Homo loquens| Il Noi opaco dell'occidente |
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| Carlo Montaleone, "Homo Loquens, "Persone, contesti, credenze", Cortina, Milano 1998, pagg, 163, L. 3O.000 | Un numero crescente di filosofi dì formazione "continentale" sembra avvicinarsi ai temi e ai problemi della propria tradizione dì pensiero ricercando il confronto con la filosofia analitica. Car lo Montaleone in Homo Loquens ci offre un esempio pregevole di questa strategia di contaminazione
L'argomento del testo - se è lecito a un "analitico" isolarlo dalla proteiforme dialettica in cui scorre fluido nelle pagine del libro - è tipicamente continentale trattando fin dalla prima pagina dell'Occidente, della Modernità e soprattutto della (de)costruzione di quel Noi opaco e complesso che si contrappone sia all'Io trasparente e illusorio della tradizione cartesiana, sia al preteso (per l'autore) Noi "trasparente", che interpreta qui e ora della nostra civiltà come una realtà universale e "exta-antropologica".
Il progetto comporta ìn altri termini di "ridescrivere l'illogicità" dì un certo tipo, "reificazione del Noi sul piano filosofico", criticando "ogni tentativo di isolare capziosamente l'occidente dal resto del mucchio umano". Cìò é ottenuto attraverso un percorso in cui teoresi e morale si fondono nella critica alla visione della (nostra) storia secondo cui essa avrebbe "ormai prodotto la sua bella avanguardia vincente, e cioè noi, gente smagata e atletica distante anni luce dalle inerti retroguardie perdenti, tutti gli altri".
Quello che tuttavia rende peculiare questo lavoro è il confronto critico con la filosofia del linguaggio e della mente di autori come Davídson, Quine, Sellars dai quali Montaleone estrae, manipola e ricompone gli elementi di una teoria dell'interepretazìone e del rapporto tra linguaggio e realtà che gli permette di stigmatizzare ogni visione della nostra cultura d'appartenenza "come quella in cui la comunicazione sarebbe trasparente, i significati univoci, l'alterità assente". Se il risultato è un testo originale e spesso sorprendente grazie ai suoi benefici effetti di spianamento del lettore (analitico), va anche riconosciuto che è difficile per quest'ultimo valutare fino in fondo quest'opera di ricomposizione (prima fra tutti la solidità del suo radicale anti-naturaralismo). Non a caso, del resto, il registro letterario e metodico (con esiti stilistici pure ammirevoli) prevale su quello logico - il che è coerente con un confronto che sembra aver luogo più nei termini dell'incontro e nel dialogo a distanza con le tesi dei vari pensatori analitici e meno in quelli dell'adozione del loro apparato concettuale e strumentazione argomentativa.
Forse però, tutto questo segnala solo, di fronte alla permanenza di giochi filosofici differenti, della proposta di un gioco nuovo - al quale, in questo caso, non si può che augurare dì aprire una strada di dialogo che si spera sia seguita da molti. |