LA BELLEZZA PRESA SUL SERIO| Estetica antica batte estetica moderna |
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| Gianni Carchia, "L'estetica antica" Roma-Bari, Laterza 1999, pagg. 218, L. 35.000. | di Maurizio Ferraris
[Quando Psycho si rivolta sulla sedia a dondolo, abbiamo davvero paura, oppure fingiamo soltanto? Aristotele, molto ragionevolmente, suggerisce che il terrore e la pietà che proviamo per gli altri sono del tutto autentici. Solo, la tragedia finisce, e noi ne usciamo purificati e forse conciliati con noi stessi (non fosse che per lo scampato pericolo). Gli esempi, ovviamente, potrebbero moltiplicarsi. L'imitazione è necessariamente riproduzione di quello che tutti abbiamo sotto gli occhi, oppure è un modo per rendere sensibili delle relazioni che altrimenti non sarebbero evidenti? (e questo spiega, per esempio, in che senso la musica possa anche essere considerata come un'arte mimetica). L'artista trae le proprie dal nulla, oppure riaggrega ciò che la sua esperienza sensibile gli ha insegnato? Le cose e le persone hanno soltanto forme e colori, o non possiedono anche, per esempio, valori (sono simpatiche o antipatiche, attraenti, detestabili ecc.), ossia presentano quelle che oggi si chiamerebbero delle "qualità terziarie"? Tutto questo è stato detto, da Omero a Plotino (e stupirebbe il contrario, visto che l'uomo non cambia più di tanto).
C'è allora da chiedersi che cos di buono abbia portato l'estetica moderna anche semplicemente alla comprensione dell'arte. E qui si incontra il paradosso. Di solito si dice infatti che parlare di "estetica antica" è un controsenso, giacché l'estetica è stata battezzata nel Settecento. Quello che il recente libro di Gianni Carchia ci invita a considerare, con ampiezza di documentazione e rigore di argomentazione, è per l'appunto il fatto che si può certo parlare di estetica antica (come riflessione sulla sensibilità, sul bello e sull'arte), e che probabilmente il fatto che si sia deciso di isolare un ambito specifico, dal Settecento in avanti, non è necessariamente un bene.
Basti una semplice considerazione. Che cosa significa parlare di "estetica antica"? Significa chiedersi che cosa hanno detto, per l'appunto sulla sensibilità, la bellezza e l'arte, Democrito e Platone, Aristotele e gli Stoici, gli Epicurei e Plotino (oltre alle teorie che
la tradizione greca aveva elaborato proprio sul concetto d'arte). Invece, parlare di estetica moderna significa, nella stragrande maggioranza dei casi, occuparsi di minori, o di ciò che i maggiori hanno scritto con la mano sinistra,- e il più delle volte - e, ancora, nel migliore dei casi - per pure esigenze di sistema. Soprattutto, fra gli antichi non si tratta soltanto di riflessioni poetologiche (anzi, ce ne sono in minima parte). Con una frequenza impressionante, abbiamo a che fare con delle indagini sull'ontologia, ossia su ciò che c'è, propriamente, e non per finta; o di fenomenologia, o di psicologia.
Uno può dire che è strano che solo i moderni, proprio inventando l'estetica, e po specializzandola come filosofia dell'arte, abbiano cavato così poco dalla stessa sfera da cui gli antichi avevano tratto tanto. ma è davvero tanto strano? Il fatto è che, nel momento in cui le questioni serie e le energie migliori vengono assorbite dalla scienza (e dalla filosofia come scienza rigorosa), non tanto l'arte (che ha una serietà sua propria, ma che si perde già quando si parla, per l'appunto, di "arte", come se ce ne fosse una sola) quanto piuttosto la sua filosofia diviene la domenica della vita.
E l'insegnamento finale di questo bel libro di Carchia può essere questo: invece di dilapidare il proprio tempo in vane dispute su classico e romantico (perché apparentemente è ancora questo, come ai tempi del "Conciliatore" che spesso si fa nella filosofia dell'arte), proviamo a vedere - non da poetologi, ma da ontologi, da antropologi e da fenomenologi - che cosa cercavano gli antichi nell'arte, gli antichi intelligenti, si vuol dire, ossia quelli che non si limitavano a chiedersi che cosa è la poesia, o se sia poi vero che il mondo è diventato una favola, ma si occupavano, dell'intero ambito delle questioni metafisiche e inserivano al loro interno, con la serietà che si meritano, le analisi sulla bellezza, sulla luce, sull'oro e sulla grazia. |