RASSEGNA STAMPA

25 AGOSTO 1999
CARLO GALLI
Quanti modi per dire politica
Linguaggio retorico o concetto?
Una replica a Maurizio Viroli
La precisazione di Maurizio Viroli rispetto all'intervista da me rilasciata a Antonio Gnoli (La Repubblica, 18/8 e 21/8) invita a non dimenticare che al rapporto fra linguaggio e politica inerisce una dimensione retorica, polemica e persuasiva al tempo stesso. Se con ciò si vuole sostenere l' utilità di studiare la retorica politica, cioè le strategie discorsive attraverso le quali i politici hanno cercato di persuadere avversari e seguaci, allora siamo d'accordo.
Si può essere d'accordo anche quando si sottolinea che la politica ha a che fare con l'azione, con il conflitto e con le passioni pubbliche, e che quindi le parole attraverso cui la politica viene fatta e pensata non esprimono una verità assoluta, matematica, ma un punto di vista parziale.
Qualcosa di simile avevo affermato anch'io, quando sostenevo che il lessico politico non può più essere interpretato come se esprimesse una necessità oggettiva; e che anzi, superate queste pretese tipiche delle ideologie, se ne devono studiare gli elementi costitutivi - i concetti - nella loro storicità e concretezza, in quanto sono "veicolo di memoria e di storia, di progetti e di polemiche". Solo in quanto storici, e quindi contingenti, i concetti politici possono conoscere crisi, trasformazioni anche drammatiche di significato. Oggi stiamo appunto vivendo il parziale esaurimento del lessico politico moderno, e ciò comporta l'esigenza di riconcettualizzare la politica, di ricostituire un rapporto efficace - dal punto di vista sia di chi fa politica, sia di chi la studia - fra le parole e la Cosa.
Ma questa insuperabilità della dimensione discorsiva della politica - di cui, quindi, nessuno si dimentica - non significa che non si possa formulare un discorso scientifico e critico sul nesso parola/politica: tale discorso è appunto, nella prospettiva mia e del gruppo di studiosi che dà vita a una rivista come "Filosofia politica", la storia dei concetti.
Per di più, il rapporto fra parola e politica si è dato storicamente in molti modi. Lo stesso Hobbes ne esprime una possibilità, Hegel un'altra, Marx un'altra ancora, il liberalismo una quarta, e così via. Se invece Viroli implicitamente suggeriva che la dimensione linguistica della politica sta nella specifica tradizione retorica che va da Cicerone all'umanesimo civile e che poi attraverso Machiavelli nutre il moderno repubblicanesimo, allora questa - benché importante - è soltanto una delle possibili declinazioni del rapporto fra parola e politica. Che la storia dei concetti politici prende in attento esame, ma che non può certo esaurire le modalità in cui si pratica, e si pensa, la concretezza polemica e linguistica della politica.
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vedi anche
Filosofia (e) politica