| Simone Weil, «Lezioni di filosofia», Adelphi, Milano 1999, pagg. 340, L. 27.000 |
| Simone Weil,«Primi scritti filosofìci», Marietti, Genova 1999. pagg. 258, L. 35.000 |
| Simone Weil; «Attesa di Dio. Obbedire al tempo», Rusconi, Milano 1999, pagg. 178, L. 25.000. | Alla fragilità tocca spesso il compito di diventare forma ed espressione della verità. La vita di Simone Weil lo conferma. L'esile donna dall'esistenza intensa ma brevissima (1909-1943), la giovane che a Parigi, nel 1931, tiene testa a Trotzkij; la filosofa ebrea che si trasfonna in pellegrina dell'assoluto interpreta l'autentica e profonda inquietudine umana. In lei, vita e opera sono un'icona dell'esistere. Ogni sussulto d'esperienza, tensioni spirituali e icastiche intuizioni si alternano, fitti-fitti, nei quattro volumi dei Quaderni editi nella Biblioteca Adelphi a cura di Giancarlo Gaeta. Proprio i Quaderni rappresentano il desiderio intelletuale di raggiungere territori ignoti e inesplorati dalla conoscenza. Le parole sembrano rìapecchiare il suo volto con quello sguardo trepido e mai stanco di sapere. Si avverte anche la sensazione di percepire che la Weil conoscesse il suo destino. Non ha tempo da perdere, tutto va giocato nel Quotidiano, ovvero nello spazio della storia che consente di comprendere le domande esistenziali dell'uomo. Tutto acquista importanza perché ogni cosa è essenziale e rivelatrice.
La tensione personale che rende l'opera della Weil affascinante e di una ricchezza straordinaria, ha un'origine precisa rintracciabile nel volume Attesa di Dio (ora pubblicato da Rusconi insieme a un altro bel testo qual è L'ombra e la grazia). Nel capitolo "Autobiografia spirituale" scrive: «A 14 anni ... dopo mesi di tenebre interiori, ebbi d'improvviso e per sempre la certezza che qualsiasi essere umano, anche se le sue facoltà naturali sono pressoché nulle, penetra nel regno della verità riservato al genio, purché desideri la verità e faccia un continuo sforzo d'attenzione per raggiungerla: in questo mondo diventa egli pure un genio». Questa determinazione la porterà a fissare i passaggi cruciali che ciascun individuo dovrà compiere per dare risposta alle domande che gli salgono dal cuore. Il suo lavoro di insegnante liceale, a esempio, è animato da un'attenzione pedagogica e da una sensibilità insolite come documentano le lettere alle allieve raccolte in Piccola mia cara (Edizioni Marietti).
Proprio alla fine degli anni 20 e all'inizio dei 30 appartengono due testi rimasti inediti e ora tradotti da Adelphi, Lezioni di filosofia, e da Marietti, Primi scritti fìlosofici. Scorrendoli viene in mente la categoria estetico-teologica del "tutto nel frammento". I testi che verranno approfonditi ed enucleati fino alla morte qui compaiono tutti come orizzonte di ricerca. In questo la Weil rivela una statura fuori dal comune senza maestri, che si misura con i classici e si confronta con la realtà così com'è. Da quest'ultimo rapporto, il più vero possibile, nasce l'originalità filosofica. La stessa decisione di lavorare in fabbrica matura per condividere meglio la condizione operaia. Le Lezioni sono una trascrizione puntuale e minuziosa del corso tenuto a Roanne nell'anno scolastico 1933-1934. Gli appunti si devono a un'allieva, Anne Guérithàult, che avrà anche uno scambio epistolare con la Weil. Dal testo si ricavano il rigore e la chiarezza della giovane insegnante e la trasposizione del pensiero filosofico nell'immediatezza delle domande esistenziali. Il corso è ripartito in tre sezioni: il ruolo del corpo nel pensiero, la scoperta dello spirito nelle implicazioni sociali e i fondamenti della morale.
Quando il 24 agosto 1943 Simone Weil muore nel sanatorio di Ashford dopo aver lottato fino all'ultimo nella redazione londinese di «Francia libera» contro la guerra (su questo, interessanti sono gli scritti Sulla guerra. 1933-1943 in uscita da Pratiche Editrice), Jean-Paul Sartre pubblica L'essere e il nulla e continuava lo scandalo del romanzo di Camus, Lo straniero. Due espressioni dello smarrimento e della caduta delle certezze. La risposta a esse era stata scritta da quella vita che si spegneva e dagli scritti, talora profetici, che avremmo presto conosciuto e che ora non cessano d'ínterrogare. Opere e frammenti dai quali si esce cambiati. |