TORRICELLI l'uomo che pesò l'aria| Firenze renderà omaggio al celebre studioso
che nel '600 dimostrò l'esistenza del vuoto |
| Una "machina delle maraviglie dell'aria", una bolla
trasparente, sette metri di altezza e sedici di diametro, al cui
interno - compiendo un viaggio a ritroso di
trecentocinquant'anni - si potrà ripetere l'esperimento
cruciale col quale un giovane fisico faentino trapiantato a
Firenze sconfisse nel 1644 definitivamente Aristotele e i suoi
seguaci.
Riprendendo la tradizione seicentesca delle macchine
barocche, ideate e realizzate a suo tempo proprio a Firenze
dal Vasari e dal Buontalenti, nelle quali la scienza e le nuove
tecniche divenivano anche spettacolo e divertimento,
l'Istituto e museo di Storia della scienza di Firenze diretto da
Paolo Galluzzi si accinge a celebrare, a partire dal prossimo
24 settembre, Evangelista Torricelli, lo "scienziato del
vuoto" al quale dobbiamo il barometro e la scoperta della
pressione atmosferica. Facendo rinascere nel Giardino di
Boboli (già teatro delle celebri feste medicee all'insegna
della "maraviglia") l'antico cimento e gli esperimenti con cui
nei "gabinetti" seicenteschi veniva messa alla prova la teoria
dell' "horror vacui".
E proprio all' "horror vacui" è difatti dedicata l'installazione,
ispirata a un classico impianto scenico barocco (Atlante che
sorregge la volta celeste), dominata dall'alto da due
mongolfiere (simbolo della conquista dell'aria che proprio
da quegli esperimenti mosse i primi passi), che rimarrà
visitabile per tre settimane, aperta a scolaresche e cittadini.
Letteralmente un "viaggio nel vuoto", sette spazi scenici
all'interno della bolla, che corrispondono ad altrettanti
esperimenti (cui potranno mettere mano direttamente i
visitatori, sotto la guida di un manipolo di animatori),
ricreando l'atmosfera tra curiosa e febbrile con cui nel
Sei-settecento nei "gabinetti" delle case patrizie, nelle
Accademie, molto meno nelle università ancora dominate
dal credo aristotelico, nasceva la scienza moderna,
galileiana. All'insegna, insolita per l'epoca, della
sperimentazione e della misura.
Materia della contesa, nientemeno, era il vuoto. Per
Aristotele, il vuoto rappresentava una impossibilità logica: lo
spazio, il topos, è definito e delimitato dalla presenza dei
corpi. Un topos vuoto, cioè privo di corpi, non può perciò
darsi, perché rappresenterebbe una contraddizione: un
"luogo dei corpi" senza corpi. Una definizione che,
accentuata ed ulteriormente elaborata, venne accolta dai
commentatori medioevali del grande filosofo greco fino
appunto a divenire la teoria della ripugnanza della natura
verso il vuoto, per cui laddove questo si fosse prodotto, la
natura si sarebbe precipitata a impedirlo in qualsiasi modo.
Una teoria che veniva anche adattata a giustificare il
funzionamento delle pompe e dei sifoni, ma che già agli inizi
del Seicento suscitava dubbi e contestazioni.
Intanto nell'ottobre 1641 era giunto a Firenze il giovane
(poco più che trentenne) e promettente "filosofo naturale"
Evangelista Torricelli, chiamato nella capitale toscana per
collaborare con Galileo Galilei. Che però morì pochi mesi
dopo: Ma Torricelli rimase a Firenze, nominato "matematico
e filosofo" alla corte granducale. Nella stimolante temperie
toscana di quegli anni, Torricelli - che aveva da poco
pubblicato il suo libro principale, Opera geometrica - mise
mano nella primavera del 1644 all'esperimento che lo rese
celebre. Un esperimento semplicissimo, che i visitatori della
mostra fiorentina potranno ripetere a volontà: Torricelli
riempì di mercurio un tubo di vetro aperto a una delle
estremità, e tenendone chiusa con un dito l'estremità aperta
la immerse in una bacinella contenente mercurio. Il mercurio
contenuto nel tubo comincia a defluire nella bacinella, ma a
un certo punto la discesa si arresta. Nell'estremità superiore
sigillata del tubo si forma una "bolla di vuoto", come se una
forza esterna gravante sulla bacinella impedisse al liquido di
continuare a scendere.
