Niels Bohr, l'umile psicologo dell'atomoNei suoi saggi un'analogia tra i quanti e la vita Con lui la scienza lascia il determinismo |
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| Niels Bohr, «I Quanti e la vita»,
Bollati Boringhieri, Pagine 220. Lire 25.000 | In questi saggi di Niels Bohr c'è tutta la modestia, l'entusiasm, o e la saggezza dei
grandi della scienza. Un Nobel che ha assaporato con la mente la bellezza verginale
di un mondo inconoscibile ai nostri sensi, come il mondo atomico, aperto dalla
chiave del «quanto d'azione», la famosa costante h. Una chiave scoperta dal grande Plank come soluzione matematica, assurda e
assolutamente inaccettabile dalla fisica classica, che a quei tempi credeva di aver
scoperto ormai tutto, per risolvere il problema dell'assorbimento del corpo nero.
Una chiave estremamente importante, una chiave che Heisemberg con il suo
principio di indeterminazione ha messo come pietra miliare a separare il mondo
dominato dalla certezza deterministica da quello libero soggetto alla sola probabilità.
Si apre la visione di una natura non più oggetto inerte dell'indagine sperimentale,
oggetto obbediente e standardizzato del sapere scientifico, oggetto rispettoso del
rapporto causa-effetto, ma oggetto ribelle, attore e autore che trasforma un
esperimento scientifico in un fenomeno individuale di interazione tra strumenti
indagatori e natura indagata. Ogni esperimento effettuato su questo nuovo mondo diventa così un fenomeno
individuale, dove solo la probabilità statistica è tollerata, non più la certezza
deterministica. Una natura nuova, nascosta ai nostri sensi, carica di quella libertà che
la scienza classica della certezza gli aveva negato e che l'uomo invece ricercava e
rivendicava per sé nel mondo delle arti e della politica. Ed è proprio da queste
constatazioni, le stesse che portarono il grande Einstein a chiedersi se Dio giocava a
dadi con l'uomo, che nasce il riavvicinamento tra la fisica che ha per oggetto la
natura inanimata e la scienza medica e biologica, che ha per oggetto la natura
animata ed in particolare l'uomo.
Bohr era figlio di un medico e lui stesso dice di essere cresciuto in un ambiente dove
la diatriba tra meccanicismo e finalismo negli esseri animati era all'ordine del giorno
nel mondo scientifico. Così più volte gli capita, con estrema cautela quale uno
scienziato doc deve sempre esibire, di fare paragoni tra l'approccio con cui un fisico
si avvicina al mondo atomico ed un medico psicologo affronta il suo paziente.
L'atomo e l'uomo come oggetti non passivi di indagine, ma attori e autori di nuovi
fenomeni. È così che nasce l'analogia tra i quanti e la vita e come nel mondo dei
quanti si assiste al dualismo onda-particella, per cui un raggio di luce - se guardato
come costituito da corpuscoli elementari - non manifesta più la sua natura
ondulatoria e - se guardato come onda - non manifesta più la sua natura
corpuscolare, così l'essere vivente che, se osservato con una indagine fisico-chimica
nei suoi elementi costituenti perde la vita, e se osservato nella sua attività vitale ci
nega l'informazione sull'organizzazione dei suoi costituenti elementari.
Le due facce della medaglia, come diceva lo stesso Niels Bohr, per cui se se ne
guarda una non si può vedere l'altra, ma entrambe vere, entrambe costituenti la
stessa medaglia, entrambe reali in mondi complementari, l'uno necessario all'altro,
ma non l'uno alternativo all'altro.
Queste osservazioni ci aiutano a capire come nella nostra umanità spirito e materia
siano entrambe verità, ognuna nel suo mondo, ma se ne guardiamo una non
possiamo vedere l'altra e viceversa, e come la nostra vita sia un continuo caracollare
dall'una all'altra nel tentativo di stringerle entrambe in quell'unità superiore che solo
Dio può provare. |