RASSEGNA STAMPA

13 LUGLIO 1999
TONI NEGRI
IL PRINCIPE DELLA RIVOLUZIONE
DUE SAGGI CHE AFFRONTANO E RILEGGONO LE OPERE DEL PENSATORE FIORENTINO
Un grande filosofo che interroga la costruzione di un soggetto politico radicale. Il Machiavelli di Louis Althusser, uno studio durato oltre trent'anni e ora tradotto dalla manifestolibri
Louis Althusser, "Machiavelli e noi", manifestolibri, pp. 168, L. . 25.000
Vedere in italiano questo libretto, Machiavelli e noi (manifestolibri, pp. 168, L. . 25.000), è per me ricordare il rapporto che legò, stranamente ma in maniera efficacissima, Louis Althusser e gli "operaisti" italiani. Qualche notazione biblio-biografica, per cominciare. Dopo la morte di Althusser (ma già in buona parte nel periodo della sua morte civile) è Yann Moulier Boutang che si occupa, mentre tutta la scuola althusseriana scompare, di ricostruire il pensiero, la vita e - soprattutto - di ripubblicare (o di pubblicare ex-novo) le opere del maestro dello strutturalismo marxista francese. Da questo lavoro vengon fuori il primo volume della biografia di Althusser (del secondo e, forse, del terzo siamo in attesa); la pubblicazione (un vero e proprio caso editoriale) di L'avenir dure longtemps, ovvero il racconto analitico della propria vita dello stesso Althusser; la formidabile raccolta delle Lettres à Franca; e infine i tre volumi di Scritti politici, filosofici e sulla psicoanalisi. Moulier Boutang, che si è assunto questo compito, è un "operaista (italiano)" a tutto tondo: è il traduttore francese di Operai e capitale di Tronti e di molti altri fondamentali scritti dell'operaismo italiano, nonché un importante redattore di Futur Antèrieur , la rivista parigina che negli anni '90 si occupa di rinnovare la tradizionale operaista del pensiero rivoluzionario comunista nello spazio europeo. Francois Matheron, che firma il lavoro di raccolta delle lezioni althusseriane su Machiavelli, viene dalla stessa tradizione politica e da analoghe fatiche di traduzione in francese della cultura comunista rivoluzionaria italiana estranea al Pci. Ma permettetemi di riportare la strana questione del rapporto fra Althusser e l'operaismo italiano alla mia esperienza.
Nel 1973 fui invitato per la prima volta da Althusser all'Ecole Normale Supérieur di Rue d'Ulm: ma si trattava ancora di un invito formale. Quando fui di nuovo invitato, a tenervi un corso sui Grundrisse nel 1977-78, l'atmosfera era davvero diversa. Althusser stesso l'aveva detto: quelque chose s'est brisé, qualcosa s'è spezzato nel nostro rapporto con il movimento comunista internazionale ed in particolare (Althusser ebbe modo di sottolinearlo nel convegno di Venezia, indetto da il manifesto in quello stesso anno) nell'appartenenza ai partiti comunisti dell'Europa ormai incapaci di rappresentare il movimento rivoluzionario. Ricordo bene quel corso del 1977-78. Gli "althusseriani" reagivano con impazienza e confusione davanti alla provocazione di una discussione che portava su Marx al di là di Marx . Di contro, Althusser mi riceveva quasi ogni settimana per dirmi che, in questo "Marx oltre Marx", ritrovava Machiavelli. Ritrovava cioè, oltre la "Teoria", la vitalità e la gioia del comunismo, il rinnovamento delle sue categorie, la scoperta di un nuovo orizzonte di organizzazione e di lotta del proletariato. Della "Teoria", e cioè del primo althusserismo strutturalista, Althusser stava evidentemente facendo giustizia in quel periodo. Non a caso, sempre riferendosi al convegno di Venezia nel 1977, Althusser qualifica così (16 gennaio '78), in una lettera ad un corrispondente russo, la "Théorie": "ho chiaro come il giorno che quello che ho fatto quindici anni fa, (d'inventare la teoria), è stato null'altro che costruire una giustificazione (ben francese d'altronde), in un buon piccolo razionalismo nutrito di qualche referenza (Cavaillès, Bachelard, Canguilhem, e dietro questi un po' della tradizione Spinoza-Hegel) alla pretesa del marxismo (il materialismo storico) di mostrarsi come scienza... L'impalcatura che ho costruito ha senz'altro permesso a molta gente di arrampicarsi sul tetto della casa!... Per quel che mi riguarda mi sento prigioniero di quel passato teorico.". Ora, in pieno '78, quando m'incontra, non nutre neppur più risentimento nei confronti di quelli che continuano a ricordarlo come filosofo della teoria: ormai "qualche cosa s'è spezzato", tutto è conseguentemente in crisi. Ora, mentre la crisi avanza, è Machiavelli che riappare, cioè una soggettività forte, a servizio di un progetto che è utopico solo nella forma, comunista nella sostanza, potente nell'effettualità. E' la ricomposizione del soggetto, considerato nelle nuove dimensioni tecnologiche e sociali dello sfruttamento, che può ricostruire la prospettiva del comunismo.
