RASSEGNA STAMPA

21 LUGLIO 1999
MILTON FRIEDMAN
La Terza via e i suoi nemici
Il premio Nobel Friedman ai politici: se scegliete la privatizzazione, fatelo fino in fondo
AL giorno d'oggi, secondo alcuni, il mercato riporta una vittoria assoluta. Per altri, invece, costituisce una pesante minaccia. Ovunque i politici sono alla ricerca di una "terza via" dai contorni definiti e aspirano a trovare "campioni nazionali" (nelle telecomunicazioni, ad esempio), che possano respingere la mondializzazione. Ora, il mercato è solo un meccanismo che può dare impulso a qualunque tipo di finalità. A seconda di come viene usato può contribuire allo sviluppo sociale e economico o, al contrario, impedirlo. La questione cruciale non è sapere se bisogna far girare il mercato o no. Tutte le società - comuniste, socialiste o capitaliste - si servono del mercato. La distinzione cruciale è quella della proprietà privata. Chi sono gli autori del mercato, e in nome di chi si mettono in gioco? Si tratta di funzionari governativi che operano in nome dello Stato? O si tratta di persone singole che agiscono per proprio conto? Un giorno, in Cina, un funzionario di stato mi chiese: "Chi è in America l'incaricato della distribuzione di materiali?" La domanda mi colpì, ma era comprensibile. Perché per il funzionario di un'economia dirigista era inconcepibile che il mercato distribuisse materiali diversi a milioni di persone diverse per milioni di usi diversi, senza che i politici avessero qualcosa da osservare. L'introduzione di un maggior numero di meccanismi del mercato privato può essere annullato - totalmente o in parte - da un mutamento troppo limitato. E questo è un elemento a cui bisogna fare attenzione in un momento in cui l'Europa, a questo proposito, ha tanta voglia di riscatto. Prendiamo la deregulation, in atto già da vent'anni, delle compagnie aeree statunitensi: ha accresciuto la competizione, provocando un abbassamento delle tariffe e servizi aggiuntivi per la clientela e il volume di traffico aereo è aumentato. Tuttavia, nonostante le compagnie aeree siano privatizzate - affrancate cioè da un controllo statale invadente - gli areoporti non lo sono. Restano di proprietà e sotto la gestione del governo. In questo modo, mentre la liberalizzazione rafforza la domanda in maniera esponenziale, i ritardi dei voli si moltiplicano. Il governo accusa di questo le compagnie private, pretendendo da esse la segnalazione dei ritardi. D'altra parte, gli sforzi che mirano ad accentuare l'influenza del mercato, come ad esempio la messa all'asta delle porte d'imbarco o degli orari di partenza, sono stati ostacolati proprio dalle compagnie, che già dispongono di diritti acquisiti. La soluzione migliore sarebbe quella di privatizzare gli areoporti, come ha fatto la Gran Bretagna e come anche Italia e Polonia hanno intenzione di fare. Privatizzare alcuni settori dell'industria lasciando che il governo controlli i prezzi è un'altra soluzione che lascia il problema risolto a metà. Nel Penjab, in India, c'era un'industria manifatturiera di biciclette. Il governo, anziché vendere l'acciaio al prezzo di mercato, lo razionava. Di colpo, la fabbrica non poteva più ottenere, a quel prezzo, la quantità d'acciaio necessaria. Esisteva tuttavia un mercato privato e libero di prodotti in acciaio lavorati o semilavorati. Il costruttore di biciclette ha dovuto dunque ricorrere a quei prodotti, che poi fondeva per ottenere l'acciaio che gli serviva. Se la "terza via" ha un minimo senso, dovrebbe cercare di superare gli ostacoli politici che impediscono l'espansione del mercato. Non solo correndo il rischio che questi ostacoli scoraggino i tentativi di liberalizzazione del mercato, ma anche cercando di evitare che le energie impiegate per rimuovere tali ostacoli non distruggano i vantaggi della liberalizzazione. Il difficile consiste nel superare gli ostacoli senza subirne gli inconvenienti. Un esempio calzante è offerto dalla privatizzazione delle poste americane. Il servizio postale americano gode del monopolio della posta celere grazie a una legge che impedisce a ogni altro servizio di posta celere di utilizzare i trasporti pubblici. La privatizzazione si è tuttavia insinuata sotto forma di United Parcel Service e altri come la Federal Express. Ripetuti tentativi per abrogare lo statuto del servizio postale hanno sempre suscitato violente contestazioni da parte dei sindacati, dei quadri delle poste, delle comunità rurali che temevano di essere private del servizio postale. D'altra parte, in pochi hanno un interesse immediato per favorire una tale abrogazione: potenti diritti acquisiti si sono concentrati all'interno del monopolio postale e i suoi avversari sono dispersi. Una delle maniere di ridurre l'opposizione alla privatizzazione consiste nell'identificare gli avversari potenziali per poi guadagnarli all'operazione, facendoli partecipare ad esempio all'azionariato. Un tipo di capitalismo popolare in cui la Thatcher eccelleva. Altre trappole da evitare: addolcire la manovra sostituendo un monopolio all'altro (il privato allo statale), sostituzione che può rappresentare un progresso ma che resta molto lontana dai risultati auspicati. Il servizio postale degli Stati Uniti è l'esempio di un sofisma, che fa passare la copia (l'imitazione formale dell'impresa privata) per l'originale. Che si tratti di privatizzare le telecomunicazioni o di ridurre gli aiuti all'agricoltura, si è sempre costretti ad affrontare gli stessi problemi: superare i diritti acquisiti, scoraggiare le situazioni di rendita. La "tirannia dello statu quo" è la ragione principale per cui i meccanismi politici sono infinitamente meno efficaci di quelli del mercato per incoraggiare un cambiamento dinamico, per alimentare la crescita e la prosperità. Sono poche le regole che permettono di rovesciare la tirannia dell'immobilità. Ma una di queste è chiara: se bisogna privatizzare o sfoltire un'attività pubblica, fatelo completamente. Non cercate un compromesso grazie a una privatizzazione parziale o a una parziale riduzione del controllo dello Stato.
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