Il filosofo che dialogò con Dio| E' scomparso a 98 anni il grande pensatore cattolico francese. A lui sorprendentemente si rivolsero Mitterrand e Althusser |
| Il filosofo cattolico Jean Guitton è morto ieri pomeriggio a Parigi all'età di 98 anni. Primo laico ad essere invitato a partecipare ai lavori di un Concilio, il Vaticano II, è stato interlocutore di personaggi politici (tra cui il presidente francese François Mitterrand e Giulio Andreotti) e amico di grandi esponenti della cultura da Mauriac a Claudel, da Bernanos a Maritain, oltre che di alcuni papi, da Pio XII a Giovanni Paolo II, ma in primo luogo di Paolo VI. Appassionato di pittura - la sua vocazione segreta - era nato a Saint-Etienne nel 1901. E' stato docente all' Università di Digione quindi alla Sorbona e insignito del titolo di Accademico di Francia nel 1961. Allievo di filosofi come Bergson, ha scritto una trentina di opere. Fu molto vicino a Mitterrand nei suoi ultimi mesi di vita. A lui il presidente francese rivelò di avere un male incurabile, chiedendogli notizie sulla morte e sull'aldilà.
Fra tutti i "maîtres à penser" che hanno calcato la scena parigina in questa seconda metà del secolo - si pensi a Sartre, Barthes, Foucault - Jean Guitton è stato il meno innovativo, ma anche il più sorprendente di tutti. La sua battaglia a favore della tradizione cattolica, la sua nostalgia per la messa in latino, l'idea che la Chiesa fosse la sola e autorevole depositaria della verità, ne farebbero a tutti gli effetti un filosofo conservatore. Uno di quegli ultimi straordinari eruditi il cui sapere viene posto al servizio e in difesa della fede.
In realtà, dietro le sue solide convinzioni che non l'hanno mai abbandonato, Guitton ha cercato un dialogo permanente con tutti. Se è stato l'amico dei papi, in particolare di Giovanni XXIII e di Paolo VI (al quale ha dedicato una biografia), il difensore di monsignor Lefebvre, nonché l'unico laico a poter prendere la parola in un Concilio, è stato anche, sorprendentemente, una guida spirituale per Mitterrand e una sponda intellettuale per il filosofo marxista Louis Althusser.
Che cosa trovasse in lui l'allora presidente francese non è difficile immaginare: "Lei, Guitton, è un esperto del tempo e dell'eternità e la morte rappresenta il passaggio dal tempo all'eternità. Ecco perché mi presento a casa sua", così Mitterrand, a cui i medici avevano dato sei mesi di vita, si giustificò comparendo al cospetto del filosofo, nella sua casa di rue de Fleurus che si affaccia sui giardini del Lussemburgo.
Più complicato e meno consolatorio appare il rapporto con Althusser, che di Guitton fu allievo prediletto. Che cosa potevano scambiarsi due uomini che la vita aveva gettato su sponde opposte? Uno era ateo e marxista, considerato fra i più brillanti interpreti della cultura di sinistra, l'altro avvolto nel prestigio riservato agli immortali dell'Académie che con il tempo aveva finito per cancellare i ricordi del suo passato di estrema destra, tra i fedelissimi del maresciallo Pétain.
Eppure, in un dialogo segreto e sotterraneo, i due filosofi non smisero di frequentarsi. Fu soprattutto Althusser, nei momenti di crisi e di depressione, a richiedere la presenza dell'antico maestro. E quando l'autore di Leggere il Capitale, in un raptus di follia, uccise la moglie Hélène fu Guitton ad adoperarsi affinché gli fosse risparmiata la galera, sostituendola con una clinica dove curarlo.
Discepolo di Bergson, Guitton entrò giovanissimo alla Sorbona come titolare della cattedra di storia della filosofia. Un libro che pubblica nel 1941, Portrait de M. Pouget, influenzerà sia Camus che Alain. Dalla Sorbona è allontanato nel 1946, per aver pubblicato durante l'occupazione tedesca, per fedeltà a Pétain, un Journal de captivité. E dovrà attendere molti anni e il sostegno di Pompidou per tornare alla sua università. Una discreta parte della sua opera è dedicata a lavori strettamenti accademici su Plotino, S. Agostino, Pascal e Leibnitz.
Nel dopoguerra si acuì in lui l'esigenza di un approfondimento delle tematiche religiose. E' in questo contesto che prende forma il libro Le probleme de Jesus, dove la figura del Cristo è trattata in chiave esistenziale, interpretandola come un fatto, un dato "più accessibile all'uomo... di quello rappresentato dalla vita morale".
Gran parte della sua produzione più recente prese la forma del dialogo e della memoria. Furono questi gli strumenti di un ininterrotto confronto con il secolo che aveva attraversato per intero. Credo che la sua curiosità, sebbene sostenuta da posizioni saldissime, sia stata la sua dote più vivace. Che egli spinse fin dentro il ragionamento scientifico. Uno dei suoi ultimi libri - che ebbe un clamoroso successo in Francia, ma anche qualche polemica per un presunto plagio - fu Dio e la scienza. Una sorta di dialogo fra lui e i fratelli Bogdanov, due astrofisici che redassero il testo e che furono accusati di aver in parte copiato da uno storico americano.
Comunque sia, Guitton ne uscì incolpevole, a lui interessava scoprire se in quel viaggio al termine della fisica potesse davvero esserci Dio. Sosteneva di sì, con convinzione e baldanza. Disse che quel libro all'origine aveva le rose. Le rose? Chiese stupito l'intervistatore. "Sì, le rose", rispose Guitton. "Da un lato quella che un giorno mi mostrò Heidegger, indicandomi un vaso. Quella rosa per lui esprimeva il mistero dell'Essere, la presenza dello spirito invisibile sotto la materia troppo visibile. E poi le rose con le quali mi presentai a Bergson per convincerlo a prendermi come suo allievo. Funzionarono, Bergson amava le rose più di tutto, diventò il mio maestro. Fu lui a preannunciare l'era della conciliazione tra materia e spirito".
Aneddoto a parte, spaziando dalle particelle quark a Prigogine, al Big Bang, Guitton vagheggiò una sorta di superamento dell'opposizione fra materialismo e spiritualismo, qualcosa che egli chiamò metarealismo. Le premesse del suo discorso erano traballanti, le conclusioni ingenue. Ma di quel percorso, dove fede e ragione si sarebbero dovute riconciliare, sarebbe restata la provocazione fatta naturalmente in nome di Dio. |