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Autoritratto di un "indecente" Le paure segrete di Wittgenstein |
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Escono i "Diari" di uno dei pensatori più complessi e controversi del nostro secolo. Dalla depressione alla megalomania, dall'adesione alle teorie freudiane alle critiche all'uomo Freud: i turbamenti di un genio |
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Ludwig Wittgenstein, "Movimenti del pensiero", Quodlibet |
Sono usciti ora i Diari di Wittgenstein che si riferiscono agli anni Trenta e che ci permettono di mettere a fuoco la personalit… di questo complesso filosofo. Naturalmente faccio qui una lettura dei Diari dal punto di vista psicoanalitico per poter cogliere quegli aspetti della sua personalità più inquietanti che l'hanno costretto ad una sofferenza mentale tale da suggerirgli un tentativo di curarsi con la filosofia introducendovi categorie psicologiche e psicoanalitiche.
Innanzitutto, il suo rapporto con Marguerite Respinger, l'unica donna che compare nei suoi scritti e che resterà per molti anni nel suo universo affettivo. Si sa che Wittgenstein fece un viaggio con lei in Norvegia e che a Vienna si frequentavano. Ma non è facile capire che tipo di rapporto Wittgenstein avesse con Marguerite. Forse era una relazione incompleta e poco soddisfacente se Marguerite, dopo poco tempo, si fidanzò con Talia, suscitando in Wittgenstein una profonda crisi di gelosia e di disperazione.
Wittgenstein in questi Diari parla molto di sé e della religione. Ma non dobbiamo farci confondere dalle sue invocazioni a Dio. La religione di Wittgenstein a me sembra "laica", dominata da una "teologia" interna che si riferiva alle proprie figure interne sacralizzate, fonte della sua sofferenza mentale, delle sue difese e della sua irrequietezza e del suo comportamento bizzarro. Le accuse che Wittgenstein rivolge a sé stesso riguardano il suo "essere indecente", cioè di non corrispondere alla idealizzazione che aveva fatto di sé. Una idealizzazione caratterizzata da fantasie megalomania che, da un'alta reputazione del suo pensiero, ma anche da una estrema fragilità e delicatezza della sua pelle psichica.
In un sogno, riportato in una pagina dei Diari, egli si riferisce ad un mulo irrequieto e riottoso che lui stesso avrebbe voluto che cozzasse il muso contro la parete, così si sarebbe calmato. Il mulo veniva chiamato nel sogno "ispettore". Nonostante sia difficile interpretare un sogno al di fuori di un contesto analitico specifico, penso che il mulo irrequieto e riottoso sia proprio una parte della sua personalità che esercitava un controllo su di sé e sulla sua realtà (l'ispettore) e che la sua parte razionale lo vivesse così disturbante al punto da augurarsi che venisse ridimensionato (il desiderio che il mulo batta il muso contro il muro). Scrive: "Io credo che il mio apparato mentale sia straordinariamente complicato e di struttura delicata e perciò più sensibile del comune". Più oltre: "Io gli uomini li stimo inferiori a me... tenderei a usare per loro la parola banale". Ma c'è anche una parte saggia in lui che, pur riconoscendo una sua "inestirpabile immodestia" è pronta a ribadire una necessità (forse non proprio sincera) di essere "non immodesto, disponibile, non proprio menzognero".
Ambivalente rispetto alla pazzia di cui era impaurito ed affascinato ad un tempo, ma profondamente disperato in varie circostanze e spesso "in uno stato mentale detestabile, senza idee, imbambolato... nella desolazione senza senso n‚ scopo... Sono un uomo di scarso talento,.. volgare e meschino... come un mendicante che talora confessa reluctantly di non essere un re".
Il problema di Wittgenstein era di conoscersi ed è per questo che ha deciso di dare alla filosofia un'impronta psicologica ed il compito di curare lui stesso. Ed è forse qui il nucleo della sua ambivalenza nei confronti di Freud. Non accetta di farsi analizzare ma mostra una profonda invidia nei confronti del metodo psicoanalitico. Stima in parte Freud, fino al punto di considerarsi un suo discepolo (non so con quanta convinzione), ma ad un tempo dice che Freud "si sbaglia molto spesso, e per quanto riguarda il suo carattere è certo un porco o qualcosa di simile". Ma non vuole essere di meno di Freud e nelle stesse pagine dei Diari dice di se stesso che c'è molto nelle cose che lui dice e che insieme a Freud, Loss e Spengler appartiene ad una stessa classe caratteristica di quella cultura e di quell'epoca, precisando tuttavia: "Nella mia vita c'Š una tendenza a fondere questa vita sul fatto che io sono molto più intelligente degli altri". Ma è consapevole di un profondo conflitto lacerante all'interno del suo mondo.
Wittgenstein aveva rifiutato i suoi genitori, gran parte della sua famiglia, tutta la sua eredità, la sua stessa origine ebraica. Il suo mondo era dominato da un conflitto insanabile dove una parte è rappresentata da un rapace aggressivo pronto ad attaccarlo ogni momento: "L'essere soli con se stessi non è l'essere soli con un rapace? Può aggredirti ogni momento". Una lotta tragica tra parti del suo Sé ambizioso ed umile, esaltante e avvilente, fragile e duro, disperato e vitale, dove il "negativo" sembra dominare come lui stesso ammette: "Lo spirito senza l'uomo non è buono... in me può essere però uno spirito malvagio".
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