| Foucault, morte e resurrezione del soggetto | Venti anni fa Duccio Trombadori, allora redattore de "l'Unità", si recò per il nostro giornale a Parigi, in Rue de Vaugirard, a casa di Michel Foucault. Ne nacque un bel servizio, che per un momento sembrò gettare un ponte tra Foucault e il mondo dei comunisti italiani. Assieme al progetto di un libro-intervista sulla parabola del filosofo, che doveva essere pubblicato dagli Editori Riuniti. Inspiegabilmente, tra Roma e Parigi, quel progetto fu lasciato cadere. Ma il libro era pronto, e comparve per i tipi di una piccola casa editrice salernitana, la "Diecidiciassette", che poi chiuse i battenti. Oggi quell'intervista ritorna per Castelvecchi, con nuova prefazione dell'autore Una fortuna. Innanzitutto perché è una elegante rarità, tradotta peraltro in molte lingue. E poi perché è stata inserita nell'opera completa Gallimard di Foucault, come sua unica e sconosciuta autobiografia intellettuale. E' un documento straordinario. E descrive le esatte coordinate di un pensiero unico nel suo genere, un pensiero "antipensiero" asistematico. Che rilegge sistematicamente ogni genere di "sapere" in termini di "potere". Insomma, genesi e struttura del pensiero di Foucault. Vuol dire filiazione dal vitalismo "precategoriale" di Husserl. Dal sovversivismo "hegeliano" di Bataille. Dall'hegelismo heideggeriano di Lacan, dallo strutturalismo di Levi-Strauss e di Althusser. E soprattutto dalla genealogia antistoricista di Nietzsche. Si badi. E una mistura coerente. Resa omogenea da un ingrediente ubiquo e pervasivo, che è poi lo spettro che turba i sonni dei filosofi novecenteschi: il nichilismo. Un nichilismo che Foucault, ex "comunista-nietzscheano", non subisce come pura "decadenza". E che ribalta operativamente come "anti-umanesimo" dissolutore del potere, potere medicale, statale, governamentale, psichiatrico, etico, sessuale.
Qual'è la cifra esistenziale di questo nichilismo? Emerge bene dal colloquio con Trombadori. E' lo spiazzamento rispetto a ogni codifica e modello normativo che informa le "pratiche di vita" nella storia, siano esse appunto sessuali, scientifiche o giuridiche.
Ed è il "chiamarsi fuori", del soggetto indagatore, rispetto alle maglie del linguaggio e ai paradigmi di cui son fatte quelle forme. Forme epistemiche arbitrarie e cristalli di potere, senza altro fine che non quello di plasmare l'innocenza crudele della vita, per sua natura disseminata e conflittuale. Tutta la ragione occidentale, per Foucault, è solo un reticolo infinito di pratiche, volto al controllo della produzione e riproduzione della vita. Un reticolo da scardinare criticamente, per sprigionare nuovi "effetti di potere", che subentrano alla momentanea liberatorietà dello scardinamento. E il leif-motiv dell'intervista sta proprio lì. Da un lato l'intervistatore cerca di ricondurre Foucault al senso e alle implicazioni implicazioni libertarie del suo operare genealogico e decostruttivo. Dall'altro l'intervistato ripropone la sua "pratica", che ha di mira solo l'insorgenza del non-senso dietro i saperi: bisogna capire - dice Foucault - ma strappando I'Io se stesso, strappandosi al potere della Ratio. Per lasciare "affiorare un nuovo equilibrio di rapporti".
In realtà, a ben guardare, l'"ontologia" di Foucault non regge. E' infatti insostenibile interpretare le forme storiche, sociali e linguistiche come gratuito gioco polemologici. Senza uno sfondo generale, o una teoria, che ne spieghino la razionalità storicamente
determinata. Ad esempio, la ragione seicentesca contro la "follia" non è puro arbitrio. Ma epifenomeno di un mondo meccanico nato dalla dissoluzione del feudalesimo, dalle scoperte scientifiche, dalla realtà dello stato assoluto e così via. E poi la scienza medica stessa non è arbitrio linguistico. Cura e guarisce, e non "esclude" solamente. E tuttavia l'attenzione di Foucault ai "paradigmi" e al "linguaggio"ristruttra la percezione delle relazioni del potere, che è poi anche "semiosi". E perciò è utile. Infine c'è un problema, che Trombadori scorge bene nella nuova prefazione. L'individualismo radicale di Foucault, nemico di ogni Legge. Qui interviene la misconosciuta "filosofia della storia" di Foucault. Il quale credeva in una progressiva espansione dell'individualità nella storia occidentale. Determinata proprio dalla pervasivítà tecnica e "governamentale" del potere. Il quale, come discorso interiorizzato dai singoli, reprime e libera il soggetto: 1o costruisce, nel prendersi cura del suo "benessere". Non a caso le ultime meditazioni di Foucault sono dedicate proprio alla "cura del sé" nei millenni della storia occidentale, a partire dalla Grecia. Sicché alla fine il pensiero di Foucault, massima distruzione del soggetto, divenne una grandiosa e paradossale apologia del soggetto. |