RASSEGNA STAMPA

5 SETTEMBRE 1999
FRANCESCO GRIANTI
Niels Bohr, l'umile psicologo dell'atomo
Nei suoi saggi un'analogia tra i quanti e la vita
Con lui la scienza lascia il determinismo
Niels Bohr, «I Quanti e la vita», Bollati Boringhieri, Pagine 220. Lire 25.000
In questi saggi di Niels Bohr c'è tutta la modestia, l'entusiasm, o e la saggezza dei grandi della scienza. Un Nobel che ha assaporato con la mente la bellezza verginale di un mondo inconoscibile ai nostri sensi, come il mondo atomico, aperto dalla chiave del «quanto d'azione», la famosa costante h. Una chiave scoperta dal grande Plank come soluzione matematica, assurda e assolutamente inaccettabile dalla fisica classica, che a quei tempi credeva di aver scoperto ormai tutto, per risolvere il problema dell'assorbimento del corpo nero.
Una chiave estremamente importante, una chiave che Heisemberg con il suo principio di indeterminazione ha messo come pietra miliare a separare il mondo dominato dalla certezza deterministica da quello libero soggetto alla sola probabilità.
Si apre la visione di una natura non più oggetto inerte dell'indagine sperimentale, oggetto obbediente e standardizzato del sapere scientifico, oggetto rispettoso del rapporto causa-effetto, ma oggetto ribelle, attore e autore che trasforma un esperimento scientifico in un fenomeno individuale di interazione tra strumenti indagatori e natura indagata. Ogni esperimento effettuato su questo nuovo mondo diventa così un fenomeno individuale, dove solo la probabilità statistica è tollerata, non più la certezza deterministica. Una natura nuova, nascosta ai nostri sensi, carica di quella libertà che la scienza classica della certezza gli aveva negato e che l'uomo invece ricercava e rivendicava per sé nel mondo delle arti e della politica. Ed è proprio da queste constatazioni, le stesse che portarono il grande Einstein a chiedersi se Dio giocava a dadi con l'uomo, che nasce il riavvicinamento tra la fisica che ha per oggetto la natura inanimata e la scienza medica e biologica, che ha per oggetto la natura animata ed in particolare l'uomo. Bohr era figlio di un medico e lui stesso dice di essere cresciuto in un ambiente dove la diatriba tra meccanicismo e finalismo negli esseri animati era all'ordine del giorno nel mondo scientifico. Così più volte gli capita, con estrema cautela quale uno scienziato doc deve sempre esibire, di fare paragoni tra l'approccio con cui un fisico si avvicina al mondo atomico ed un medico psicologo affronta il suo paziente. L'atomo e l'uomo come oggetti non passivi di indagine, ma attori e autori di nuovi fenomeni. È così che nasce l'analogia tra i quanti e la vita e come nel mondo dei quanti si assiste al dualismo onda-particella, per cui un raggio di luce - se guardato come costituito da corpuscoli elementari - non manifesta più la sua natura ondulatoria e - se guardato come onda - non manifesta più la sua natura corpuscolare, così l'essere vivente che, se osservato con una indagine fisico-chimica nei suoi elementi costituenti perde la vita, e se osservato nella sua attività vitale ci nega l'informazione sull'organizzazione dei suoi costituenti elementari. Le due facce della medaglia, come diceva lo stesso Niels Bohr, per cui se se ne guarda una non si può vedere l'altra, ma entrambe vere, entrambe costituenti la stessa medaglia, entrambe reali in mondi complementari, l'uno necessario all'altro, ma non l'uno alternativo all'altro. Queste osservazioni ci aiutano a capire come nella nostra umanità spirito e materia siano entrambe verità, ognuna nel suo mondo, ma se ne guardiamo una non possiamo vedere l'altra e viceversa, e come la nostra vita sia un continuo caracollare dall'una all'altra nel tentativo di stringerle entrambe in quell'unità superiore che solo Dio può provare.
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