| Berlin, la verità è una ricerca senza fine |
| ISAIAH BERLIN, «Il senso della realtà», Editore Adelphi, pag. 425, lire 65.000 | La verità è più di un aspetto o di un livello di ciò a cui si riferisce? Sta più in se stessa o nella
tensione e negli atteggiamenti di chi la cerca? E quando poi la si raggiunge, è davvero sempre
interessante? La si può raggiungere una volta per tutte? Chi conosce Berlin non si meraviglia che
questi problemi (che non sono solo problemi di filosofia) tornino anche nel nuovo volume dei suoi
scritti, Il senso della realtà. Il titolo è quello del primo di tali scritti e ripropone la meritoria polemica
dell'autore contro le interpretazioni totalizzanti della realtà e della storia. Un nuovo richiamo, quindi,
alla determinatezza concreta e alla creativa imprevedibilità della storia, del «corso delle umane
cose», insomma della vita. E questa non è una polemica solo contro la filosofia della storia in ogni
sua versione. È anche una polemica contro una certa idea della scienza e la sua applicazione ai
problemi della storia e della società umana; contro gli orgogli e le presunzioni di sociologie e di
antropologie «definitive», oltre che totalizzanti; contro il totalitarismo del pensiero insomma, oltre che
contro il totalitarismo politico. Nulla, allora, di nuovo e di diverso dal Berlin che conosciamo? Certo, e
sarebbe strano che così non fosse. Ma quale ricchezza e novità di analisi nel «solito» Berlin!
Ricordo, ad esempio, le pagine su Kant quale «fonte poco nota del nazionalismo» (anche se si
ribadiscono il razionalismo e il cosmopolitismo kantiani), quelle sulla «rivoluzione romantica» come
crisi del pensiero moderno (per cui siamo eredi di due tradizioni, l'illuministica e la romantica,
entrambe ricche e forti, e tendiamo a spostarci con disagio dall'una all'altra), quelle su «filosofia e
repressione statale» (con una esaltazione, che da Berlin non ci si aspetterebbe in tali termini, del
ruolo degli intellettuali). Berlin fa, consapevolmente, storia delle idee, ma sa bene che le idee non
nascono solo dalle idee: «Non c'è partenogenesi nella storia del pensiero», ma, aggiunge, «non per
questo bisogna mettere la sordina al ruolo delle idee». Che non è la minore lezione di questo libro. |