| Mingardi, le nuove frontiere dei libertari | Il giorno in cui vorrete insultare qualcuno, chiamandolo «ricattatore» o «ruffiano», accertatevi di
non avere a che fare con un libertario. Perché il vostro insulto si rivelerebbe un flop: il pensiero
individualista più radicale, che dopo aver fatto proseliti in America sta prendendo piede anche da
noi, considera ricatto e sfruttamento della prostituzione espressioni di insopprimibili libertà
individuali. Come lo spaccio di stupefacenti e il bagarinaggio, la pornografia o (mutatis mutandis) il
diritto di portare armi ed usarle. Stiamo parlando, d'accordo, dell'ala estrema del movimento, di cui
il giovane economista Walter Block è uno degli esponenti più noti. Ma anche se non tutti i libertari
sono disposti a spingersi così lontano nel decretare il primato dell'individuo e la soppressione del
controllo statale, bisogna prendere atto dell'espandersi di questa nuova e radicale scuola di
pensiero anarco-capitalista, rampollata dal pensiero liberale. A differenza dei maestri classici, tipo
Hayek, i nuovi «estremisti della libertà» si divertono a scandalizzare i benpensanti progressisti,
creando imbarazzo nello schieramento liberal-conservatore cui fanno riferimento. Così, se nel
partito repubblicano americano sono costretti a convivere, in nome della libertà e del libero
mercato, tradizionalisti favorevoli alla preghiera scolastica obbligatoria e anarco-capitalisti pronti a
privatizzare persino i tribunali, da noi tutto questo dibattito sembra piovuto da un altro mondo. Una
guida originale, nata da una corrispondenza interamente e-mail, l'ha compilata uno studente,
Alberto Mingardi, che ha intervistato senza muoversi dal suo computer personaggi come David
Friedman e Wendy McElroy, Stephan Kinsella e Don Lobo Tigger, mitici personaggi del mondo
cyber-libertario. A testimoniare l'espansione del nuovo mercato culturale, due riviste come
«élites», edita a Napoli da Guida, e «Nuova civiltà delle macchine», sponsorizzata dalla Rai-Eri,
aprono ai temi libertari. Vuoi vedere che, dopo la scorpacciata di liberalismo che ha contagiato
partiti e intellettuali, dobbiamo prepararci a un decennio in cui tutti non potranno non dirsi libertari? |