RASSEGNA STAMPA

SETTEMBRE 1999
SANDRO MODEO
La guerra della culture
La rassegna delle imposture trattate non può riferirsi a momenti di episodica superficialità di tanti maestri carismatici.
Il libro di Sokal e Bricmont andrebbe imposto d'ufficio in tutte le università italiane, e non solo nelle facoltà umanistiche.
ALAN SOKAL e JEAN BRICMONT, "Imposture intellettuali., Quale deve essere il rapporto tra filosofia e scienza", trad. di Fabio Acerbi e Monica Ugaglia, Milano, Garzanti, 1999, pp. 306, Lit 39.000
Profittando della traduzione italiana, è possibile leggere finalmente il memorabile testo di Alan Sokal e Jean Bricmont al di là della beffa che ne ha generato la stesura. Per i pochi che ancora non sapessero: nella primavera del '96 Sokal, fisico della New York University, invia alla rivista Social Text, santuario della "transdisciplinarità" postmoderna, un articolo teso a soddisfarne sin dal titolo ("Trasgredire le frontiere: verso un'ermeneutica trasformativa della gravità quantistica") tutte le aspettative tematiche e stilistiche: e per risultare più credibile infarcisce il delirio epistemologico con citazioni "autografe" di famosi intellettuali - per lo più francesi - in cui concetti e lessico della matematica e della fisica vengono evocati in modo immotivato e insensato. Social Text abbocca, ospitando il pezzo con entusiasmo: e dopo che Sokal ha rivelato su un'altra rivista la parodia e l'obiettivo correlato (denunciare gli usi mistificatori della scienza da parte di larghi settori della cultura non scientifica e smascherare la fragilità del postmodernismo e della sua dorsale, "il relativismo cognitivo") esplode un'interminabile rissa. L'anno successivo - insieme a un altro fisico, Jean Bricmont dell'Università di Lovanio - Sokal pubblica Imposture intellettuali, facendovi confluire tutto il materiale parodistico servito a preparare la beffa. La reazione è, se possibile, ancora più carica: e non aiutano certo la messa a fuoco del dibattito opposti estremismi (e sciovinismi) come quelli di Jon Henley sul Guardian (che vede nel volume una dimostrazione di come "la moderna filosofia francese sia un ricettacolo di vecchie sciocchezze") o di Robert Maggiori su Libération (che bolla invece Sokal e Bricmont come "scienziati pedanti privi di senso dell'umorismo che correggono gli errori grammaticali nelle lettere d'amore").
Quello che impressiona, leggendo questo catalogo ragionato di assurdità cognitive ed espressive - questo bestiario di mostriciattoli e freaks epistemologici - è la spietatezza con cui Sokal e Bricmont lo rendono per così dire irriscattabile, schiacciandolo nell'"Introduzione" tra il martello della classificazione dei "reati' (conoscenza scientifica solo indiretta o approssimativa; gratuità dei riferimenti; totale indifferenza al loro significato) e l'incudine di una preventiva delegittimazione delle eventuali difese. Nessuna giustificazione, mostrano i due scienziati, sembra infatti reggere. Non il "carattere marginale" delle citazioni, perché la mistificazione intellettuale non si misura solo sulla quantità. Non l'importanza del "contesto", perché le citazioni stesse sono rispetto a esso sempre scorrelate, introdotte solo per impressionare il lettore. Non il ricorso alla "licenza poetica", perché l'impiego di espressioni come "buco nero" in una lirica, o di sfalsamenti spazio-temporali nella fantascienza, è perfettamente legittimo, ma diventa imbarazzante in opere di filosofia, psicoanalisi, semiologia con pretese (ironia della sorte) a loro volta di scientificità. Non l'invocazione dell'impiego metaforico, che dovrebbe servire a chiarire un concetto poco familiare traducendolo in uno più familiare e non viceversa (se qualcuno, a parti invertite, spiegasse la teoria quantistica dei campi ricorrendo al concetto di aporia nella teoria letteraria di Derrida, verrebbe internato). Non, infine, lo scudo dell'impiego analogico (di per sé non solo lecito ma addirittura auspicabile), perché in tutti i casi analizzati teorie precise nell'ambito scientifico si snaturano a contatto con teorie vaghe e inverificabili (come quelle lacaniane).
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