientemeno, era il vuoto. Per Aristotele, il vuoto rappresentava una impossibilità logica: lo spazio, il topos, è definito e delimitato dalla presenza dei corpi. Un topos vuoto, cioè privo di corpi, non può perciò darsi, perché rappresenterebbe una contraddizione: un "luogo dei corpi" senza corpi. Una definizione che, accentuata ed ulteriormente elaborata, venne accolta dai commentatori medioevali del grande filosofo greco fino appunto a divenire la teoria della ripugnanza della natura verso il vuoto, per cui laddove questo si fosse prodotto, la natura si sarebbe precipitata a impedirlo in qualsiasi modo.
Una teoria che veniva anche adattata a giustificare il funzionamento delle pompe e dei sifoni, ma che già agli inizi del Seicento suscitava dubbi e contestazioni. Intanto nell'ottobre 1641 era giunto a Firenze il giovane (poco più che trentenne) e promettente "filosofo naturale" Evangelista Torricelli, chiamato nella capitale toscana per collaborare con Galileo Galilei. Che però morì pochi mesi dopo: Ma Torricelli rimase a Firenze, nominato "matematico e filosofo" alla corte granducale. Nella stimolante temperie toscana di quegli anni, Torricelli - che aveva da poco pubblicato il suo libro principale, Opera geometrica - mise mano nella primavera del 1644 all'esperimento che lo rese celebre. Un esperimento semplicissimo, che i visitatori della mostra fiorentina potranno ripetere a volontà: Torricelli riempì di mercurio un tubo di vetro aperto a una delle estremità, e tenendone chiusa con un dito l'estremità aperta la immerse in una bacinella contenente mercurio. Il mercurio contenuto nel tubo comincia a defluire nella bacinella, ma a un certo punto la discesa si arresta. Nell'estremità superiore sigillata del tubo si forma una "bolla di vuoto", come se una forza esterna gravante sulla bacinella impedisse al liquido di continuare a scendere. Torricelli aveva dimostrato per la prima volta non solo la possibilità di produrre il vuoto (e che quindi la natura non "aborre il vuoto") ma anche che l'aria "pesa": ossia esercita una pressione sul mercurio della bacinella, impedendo così la completa discesa del fluido. Nelle pompe, ad esempio, l'acqua saliva non "per impedire il formarsi del vuoto", come sostenevano gli aristotelici, ma perché spinta dalla pressione dell'atmosfera. In un sol colpo Torricelli aveva liquidato l'"horror vacui" e aveva dimostrato l'esistenza della pressione atmosferica: dal suo semplice esperimento nascevano così il barometro, la meteorologia, la possibilità del volo (perché la pressione dell'aria si esercita in ogni direzione e quindi un oggetto più leggero dell'aria, come un pallone areostatico, riceve una spinta anche verso l'alto proporzionale alla massa d'aria che smuove). E confermando l'affermazione di Galilei, che due corpi di peso diverso cadono nel vuoto con la stessa velocità (in assenza dell'attrito dell'aria). Purtroppo Torricelli morì poco dopo, non ancora quarantenne. Ma dal suo esperimento presero le mosse alcuni dei principali protagonisti della rivoluzione scientifica di quel secolo. Nel 1648, Blaise Pascal dimostrò che la pressione atmosferica diminuisce con l'altezza. Il tedesco Otto von Guericke il 1655 compì a Magdeburgo un celebre esperimento pubblico: congiunse due calotte di bronzo del diametro di cinquanta centimetri nelle quali aveva fatto il vuoto con una pompa di sua invenzione: per separarle - vincendo la pressione dell'aria sulle superfici - fu necessario usare due pariglie di otto cavalli ciascuno. Robert Boyle, uno dei padri fondatori della chimica moderna, dimostrò che in un ambiente privo d'aria il suono non si trasmette (o meglio, non si forma, perché manca il mezzo da far vibrare).
Altri ancora dimostrarono che in un ambiente svuotato d'aria, delle vesciche si gonfiano istantaneamente, utilizzando la poca aria rimasta al loro interno, per tornare a sgonfiarsi quando viene rimessa aria nell'ambiente. E che nel vuoto il fumo, invece di salire, discende, e l'acqua bolle a temperatura ambiente. Insomma, nella cornice dei Giardini di Boboli sarà possibile ripercorrere le tappe della appassionante avventura della "scoperta del peso dell'aria" e della esistenza del vuoto (non a caso la mostra-laboratorio torricelliana fa parte del percorso "Inventori e Invenzioni" promosso da una azienda leader nel campo della pneumatica, la Festo). E riscoprire che in realtà siamo come pesci che nuotano sul fondo di un oceano di gas (principalmente ossigeno e azoto), sottoposti alla terribile pressione delle molecole dell'atmosfera. Una cappa che ci grava addosso (e attorno) con una pressione - a livello del mare - di un chilo per ogni centimetro quadrato (per aprire una sfera dal diametro di 35 centimetri occorrerebbe una forza di quasi mille chili). Per ogni metro quadrato di superficie terrestre, la colonna dell'atmosfera esercita una pressione pari a dieci tonnellate. Ma i nostri corpi sono costruiti proprio per navigare sul fondo di questo oceano: la pressione interna degli organismi terrestri bilancia perfettamente quella esterna: se questa venisse a mancare, perciò, se attorno a noi ci creasse il vuoto - come quello degli spazi interstellari, pari a un atomo di idrogeno ogni centimetro cubico, esploderemmo...
inizio pagina
vedi anche
Storia della filosofia