Torricelli aveva dimostrato per la prima volta non solo la
possibilità di produrre il vuoto (e che quindi la natura non
"aborre il vuoto") ma anche che l'aria "pesa": ossia esercita
una pressione sul mercurio della bacinella, impedendo così
la completa discesa del fluido. Nelle pompe, ad esempio,
l'acqua saliva non "per impedire il formarsi del vuoto", come
sostenevano gli aristotelici, ma perché spinta dalla pressione
dell'atmosfera. In un sol colpo Torricelli aveva liquidato
l'"horror vacui" e aveva dimostrato l'esistenza della
pressione atmosferica: dal suo semplice esperimento
nascevano così il barometro, la meteorologia, la possibilità
del volo (perché la pressione dell'aria si esercita in ogni
direzione e quindi un oggetto più leggero dell'aria, come un
pallone areostatico, riceve una spinta anche verso l'alto
proporzionale alla massa d'aria che smuove). E
confermando l'affermazione di Galilei, che due corpi di peso
diverso cadono nel vuoto con la stessa velocità (in assenza
dell'attrito dell'aria).
Purtroppo Torricelli morì poco dopo, non ancora
quarantenne. Ma dal suo esperimento presero le mosse
alcuni dei principali protagonisti della rivoluzione scientifica
di quel secolo. Nel 1648, Blaise Pascal dimostrò che la
pressione atmosferica diminuisce con l'altezza. Il tedesco
Otto von Guericke il 1655 compì a Magdeburgo un celebre
esperimento pubblico: congiunse due calotte di bronzo del
diametro di cinquanta centimetri nelle quali aveva fatto il
vuoto con una pompa di sua invenzione: per separarle -
vincendo la pressione dell'aria sulle superfici - fu necessario
usare due pariglie di otto cavalli ciascuno. Robert Boyle,
uno dei padri fondatori della chimica moderna, dimostrò
che in un ambiente privo d'aria il suono non si trasmette (o
meglio, non si forma, perché manca il mezzo da far vibrare).
Altri ancora dimostrarono che in un ambiente svuotato
d'aria, delle vesciche si gonfiano istantaneamente,
utilizzando la poca aria rimasta al loro interno, per tornare a
sgonfiarsi quando viene rimessa aria nell'ambiente. E che nel
vuoto il fumo, invece di salire, discende, e l'acqua bolle a
temperatura ambiente.
Insomma, nella cornice dei Giardini di Boboli sarà possibile
ripercorrere le tappe della appassionante avventura della
"scoperta del peso dell'aria" e della esistenza del vuoto (non
a caso la mostra-laboratorio torricelliana fa parte del
percorso "Inventori e Invenzioni" promosso da una azienda
leader nel campo della pneumatica, la Festo). E riscoprire
che in realtà siamo come pesci che nuotano sul fondo di un
oceano di gas (principalmente ossigeno e azoto), sottoposti
alla terribile pressione delle molecole dell'atmosfera. Una
cappa che ci grava addosso (e attorno) con una pressione -
a livello del mare - di un chilo per ogni centimetro quadrato
(per aprire una sfera dal diametro di 35 centimetri
occorrerebbe una forza di quasi mille chili). Per ogni metro
quadrato di superficie terrestre, la colonna dell'atmosfera
esercita una pressione pari a dieci tonnellate. Ma i nostri
corpi sono costruiti proprio per navigare sul fondo di questo
oceano: la pressione interna degli organismi terrestri bilancia
perfettamente quella esterna: se questa venisse a mancare,
perciò, se attorno a noi ci creasse il vuoto - come quello
degli spazi interstellari, pari a un atomo di idrogeno ogni
centimetro cubico, esploderemmo... |