RASSEGNA STAMPA

22 MARZO 1999
PIETRO GRECO
Radiografia scientifica dell'anima
Storia di un "problema intrattabile
Il celebre biofisico e genetista Edoardo Boncinelli analizza il punto di contatto tra vita conscia e inconscia nell'uomo
Ne è nato un libro laico e rigoroso sul poco che la scienza ha stabilito sull'argomento e sul tanto che essa non può affrontare
Edoardo Boncinelli "Il cervello la mente e l'anima", Mondadori, pagine 303, lire 33.000
Quello che il biofisico e genetista Edoardo Boncinelli ha appena licenziato per Mondadori è un libro laico sull'anima. Un racconto rigoroso (e raffinato) dì quanto e di come la parte più dinamica della cultura di questo secolo, la scienza, è riuscita a scoprire intorno a quell'insieme di percezioni e di intenzioni, conscie e inconscie, che caratterizzano la vita dell'uomo e che si affacciano, talvolta, alla sua coscienza. Un insieme intrecciato di ragione, coscienza, emozioni, pulsioni, appetiti, valori e sentimenti che, con un abbozzo di rigore e senza concessione alcuna alla mistica, anche un neurobiologo può definire, appunto, anima.
La laicità del libro che il direttore del "Laboratorio di biologia molecolare dello sviluppo" dell'Istituto San Raffaele di Milano ci propone, tuttavia, non sta solo e non sta tanto nella definizione, asciutta, di un concetto o, se volete, di un'entità che è, e resta, largamente inafferrabile. Ma risiede anche, e soprattutto, nel modo in cui Edoardo Boncinelli espone quello che un secolo di ricerca scientifica, faticosa e appassionante, è riuscita a racimolare intorno alla conoscenza dell'anima umana, che, almeno fino alla fine dell'Ottocento, gli uomini di scienza consideravano solo "un problema intrattabile".
Boncinelli ha, e propone, un suo punto di vista forte sull'anima. Il punto di vista, solido, del neuroscienziato che conosce i meccanismi e i vincoli (creativi) della fisica, della chimica, della biologia molecolare. E tuttavia ci sono richiami continui, espliciti e sempre pertinenti (colti, appunto) ad altri punti di vista scientifici e filosofici: Boncinelli ha sempre presente la grandiosità e la miriade di sfaccettature del "problema intrattabile" che ha deciso di trattare. Ma la più grande dimostrazione di laicità che il neuro scienziato ci offre sta nel fatto di riconoscere, in maniera sempre puntuale, esplicita e dichiarata, ciò che dell'animo umano la scienza conosce con sufficiente certezza (pochissimo); le ipotesi speculative che, con un certo fondamento logico e metodologico, avanza (svariate); ciò che, semplicemente, non sa (moltissimo, quasi tutto).
Infatti, Boncinelli dedica sei capitoli e 225 pagine del suo libro alla biologia e alla fisiologia del cervello; un capitolo e trenta pagine alla biologia (e alla filosofia) della mente; un paragrafo e cinque o sei pagine all'anima (o, se il termine vi disturba, all'insieme coerente di mente computazionale e di mente fenomenologica). Il disequilibrio quantitativo nella trattazione è già in sé una buona rappresentazione del disequilibrio, quantitativo e qualitativo, delle conoscenze scientifiche su quei tre argomenti.
Ma, allora, se lo spazio che Boncinelli dedica a quell'insieme di percezioni e di intenzioni, conscie e inconscie, che caratterizzano la vita dell'uomo e che si affacciano, talvolta, alla sua coscienza è così poco, perché intitolare il volume:"Il cervello, la mente e l'anima"? E perché possiamo definirlo, questo volume, addirittura come un libro laico sull'anima?
Il motivo è abbastanza semplice. Perché è solo in questo secolo e, soprattutto, in questi ultimi anni, che la scienza ha fatto due grandi e decisive scoperte. 0, almeno, ha raggiunto due grandi consapevolezze. Può finalmente dire, tema di essere smentita o di doversi smentire nel giro di qualche anno, che quelle tre entità, il cervello, la mente e l'anima, sono intimamente connesse tra di loro. Anzi sono, forse, cosa unica e inseparabile, la mente e l'anima sono ".proprietà emergenti" di quella "pappa molecolare" che può sembrare, a prima ,vista, il cervello. Inoltre la scienza può finalmente dimostrare a tutti, anche ai più scettici, che il cervello, la mente e l'anima dell'uomo sono il frutto, storico e quindi largamente irripetibile, dell'evoluzione biologica.
Boncinelli utilizza le trecento pagine del suo libro per ricordare come i dettagli di queste due scoperte siano ancora, in larghissima misura, tutti da chiarire. Ma nelle loro grandi linee queste due consapevolezze sono state acquisite. E si tratta di due nuove, definitive, rivoluzioni copernicane. Tali da sottrarre all'uomo ogni residua specialità. L'uomo non è "altro" rispetto all'universo che lo circonda. Il suo cervello, la sua mente, la sua anima, sono sì "trascendenti". Ma sono "trascendimenti evolutivi". Sono fatti della medesima pasta di cui è fatta la natura. Anche se sono cucinati in maniera affatto originale.
Tutto questo ha due notevoli implicazioni culturali. La prima è che chiunque, oggi, vuole riflettere sulla natura dell'animo umano, sia esso scienziato, filosofo o letterato, non può prescindere da quelle due consapevolezze. Non può prescindere dalla materia e dalla storia dell'anima. Il che, come sostiene Boncinelli, non significa affatto ridurre l'uomo a una dimensione rozzamente materialista.
D'altra parte, ecco la seconda implicazione, il fatto che sia stato (definitivamente) disarcionato da ogni piedistallo che lo collocava "sopra la natura", non sminuisce affatto la "novità" dell'uomo. Se, come rileva il fisico Victor Weisskopf l'uomo, col suo cervello, la sua mente, la sua anima, è l'occhio attraverso cui l'universo ha imparato a osservare se stesso, il suo ruolo e le sue responsabilità sono inedite. E altissime.
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vedi anche
Il mondo dell'uomo