RASSEGNA STAMPA

25 LUGLIO 1999
AMARTYA SEN
DEMOCRAZIA CONTRO LA FAME
Quali leadership per lo sviluppo: un intervento di Amartya Sen
"Permane un deficit nel gestire le crisi"
"Usa ed Europa, la politica sociale va corretta"
Nella Vita di Galileo di Bertolt Brecht, rispondendo ad Andrea che afferma "Infelice la terra che non ha eroi", Galileo replica "No, infelice la terra che ha bisogno di eroi". Ritengo che l'opinione del Galileo brechtiano possa essere considerata solo in parte fondata. È infatti plausibile che un Paese ricorra ai propri eroi quando si trova in una situazione disperata, ma è d'altronde vero che tutti i Paesi possono attraversare - e di fatto attraversano - periodi di grandi difficoltà durante i quali la disponibilità di eroi e di grandi leaders può realmente fare la differenza. In queste situazioni, nelle quali c'è reale bisogno di una leadership ricca di immaginazione ed eroica, l'assenza di simili personalità può quindi rappresentare un notevole handicap. Come esseri umani, siamo capaci di grande nobiltà d'animo, compassione e comprensione, ma essere utili agli altri non è il nostro unico scopo. Ciascuno di noi ha i propri obiettivi e desideri, i propri impegni, le proprie ambizioni. Le difficoltà degli altri e la necessità di seguire regole di buon comportamento sociale sono talvolta in grado di spingerci ad agire, ma ciò non avviene in modo automatico.
Molto dipende da quali questioni ci vengono poste e da quali interrogativi ci troviamo ad affrontare; il mondo non è fatto né di irremovibili egoisti che perseguono solo il proprio interesse, né di irriducibili altruisti rivolti a fare sempre e comunque il bene. Reagiamo quando siamo spinti a riflettere sulle difficoltà altrui, a rielaborare il nostro comportamento, ad esaminare a fondo il mondo in cui viviamo; mentre non facciamo assolutamente nulla se i problemi degli altri ci sembrano lontani, poco chiari, complessi e difficili da decifrare. È esattamente qui che la leadership può fare la differenza: nell'indurci ad affrontare domande che altrimenti potremmo non porci e alle quali comunque non potremmo dare risposta. È ovvio che non necessariamente i leaders sono persone eccezionali come Gorbachev e Peres o - per fare riferimento al mio Paese - persone come il Mahatma Gandhi, Rabindranath Tagore o Jawaharlal Nehru o la stessa Madre Teresa. In realtà tutte le persone che hanno a cuore le sorti della società possono influenzarsi reciprocamente in modi impercettibili. Ci si chiede di frequente quale sia la sostanza della democrazia. Personalmente, ritengo che la sostanza della democrazia non si esaurisca nell'attribuzione dei diritti civili e politici, la cui importanza non è in discussione, in quanto essa risiede in parte anche nell'attitudine ad indurci reciprocamente ad affrontare i problemi che ci si pongono di fronte in modo aperto e senza pregiudizi. Questo può realmente fare la differenza nel modo in cui il mondo procede, come cercherò di spiegare ricorrendo ad alcuni esempi. Uno dei fatti degni di nota nella tremenda storia delle carestie nel mondo è che nessuna tra quelle di rilievo si è mai verificata in un Paese governato in modo democratico e in cui la stampa fosse relativamente libera. Si sono verificate carestie nei territori coloniali retti da potenze imperiali (per esempio in India prima dell'indipendenza e in Irlanda), nelle moderne dittature militari controllate da potentati autoritari (come l'Etiopia o il Sudan) o in Stati governati rigidamente da un solo partito che non tollerava alcuna opposizione (come l'Urss degli anni 30 o la Cina del "Grande Balzo in avanti"). Ma una carestia grave non si è mai verificata in un Paese indipendente, in cui venissero indette regolarmente elezioni con la partecipazione di diversi partiti, tra cui alcuni di vera opposizione, e nel quale fosse permesso ai giornali di riferire liberamente i fatti, senza sottoporli ad una massiccia censura, e di mettere in discussione le politiche del governo in carica. Il fatto è che la democrazia è un'opportunità che deve ancora essere colta, il che richiede una capacità di azione e di immaginazione e una guida intelligente. Quando abbiamo a che fare con una forma di deprivazione forte ed elementare (e fotogenica) come quella provocata dalle carestie, non è difficile comprendere cosa sta accadendo. La capacità della democrazia nel prevenire le carestie è, quindi, notevole e quasi infallibile. Ma lo stesso non si può dire riguardo ad altri e più complessi problemi, specialmente quando le forme di deprivazione sono oscurate da convinzioni preconcette sulla natura della società e sui possibili interventi e rimedi. Mi rivolgo all'Europa occidentale ed ovviamente al problema della disoccupazione.
Come le vittime delle carestie in Africa o Asia o gli individui privi di assistenza medica in Usa, i disoccupati in Europa rappresentano una minoranza il cui potere politico dipende necessariamente dall'atteggiamento altrui verso la loro forma di deprivazione. Per gli europei è difficile capire come l'etica sociale americana possa tollerare che esista un così gran numero di persone prive di copertura sanitaria, cosa che sarebbe piuttosto inaccettabile, dal punto di vista politico, in Germania, Italia, Francia, Inghilterra o in qualsiasi altro Paese di quest'area. Ma, d'altra parte, la stessa etica sociale americana troverebbe presumibilmente intollerabili i livelli di disoccupazione a due cifre comuni in Europa: tassi di disoccupazione di simile entità si farebbero beffe della capacità delle persone di provvedere a se stesse, un concetto che è effettivamente centrale nel sistema dei valori americano. Credo che nessun governo degli Stati Uniti potrebbe uscire indenne da un raddoppiamento dell'attuale livello di disoccupazione, che pur manterrebbe il tasso di disoccupazione degli Usa ben al di sotto di quello attuale dell'Italia, della Francia e della Germania (per non parlare della Spagna). Alla base di queste differenze tra Europa ed America si pone la diversità degli atteggiamenti verso le responsabilità dell'individuo e della società nei due contesti; è la natura stessa degli obblighi della politica, e quella dei suoi fallimenti, a differire profondamente. Per porre rimedio ai problemi generati da un determinato atteggiamento senza cadere nella trappola in cui si dibatte l'altro è necessario che Europa ed America rielaborino il patrimonio dei propri obblighi sociali alla luce di quelli vigenti nell'altro. Questo è un passaggio indispensabile perché si organizzi, in America, un'assistenza medica universale e perché, in Europa, gli individui disoccupati siano in grado di aiutare se stessi, così da mantenere un sistema dove sono molte le opportunità di lavoro e basso il tasso di disoccupazione. Un simile processo di apprendimento dai reciproci successi ed errori può contribuire in modo determinante alla formazione di una leadership che sia in grado di eliminare le rispettive forme di deprivazione: su questa strada c'è ancora molto da fare.
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