Bambini cloni con la scusa del ParkinsonRicerche di due società private Usa I dubbi sul vero scopo dell'operazione |
| Hanno lavorato in silenzio. Per anni. E da tempo sono in grado - in laboratori segreti, dei quali non vogliono rivelare chi ci lavora e nemmeno l'ubicazione - di creare embrioni di cloni umani o semi-umani. Non - assicurano - per creare mostri, non per far nascere bambini-fotocopia con un unico genitore genetico. Ufficialmente, l'obiettivo di due società private statunitensi, la Geron Corp. di Menlo Park, in California, e la Act Advanced Cell Therapeutics, di Worcester, nel Massachussets, è quello di ottenere cellule staminali da impiegare nella ricerca di cure per malattie come il diabete e il Parkinson. E gli embrioni che producono - assicurano le due società - vengono distrutti dopo 10, massimo 12 giorni dall'inizio della moltiplicazione, quando sono ancora niente più di un grumo di qualche centinaio di cellule. Un grumo che, se per la maggioranza degli scienziati non può essere considerato un essere umano almeno finché non dispone di un sia pur nascente sistema nervoso, è però già una persona per chi ritiene - come molte Chiese, quella cattolica in primo luogo e gruppi religiosi - che la vita umana sia tale, e quindi inviolabile, fin dal momento del concepimento.
Il procedimento seguito nei laboratori delle due società è diverso: la Geron preleva una cellula della pelle del paziente e la impianta in un ovulo umano dal quale è stato rimosso il Dna. La Act preferisce invece impiantare la cellula prelevata nell'ovulo di una mucca, ovviamente privato del suo Dna. In ambedue i casi, il risultato è sostanzialmente identico: se il processo ha successo, quello che comincia a svilupparsi è un embrione geneticamente identico a quello del donatore della cellula. Scopo dell'operazione, ottenere cellule staminali, geneticamente perfettamente compatibili con quelle originali e quindi non soggette a rischio di rigetto, da trapiantare sul paziente-donatore per favorire la crescita di tessuti sani al posto di quelli malati.
"Penso che la gente non si renda conto - ha dichiarato il presidente di Act, Michael West, al Washington Post che ha scoperto e raccontato la vicenda - che stiamo parlando di cellule che non sono ancora diventate alcunché. Impedire alla scienza di usare cellule per curare le malattie umane sarebbe un orrendo passo indietro". E il direttore scientifico della Geron, Calvin Harley, ha voluto assicurare che la sua società è impegnata a cercare fonti diverse dagli embrioni per la produzione di cellule staminali. Ma "non sappiamo - ha subito aggiunto - quanto tempo ci vorrà". E nel frattempo la Geron continuerà a lavorare sugli embrioni clonati.
Le rassicurazioni sull'uso esclusivamente terapeutico, senza alcun altro fine, di questi embrioni e sulla loro distruzione immediatamente dopo il prelievo delle cellule staminali si susseguono. Ma il timore di alcuni scienziati - e la malcelata speranza di altri - è che questo tipo di ricerche apra, sia pure involontariamente, la strada a tutt'altro tipo di sperimentazioni, e che nel giro di poco tempo (un anno, due?), con la scusa della ricerca a scopi terapeutici all'inseguimento di una qualche "cura miracolosa", sia possibile compiere un ulteriore passo: la clonazione vera e propria di un essere umano. Tecnicamente - si dice - non ci sono problemi insormontabili: una volta prodotto l'embrione clonato, e verificato che è sano e si sviluppa normalmente, basta impiantarlo, con normali procedure di inseminazione artificiale, nell'utero di una donna e seguire il decorso della gravidanza.
Bimbi clone, geneticamente (quasi) identici al loro unico genitore, sarebbero insomma a un passo dal trasformarsi da sogno, o incubo, in realtà. Una prospettiva che già da tempo è al centro di dibattiti e polemiche in tutto il mondo. Negli Stati Uniti, al culmine di una battaglia parlamentare senza esclusione di colpi, quattro anni e mezzo fa il presidente Clinton vietò ogni tipo di ricerca sulla clonazione umana nelle strutture finanziate con fondi federali. Ma nessun limite o divieto poté essere stabilito per i laboratori e i ricercatori privati. Alcuni dei quali - tra loro la Act - sull'onda delle proteste dell'opinione pubblica sospesero i loro programmi di ricerca, salvo riprenderli in silenzio una volta scemata la pressione.
Ora la scoperta che mentre il Congresso e la commissione federale di bioetica discutevano dei massimi sistemi c'era chi andava avanti - e quanto! - nella ricerca sulla clonazione degli embrioni umani provocherà molto probabilmente un'accelerazione nell'emanazione di norme e divieti validi anche per i laboratori privati. Questo almeno è quanto si aspettano gli esperti interrogati dal Washington Post. In Italia, da questo punto di vista, siamo in un certo senso più avanti. E' vero che una legge in proposito ancora non c'è (a vietare la clonazione umana è per ora solo un'ordinanza del ministero della Sanità del 5 marzo 1997, seguita da una seconda del 22 dicembre dello scorso anno in vigore fino al prossimo 30 giugno), ma proprio domani il Comitato nazionale per la biosicurezza e le biotecnologie della presidenza del Consiglio presenterà le linee guida che ha messo a punto in materia di clonazione umana e animale.
"Un provvedimento - afferma il professor Bruno Dallapiccola, presidente dell'Associazione italiana di genetica umana - estremamente importante a salvaguardia dell'individualità delle persone, proprio come la natura ha fatto finora utilizzando l'evoluzione. L'Italia è all'avanguardia a livello internazionale", ma questo non basterà "se non si lavorerà all'unisono con gli altri paesi, europei. Queste sono regole da stabilire a livello sovranazionale"" . Le novità annunciate negli Stati Uniti, sono per Dallapiccola "una ragione di più per porre freni. E' chiaro che qualcuno voglia clonare l'uomo, dato che in alcuni paesi ancora si selezionano i feti in base al sesso. In questi casi la genetica può diventare un'arma a doppio taglio. La clonazione umana è contro natura. E' un modo per eliminare individui diversi, quando in natura la diversità è un vantaggio innegabile. Clonare un uomo in vitro per prelevare i suoi organi è solo un omicidio, mentre è molto diverso possedere le conoscenze e le tecniche che permettono di clonare un solo organo". Diverso il discorso per la clonazione animale, che secondo il genetista "può portare nuove conoscenze biologiche sull'origine di alcune malattie, o ancora sul funzionamento degli organi". |