Trapianti e fecondazioneUn'analisi comparata delle due questioni legislative di cui si è finora occupato il Parlamento italiano E' necessario superare i tabù sull'"utilizzabilità" del corpo umano e concentrarsi sul rispetto degli interessi e dei valori delle persone |
| Nel mondo centinaia di migliaia di persone sono in attesa di organi per trapianti. Stabilire cifre esatte naturalmente è difficile, ma basti pensare che il numero si aggira intorno ai 6Omila negli Stati Uniti e ai 10Omila in India per avere un'idea della rilevanza del problema. In Italia le persone in lista d'attesa sono ottomila e nel Regno Unito cinquemila solo per il trapianto del rene.
Dal momento che il sistema di donazione su base pienamente volontaria si è rivelato insoddisfacente, ci sembra necessario e giusto che la legge cerchi altri modi per regolamentare la questione dei trapianti in modo da favorire la disponibilità di organi. La recente legge italiana si muove in questa direzione, e ci auguriamo che essa sia di esempio ad altre nazioni che, come il Regno Unito, sono ancora fortemente ancorate all'idea che la donazione di organi debba avvenire solo per mezzo di uno spontaneo atto di volontà da parte del cittadino.
Come è noto, la legge italiana prevede tra l'altro che, a seguito di una capillare diffusione dell'informazione relativa ai trapianti, operata per mezzo delle unità sanitarie locali e da altri organismi appositamente istituiti, ad ogni cittadino venga richiesto di esprimere la "propria libera volontà in merito alla donazione di organi e di tessuti del proprio corpo" (art. 4). La mancata dichiarazione di volontà equivale all'assenso alla donazione (silenzio-assenso). La legge vieta l'espianto nei casi di mancata notifica della richiesta di manifestazione della propria volontà (art. 4(2)), e in questo modo previene ogni eventuale violazione della volontà della persona che è morta. Il criterio del silenzio-assenso non si espone perciò alla violazione degli interessi di nessuno, a m no dì non postulare un interesse del cadavere (e non della persona che ha avuto la possibilità di decidere quando era in vita), a decomporsi o a essere cremato tutto intero. Uno dei timori che sono stati espressi è che i medici sarebbero meno motivati a usare ogni mezzo per tenere in vita le persone donatrici. Tuttavia non c'e alcuna evidenza del fatto che coloro che fino a oggi si sono dichiarati donatori abbiano ricevuto cure mediche inappropriate solo perché erano donatori.
Altre obiezioni hanno riguardato l'idea di "utilizzabilità" del corpo umano. Legittimare l'espianto degli organi senza una spontanea ed esplicita donazione significherebbe, secondo alcuni, ridurre il corpo umano a uno scrigno di organi. Noi non ci sentiamo di condividere tale preoccupazione, che per altro, come vedremo più avanti, si riflette anche nelle polemiche relative alle tecniche dì fecondazione assistita. Non ci sembra di leggere, nel testo di legge, alcun proposito di ridurre i cadaveri a distributori di organi. Per altro, non comprendiamo le ragioni del disprezzo per l'idea di "utilizzabilità" degli organi, come di altro materiale umano. Gli esseri umani viventi (al contrario di quelli deceduti) hanno bisogno di organi funzionanti per vivere, e l'unica reale alternativa all'"utilizzo" degli organi è il loro spreco. Perciò la prospettiva che ì nostri organi verranno utilizzati, una volta che a noi non serviranno più, per la vita e la felicità di altre persone, e il fatto di disporre di una legge che cerchi di arginarne lo spreco, dovrebbe essere motivo di orgoglio e non di preoccupazione.
La resistenza nei confronti dell'"utilizzabilità" di "materiale umano, si riscontra anche nelle ultime modifiche al disegno di legge sulla fecondazione assistita. Ci riferiamo in particolare al provvedimento che mira a ridurre il numero di embrioni producibili e impiantabili. Tale riduzione risponde alla preoccupazione relativa al destino degli embrioni sovranumerari. Produrre embrioni per permettere alle persone di riprodursi, utilizzarli ai fini della ricerca scientifica, o conservarli per utilizzarli in futuro, viene presentato talvolta come tra i più gravi torti commessi nei confronti di creature vulnerabili.
