| Esce la prima storia della metafisica dall'antichità ai nostri giorni. Ne è autore Battista Mondin | Grandioso è il fascino che si diparte dalla metafisica e dalle sue questioni. Qui
l'uomo cerca di raggiungere con la punta della mente la conoscenza dell'essere, del
vero, del bene, traendone gioia. Secondo Sant'Agostino lo scopo ultimo del
filosofare è proprio la felicità, raggiunta nella laboriosa conquista del tesoro della
conoscenza razionale. In questo cammino nessuno basta a sè stesso. Nella sua
monumentale Storia della metafisica (Edizioni Studio Domenicano, Bologna, 3
volumi per oltre 2000 pagine) scrive Battista Mondin: «l'universo dell'essere e del
vero è talmente vasto che nessuna intelligenza umana è in grado di impadronirsene
completamente. Di qui l'opportunità di riunire le distinte visioni e interpretazioni
metafisiche per giungere con una maggiore approssimazione alla verità delle cose».
Occorre innanzitutto mettere in luce l'originalità e il rilievo dell'impresa di Mondin.
Esistono innumerevoli «storie della filosofia» e di suoi specifici settori (si pensi alle
storie delle dottrine politiche, dell'etica), ma pochissime o nessuna affatto della
metafisica, per cui i tre volumi appena pubblicati rispondono all'esigenza reale di
raccogliere in un tutto organico quanto dai tempi più antichi sino ad oggi è stato
pensato nel campo della metafisica. Ma qui cominciano i problemi: in base a quale
filo conduttore esporre un prezioso ma sterminato insieme di dottrine? L'autore,
giustamente a nostro avviso non sposa l'idea hegeliana che la storia della filosofia
proceda in maniera costante verso una sempre maggiore verità.
Nella vicenda del pensiero umano guadagni e perdite si mescolano e si rincorrono,
per cui l'ottimismo idealistico appare infondato. L'autore tuttavia non fa proprio
neppure l'assunto che in metafisica accadano ricerche che non raggiungono mai un
esito. Vi è un progresso in filosofia, almeno quello della «seconda navigazione» su
cui l'attenzione del lettore è spesso richiamata. «Seconda navigazione» significa che,
a partire dalla decisiva scoperta di Platone, per spiegare e comprendere il mondo
sensibile, la natura e il cosmo, occorre riconoscere l'esistenza di un mondo
superiore, trascendente, meta-fisico appunto. Questa idea costituisce uno dei
fondamentali fili conduttori dei tre volumi, forse il massimo. Essi adottano una
precisa scansione temporale. Il primo include le metafisiche greche ed ellenistiche
dai presocratici sino al tardo platonismo di Giamblico e Proclo, coprendo l'arco di
un millennio, con ricchi capitoli su Platone, Aristotele, Plotino e Filone, padre della
«filosofia mosaica». Nel secondo che va dal secondo secolo dell'era cristiana agli
inizi dell'umanesimo, oltre ai classici Agostino, Anselmo, Alberto, Tommaso,
Bonaventura, Duns Scoto, opportunamente Mondin dà voce a una serie di
pensatori regolarmente esclusi dalle consuete storie della filosofia, forse perché
considerati solo teologi, ma il ci rilievo per la storia della metafisica è alto: Clemente
Alessandrino, Origene, Gregorio Nisseno e Gregorio Nazianzeno, Mario Vittorino.
Nel terzo volume particolare rilievo è attribuito a Cartesio, Kant, Rosmini, mentre
stranamente assente risulta Gioberti, il cui pensiero avrebbe meritato almeno un
cenno.
Entro la scansione storica segnalata, Mondin adotta una scansione speculativa,
disponendo il tessuto espositivo del testo attorno alle tre massime proposte
metafisiche della storia: platonismo e neoplatonismo; aristotelismo; tomismo e
filosofia dell'essere. Anche numerose metafisiche della modernità sono ricondotte a
tale quadro, non senza talora qualche sforzo. Dalla considerevole varietà delle
proposte metafisiche - ve ne sono state di cosmocentriche, di teocentriche, di
antropocentriche, di transcendentistiche, di immanentistiche - emerge costante il
dato per cui l'uomo è un «animale metafisico», che si nutre di trascendentali.
Giunti al vespro del XX secolo uno sguardo retrospettivo ci assicura che anch'esso
è stato un periodo di alta speculazione metafisica, dove a mio avviso quattro grandi
nomi in particolare svettano: Husserl, Bergson, Maritain, Heidegger, pur senza
dimenticare gli atti alla metafisica del neopositivismo, di parte della filosofia analitica,
dello strutturalismo. Nella ricostruzione storica e speculativa offerta, le preferenza di
Mondin vanno alla filosofia dell'essere quale si è formata nel pensiero di Tommaso
d'Aquino e della sua scuola che dal XIII secolo giunge sino ad oggi, e di cui l'autore
non cessa di mettere in luce il vigore. Permane peraltro qualche incongruenza nel
sottolineare a ragione l'originalità di Tommaso, e insieme nell'incasellarlo entro la
seconda navigazione platonica. A mio sommesso avviso con Tommaso inizia nella
storia della metafisica una «terza navigazione» non contro ma certo al di fuori, oltre e
sopra il quadro speculativo della grecità e del solo platonismo.
La meritoria fatica di Mondin ammonisce che la metafisica è impresa di cui l'uomo
non può fare a meno, perché egli non vive di solo pane; che la ragione rivelativa
capace di indirizzarsi alla realtà, all'essere, ai fini, non può venire messa a tacere
dalla ragione utilitaria e strumentale. |