Althusser comincerà allora a dirsi, a dirci: "mai il comunismo è stato così vicino". Dopo quella teoria dello strutturalismo, dopo quel piccolo teorizzare razionalistico, la "virtù" del soggetto riemergeva al centro della scena. "Oltre la teoria" cominciava la biopolitica comunista. Per due volte, nel 1993 e nel 1997, Futur Antèrieur è tornato su Althusser, con due numeri speciali, il primo conseguente al primo volume della biografia di Moulier, il secondo come discussione (Colloquio della Ecole Normale Supérieur Rue d'Ulm del 1995) sul lascito althusseriano e sulla forma della sua edizione. In questa seconda occasione m'è capitato di vedermi assegnato lo studio dei testi (lezioni, conferenze) di Althusser su Machiavelli. Era per me riprendere una discussione diluita in un ventennio. Dalle discussioni del 1978, a quelle (ben più tristi) con l'uomo malato della metà degli anni Ottanta: e soprattutto un tuffo indietro, dentro le lezioni di Althusser degli anni Sessanta e Settanta, per ritrovarvi il senso di quell'opposizione che ora, tutti i materiali riuniti, appariva così evidente: Machiavelli contro il marxismo, contro il dogmatismo, contro la stupidità e la repressione burocratica. Ma, nello stesso tempo, Machiavelli con Marx, Machiavelli più Marx, alla base del nostro tentativo di ricostruire il pensiero e l'azione rivoluzionaria: perché Machiavelli ci è contemporaneo. Infatti, mentre Marx costruiva su una classe operaia data, che si presentava come soggetto sociale, Machiavelli indirizzava la sua ipotesi politica ad un soggetto virtuale, da costruire. Machiavelli, ovvero l'utopia contemporanea di un soggetto da costruire. Già Gramsci aveva parlato in questo senso; ma Althusser sa essere più radicale: è sull'"orlo del vuoto", meglio, nella sua esasperazione, che questo nuovo soggetto si costruisce: è un nuovo soggetto , un nuovo attore della trasformazione rivoluzionaria.
Non so bene che cosa aggiungere: son troppo coinvolto in queste problematiche per poter aggiungere riflessioni originali. Ma, qui di seguito, mi viene in mente che terribile miseria rappresentino i più recenti lavori accademici sul pensiero e l'opera di Machiavelli. Miseria, conformismo, machiavellismo. No, non è possibile. Riprendiamo l'intuizione di Althusser: Machiavelli è un grande filosofo; riprendiamo lo sviluppo, meglio, l'appello che egli fa seguire all'intuizione: giovani, fate di Machiavelli l'ispiratore di ogni filosofia pratica, perché la filosofia pratica si chiama comunismo. Ecco dunque dove Althusser e gli operaisti italiani (e di Europa) si sono incontrati: dove Marx raggiunge Machiavelli e quest'ultimo individuava i modi per ricostruire un soggetto collettivo. E' il compito - meglio, il dovere - di oggi. Giovani e vecchi, leggete Machiavelli e noi di Althusser.
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vedi anche
Filosofia (e) politica