Tali creature (gli embrioni) tuttavia non possono essere "vulnerabili ai torti", se non in senso metaforico. Congelare una persona, ucciderla o utilizzarla in vari modi senza il suo consenso, costituiscono dei torti perché quelle che solitamente chiamiamo persone sono creature capaci di apprezzare la propria vita e la propria libertà. Gli embrioni, nonostante le interminabili discussioni che imperversano in Italia sul loro statuto ontologico e morale, non manifestano una simile capacità. A rigore, agli embrioni non si può fare torto. Se un embrione fosse danneggiato e successivamente irnpiantato, con il risultato di produrre qualche disabilità al futuro nato, si sarebbe fatto di sicuro un torto, ma non all'embrione, quanto piuttosto alla persona nata disabile. Ridurre a tre il numero di embrioni impiantabili significa esporre le persone coinvolte nella fecondazione a dei rischi per la loro salute. Infatti, come è noto, la riduzione degli embrioni impiantati, riduce le possibilità di successo
dell'intervento, e aumenta di conseguenza il rischio che la donna debba sottoporsi a nuovi tentativi di fecondazione assistita, con ulteriori cure farmacologhe e ormonali.
Legittimare in un Paese la fecondazione assistita significa implicitamente riconoscere che ciò che conta moralmente sono gli interessi delle persone di dare alla luce dei figli, non i presunti interessi dell'embrione (il quale, ribadiamo, non può avere interessi, come non li può avere un cadavere). Dunque, se in un Paese si legalizza la fecondazione assistita, si deve anche consentire alle persone che vi si sottopongono di correre il minimo rischio possibile per la loro salute e di soffrire il meno possibile.
Con la legge sui trapianti si è accettato che ciò che conta maggiormente sono gli interessi delle persone, rispetto ai presunti interessi di coloro che a rigore non possono avere interessi, e che "utilizzare" materiale umano non è di per sé moralmente sbagliato. A fronte di questo riteniamo che, se si approvasse una legge sulla fecondazione con le modifiche finora apportate, ci si esporrebbe a commettere un torto alle persone, che sono vulnerabili ai torti, senza nessun effettivo vantaggio per l' altro gruppo di esseri coinvolti.
Per concludere, vorremmo aggiungere qualche commento sul divieto di ricorrere alla fecondazione eterologa. Vi sono tre considerazioni da fare. La prima è che la maggior parte delle coppie sterili, per dare alla luce dei figli, deve necessariamente ricorrere a cellule germinali provenienti da donatore. Negare l'eterologa significa dunque rassegnarsi a non risolvere gran parte delle condizioni di infertilità. A un gran numero di persone sterili la possibilità di ricevere legittima assistenza medica nel territorio nazionale italiano. La seconda considerazione è che tale provvedimento viola non solo la libertà procreativa delle persone, ma anche la libertà di credere in valori diversi da quelli tradizionalmente accettati. Esso infatti rappresenta l'imposizione ad alcuni di un valore che essi possono non condividere, e cioè la fede in un certo tipo di coppia, il cui significato di essere è quello di procreare. La terza considerazione è che il provvedimento si mostra díscriminatorio nei confronti delle persone sterili. Queste sono infatti le uniche a cui si concede di riprodursi solo a patto che lo facciano "all'interno" della coppia. Le polemiche relative a quale tipo di coppia può legittimamente accedere alla fecondazione assistita, e, vorremmo aggiungere, anche le proposte progressiste di estendere l'accesso alle coppie gay, nascondono in realtà questa discriminazione di fondo: le persone sterili sono le sole che non dispongono della libertà procreativa come individui, ma solo come membri di una coppia.
La libertà procreativa è una delle libertà più preziose che possediamo, e vale allo stesso modo per tutti (fertili o no). Concede una pari libertà di scegliere se e con chi fare figli, così come permettere a tutti di evitare rischi che possono essere evitati, ci sembra che debbano essere i criteri principali a cui la legge dovrebbe ispirarsi nella regolamentazione della riproduzione assistita. .Non procedere in questo modo significherebbe violare gli interessi delle persone senza alcuna seria giustificazione. |